16 dicembre 2010 / 10:09 / 7 anni fa

Basilea 3, ad oggi impatto 40 miliardi per banche italiane

* Con redditività banche 2007-2009, impatto assorbito in tre anni

<p>Il governatore della banca d'Italia Mario Draghi. REUTERS/Alessandro Bianchi/Files</p>

* Imposte differite pesano per 16 miliardi su 40 impatto totale

* Per Bankitalia impatto assorbibile senza particolari problemi da banche italiane

di Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - Se i nuovi requisiti di patrimonializzazione di Basilea 3 entrassero in vigore oggi le banche italiane avrebbero bisogno di rafforzare il capitale di 40 miliardi di euro. Lo ha stimato Bankitalia secondo cui l‘adeguamento patrimoniale per le banche dovrà essere fatto con prudenti politiche di dividendi, eventualmente con il ricorso al mercato, con dismissioni di attività non strategiche.

Questo parametro di riferimento, risultato di una analisi quantitativa di impatto che ha simulato l‘entrata in vigore delle nuove regole come se ci si trovasse a inizio 2019, è stato calcolato dalla Banca d‘Italia con un campione che rappresenta il 75% del sistema bancario nazionale e con i dati patrimoniali aggiornati a giugno di quest‘anno.

Contestualmente il Comitato di Basilea ha diffuso un analogo esercizio stimando che, per le banche del G20 a cui si applicheranno le nuove regole, la necessità di adeguamento di capitale complessiva sarebbe di 577 miliardi di euro, basandosi sui bilanci a fine 2009.

Il direttore generale della Banca d‘Italia Fabrizio Saccomanni ha spiegato che “il parametro dei 40 miliardi va considerato un termine di riferimento: non è possibile estrapolare da questo cosa dovranno fare le banche in termine di dividendi, ricorso al mercato, dismissioni”, ha spiegato.

“E’ un impatto assorbibile per le banche italiane senza particolari problemi”, ha aggiunto osservando comunque che “più si alzano i presidi di capitale più si riduce costo di adeguamento del capitale”.

CON REDDITIVITA’ 2007-2009, TRE ANNI PER ASSORBIRE IMPATTO

Con le nuove regole per i requisiti di capitale a fronte delle attività a rischio, che entreranno in vigore progressivamente dal 2013 fino al 2018, a regime le banche dovranno avere patrimoni non inferiori al 4,5% delle attività ponderate per il rischio (patrimonio di qualità più elevata, common equity), al 6% (Tier 1), all‘8% (total capital).

Oltre al rapporto del 4,5% sul capitale di qualità primaria, le banche dovranno avere anche un buffer del 2,5% aggiuntivo per non dover subire vincoli di vigilanza sulla distribuzione di utili o bonus ai dipendenti.

Questi studi di impatto quantitativo sono stati fatti considerando un obiettivo di common equity del 7% (cioè il minimo più il buffer del 2,5%).

Per le banche italiane, l‘impatto con i dati a fine 2009 sarebbe stato di 47 miliardi, ma aggiornando lo studio con i bilanci a giugno 2010 si scende a 40 miliardi perché alcune banche hanno già iniziato a rafforzare il capitale.

Bankitalia ha anche stimato che l‘adeguamento al solo target del 4,5% del capitale primario, considerando già a regime tutte le altre deduzioni, richiederebbe un adeguamento al 2015 di 12 miliardi di euro.

Queste esigenze di rafforzamento di capitale devono essere poi valutate con la capacità di redditività.

Considerando che le banche italiane hanno prodotto negli anni 2007-2009 (particolarmente sfavorevoli) redditi per circa 14,5 miliardi l‘anno, sarebbero in grado di assorbire i 40 miliardi in circa 3 anni.

“Le stime non incorporano alcuna previsione circa i redditi futuri né il minore impatto delle nuove deduzioni che risulterebbe dal rafforzamento patrimoniale in corso”, spiega Bankitalia in una nota.

“Inoltre non tengono conto delle strategie aziendali che le banche potranno adottare per adeguarsi alla nuova regolamentazione, quali ad esempio la modifica delle caratteristiche di alcuni strumenti, quali le azioni privilegiate e di risparmio, o il trasferimento a riserva dei relativi sovrapprezzi”.

Per le banche italiane, alcune specificità pesano in modo particolare sull‘impatto stimato. La più rilevante è la voce degli attivi fiscali differiti (Dta) che dovranno essere sottratti a regime dal capitale. Questa voce, stima Bankitalia, pesa per 16 miliardi di euro sui 40 complessivi.

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