19 novembre 2010 / 06:59 / tra 7 anni

Bernanke difende Fed da critiche, punta dito verso Cina

WASHINGTON (Reuters) - Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, respinge al mittente le critiche, interne ed esterne, che hanno investito la banca centrale per la decisione di tornare ad acquistare titoli del Tesoro sui mercati, politica che peraltro finora si è rivelata inefficace a comprimere i tassi.

<p>Il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. REUTERS/Ahn Young-joon/Pool</p>

Per Bernanke difendere il valore del dollaro significa sostenerne i fondamentali economici con politiche che rianimino la crescita.

“La maniera migliore di continuare a garantire i robusti fondamentali economici che sostengono il valore del dollaro, così come di alimentare la ripresa globale, è attraverso politiche che portino a far ripartire una crescita solida in un contesto di stabilità dei prezzi”, ha detto Bernanke nel testo di un discorso preparato per una conferenza che si terrà oggi a Francoforte presso la Banca centrale europea.

A inizio novembre la Fed ha deciso di comprare altri 600 miliardi di dollari in titoli del Tesoro Usa, scelta che si è scontrata con un fuoco di fila di critiche sia interne, da parte di chi la ritiene inefficace, internazionali, da parte di quei paesi preoccupati dalle ripercussioni globali in termini di flussi di capitale e impatto sul dollaro.

Per Bernanke la recente debolezza del dollaro rappresenta un ritracciamento dei guadagni che il biglietto verde ha messo a segno a causa della crisi del debito della zona euro in primavera. Il presidente della Fed ha poi portato il discorso sul mancato apprezzamento delle divise di alcuni paesi emergenti con ampi avanzi commerciali.

“La sottovalutazione delle divise di paesi in avanzo sta impedendo i necessari aggiustamenti internazionali e creando effetti di contagio che non esisterebbero se i tassi di cambio riflettessero in maniera più adeguata i fondamentali di mercato”.

“Per paesi grandi, importanti dal punto di vista sistemico, e con avanzi commerciali persistentemente elevati, il perseguimento di una crescita guidata dall‘export non può avere successo fino in fondo se non si tiene conto delle implicazioni di questa strategia per la crescita globale e la stabilità”.

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