27 ottobre 2010 / 17:36 / 7 anni fa

Italia,rischi sbilanciati al rialzo su stima Pil trim3-UniCredit

* UniCredit vede rischi al rialzo su stima 0,3% Pil trim3

* Tasso disoccupazione potrebbe salire per rientro inattivi

* Lunga fase discesa tassi bancari sembra volgere al termine

* Qualità credito peggiorerà ancora, sofferenze saliranno

* Pmi italiane in posizione più vulnerabile di rivali Uem

MILANO (Reuters) - Anche dopo il sorprendente balzo registrato dalla produzione industriale italiana in agosto, UniCredit scommette sempre su una crescita dello 0,3% per il Pil del terzo trimestre ma riconosce che i rischi sono ora sbilanciati al rialzo.

“Solo a titolo di confronto, se la produzione industriale dovesse scendere solo dello 0,7% su mese a settembre (come previsto, per esempio, da Confindustria) e senza revisioni ai dati precedenti, la produzione industriale segnerebbe un incremento dell‘1,9% su base trimestrale nel Q3, coerente con un‘espansione del Pil di 0,4-0,5%”, si legge nel report mensile Italy Monitor.

In questo caso, la moderazione attesa nella crescita potrebbe arrivare più in là, determinando una revisione migliorativa alla nostra stima sul Pil 2010 ad almeno 1,2% dall‘attuale 1%.

MIGLIORAMENTO DISOCCUPAZIONE SOLO APPARENTE

Nella sezione del rapporto dedicata al mercato del lavoro, UniCredit esorta a leggere gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione nel contesto delle cifre sugli occupati.

“In agosto il calo nel numero dei disoccupati (-50.000 a 2,043 milioni) è stato neutralizzato da un analogo aumento degli inattivi (+41.000), mentre l‘occupazione è rimasta ferma. Inoltre nel corso degli ultimi mesi il numero di inattivi ha continuato ad aumentare, salendo di 79.000 unità in luglio-agosto da +53.000 nel Q2, a indicare che al momento il calo del tasso di disoccupazione probabilmente nasconde il fatto che sempre più lavoratori si scoraggiano e semplicemente abbandonano le forze di lavoro (scese di 68.000 unità a luglio-agosto)”.

La conclusione, per UniCredit, è che è troppo presto per segnalare un‘autentica svolta nel mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione potrebbe infatti tornare a salire in parallelo a un miglioramento della situazione economica perché le prospettive di ripresa inducono lavoratori ora scoraggiati a riprendere a cercare un‘occupazione.

In ogni caso le indicazioni che arrivano dal mercato del lavoro non sono univoche ma il messaggio preponderante sembra essere quello di una moderazione nel processo di ripresa.

FASE DISCESA TASSI SU PRESTITI BANCARI VOLGE A TERMINE

Passando al capitolo concernente il credito bancario, gli economisti di UniCredit rilevano come i prestiti delle banche al settore privato stiano continuando a mostrare un chiaro trend di ripresa, con un ulteriore miglioramento in agosto.

Stime basate sugli ultimi dati di Banca d‘Italia evidenziano che i prestiti alle famiglie e alle imprese non finanziarie sono saliti al tasso annuo del 2,7% in agosto, con un contributo chiave che arriva ancora dai prestiti alle famiglie.

“La ripresa del credito in Italia procede lungo l‘atteso sentiero e prevediamo un‘accelerazione prossima al 4% anno su anno alla fine dell‘anno”.

Di conseguenza per UniCredit dovrebbe ormai volgere al termine la lunga fase di declino dei tassi d‘interesse bancari.

Una nota dolente sul tema del credito continua a essere rappresentata dal peggioramento della qualità dello stesso.

“Non è ancora visibile un punto di svolta nella dinamica delle sofferenze”, scrive l‘ufficio studi UniCredit rilevando come il rapporto tra sofferenze e il complesso dei prestiti sia attualmente al 5,5%, da 4,6% a inizio anno, massimo incremento da fine 2004 e conferma inoppugnabile del progressivo peggioramento della qualità dei prestiti alle imprese.

PMI ITALIANE PIÙ FRAGILI DI RIVALI EUROPEE

Analizzando in dettaglio l‘indagine della Banca centrale europea sull‘accesso al credito delle piccole e medie imprese europee, UniCredit conclude che in questa fase iniziale della ripresa la posizione delle Pmi italiane è più fragile di quella delle altre imprese dell‘area euro, in particolare le tedesche.

I deboli profitti accrescono infatti la necessità delle aziende italiane di ricorrere a finanziamenti esterni e spiegano la minore riduzione della leva finanziaria. Tuttavia, sebbene sia normale che l‘inizio della ripresa del ciclo degli investimenti sia strettamente correlata alla disponibilità interna di fondi, e da questo punto di vista l‘Italia non è in una posizione favorevole, l‘indagine evidenzia come le imprese italiane abbiano a disposizione ampie fonti esterne di finanziamento.

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