14 ottobre 2010 / 11:33 / 7 anni fa

Via a legge Stabilità. Tremonti sminuisce tensioni

ROMA (Reuters) - Il governo vara la legge di Stabilità e rimanda al decreto di fine anno la discussione sui capitoli di spesa da rifinanziare, primo fra tutti l‘Università.

<p>Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a sinistra) e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY - Tags: POLITICS BUSINESS)</p>

Al termine di un Consiglio dei ministri durato poco più di mezz‘ora, Giulio Tremonti scende in sala stampa e dice che la nuova versione di quella che fino allo scorso anno era la Finanziaria si limita a “riflettere la contabilità in atto”, senza introdurre modifiche alla manovra correttiva della scorsa estate.

“Se ci sono opportunità, necessità, come tutti gli anni saranno gestite con il decreto di fine anno. Con il provvedimento di fine anno si aggiustano alcune voci che riteniamo meritevoli di proroga”, spiega il ministro dell‘Economia citando non solo l‘istruzione ma anche gli ammortizzatori sociali.

Tremonti dice che il Cdm ha approvato la legge di bilancio con una “discussione seria e responsabile”, ma l‘insofferenza per la sua politica di rigore continua a farsi sentire.

“È una tragedia, il problema è che non ci sono soldi”, dice ai cronisti il ministro dell‘Agricoltura Giancarlo Galan.

Il testo che esce da Palazzo Chigi -- e votato formalmente all‘unanimità -- ha un contenuto molto tecnico: un unico articolo e un insieme di tabelle. Un po’ il sogno di Beniamino Andreatta, come ha detto Tremonti parlando del suo predecessore a Via XX Settembre.

Il provvedimento contiene rimodulazioni di spesa già inserite in bilancio per 13,5 miliardi in tre anni: 1 miliardo circa nel 2011, 3 miliardi nel 2012 e 9,5 miliardi per il 2013.

“Operazioni che di fatto non comportano effetti nel conto economico della pubblica amministrazione”, dice una nota della presidenza del Consiglio.

MERCOLEDÌ PARTE DISCUSIONE SU RIFORMA FISCALE

Messi in sicurezza i conti pubblici, Tremonti dice che ora il governo può avviare una nuova fase della politica economica più orientata allo sviluppo.

Un risposta neanche troppo indiretta alle critiche piovutegli addosso non solo dai colleghi ministri ma anche dal mondo delle imprese. L‘ultima volta due giorni fa, quando la fondazione Italiafutura di Luca Cordero di Montezemolo ha scritto in un editoriale che il rigore nei conti pubblici non è sufficiente se non è supportato da idee per promuovere la crescita.

“Non potevamo approvare un provvedimento per lo sviluppo, se prima non avevamo approvato il ddl di stabilità”, ha detto Tremonti.

La politica di sviluppo sarà definita nel Piano nazionale delle riforme che il governo dovrà concordare a febbraio con l‘Unione europea in base alla riforma del Patto di stabilità. Questi i principi essenziali: nucleare, pubblica amministrazione, Sud, relazioni sindacali e riforma fiscale.

“Mercoledì prossimo cominceremo a studiare lo schema di delega della riforma fiscale. Inizieremo con le parti sociali, poi i tecnici, con l‘obiettivo ambizioso di modificare il nostro sistema che non corrisponde più al mondo”, ha detto Tremonti.

“Sul fisco dico solo una cosa: abbiamo visto che ci sono in Italia 242 regimi di esenzione e agevolazione. L‘eccezione è diventata la regola. Dobbiamo vedere se l‘accumulo di regimi speciali abbia ancora un senso”, ha aggiunto.

SU UNIVERSITÀ “MASSIMO STANZIAMENTO POSSIBILE”

Il ministro ha speso buona parte della conferenza stampa per sminuire le tensioni con gli altri ministri, soprattutto con la titolare dell‘Istruzione Maria Stella Gelmini. Un contrasto nato dal fatto che ieri il Tesoro ha praticamente bloccato la riforma dell‘Università alla Camera per problemi di copertura.

Il nodo principale riguarda il finanziamento del piano di concorsi in sei anni per assumere 9.000 ricercatori. Misura tra l‘altro cara ai deputati di Futuro e libertà, guidati dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

“Confermo l‘impegno al massimo stanziamento possibile per l‘Università e questo sarà fatto”, ha detto Tremonti.

“Credo che l‘ipotesi fatta ieri di introdurre questa normativa in una legge ordinamentale abbia generato un po’ di...”, ha aggiunto il ministro senza concludere la frase.

“Ieri sera c’è stata un‘ottima riunione in cui si è chiarito tutto: la Finanziaria è la Finanziaria e la legge ordinamentale è un‘altra cosa. Nel decreto di fine anno ci sarà certamente quello stanziamento”, ha continuato.

Tremonti nega anche lo scontro con il ministro Sandro Bondi, assente oggi in Cdm, per i tagli alla cultura: “Ho letto sui giornali questa frase che avrei detto: ‘Con la cultura non si mangia’. Ho una limitata dimestichezza con la cultura ma non l‘ho mai considerata commestibile”.

“Non c’è una sola richiesta che in sé non sia fondata, il problema è la sintesi complessiva”, dice più in generale Tremonti parlando delle richieste di finanziamento che vengono dai vari ministeri.

Sarà, ma il malumore c’è e il ministro si premura di dire che il governo ha già autorizzato il voto di fiducia sulla legge di Stabilità. Un modo per strozzare i tempi dell‘esame in Parlamento ed evitare ‘l‘assalto alla diligenza’ che colpiva la vecchia legge Finanziaria.

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