8 ottobre 2010 / 13:23 / tra 7 anni

Usa, persi 95.000 posti di lavoro in settembre, QE più vicino

WASHINGTON (Reuters) - Gli Stati Uniti perdono altri 95.000 posti di lavoro nel mese di settembre, secondo i dati del dipartimento del Lavoro, a conferma del momento di forte rallentamento dell‘economia.

<p>Un disoccupato di Warren, nel Michigan, a casa con la madre e il cane. USA-ELECTION/JOBS REUTERS/Rebecca Cook</p>

E ora appare sempre più vicino un intervento della Fed a sostegno della crescita, con nuove misure di stimolo monetario.

La perdita di posti di lavoro di settembre, riferita ai settori non agricoli, si aggiunge a quella di agosto (-57.000, dato rivisto dal precedente -54.000) e a quella di luglio (-66.000, rivisto dal precedente -54.000).

Il numero del mese scorso è inferiore alle previsioni di economisti e operatori, che indicavano una variazione nulla dei posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,6% in settembre, in linea con il dato di agosto. Le attese erano per un lieve peggioramento, al 9,7%.

“A prima vista sono dati parecchio brutti, ma se si va a guardare al settore privato c’è un miglioramento per quanto inferiore alle attese. Il grosso dei licenziamenti arriva dal pubblico, e riguarda chi ha lavorato al censimento” commenta Jay Suskind di Duncan-Williams.

Gary Thayer di Wells Gargo Advisors sottolinea come ci sia ancora una “crescita debole dell‘occupazione nel settore privato” che, unita alla perdita di posti nelle amministrazioni federali e statali, appesantisce tutto il mercato del lavoro.

Nel settore privato sono stati creati in settembre 64.000 nuovi posti, meno dei 75.000 previsti e dei 93.000 di agosto (rivista da +67.000).

Nel pubblico si sono invece persi 159.000 i posti contro i 150.000 cancellati nel mese precedente.

“Credo che nel complesso i numeri siano abbastanza negativi da convincere la Fed a impegnarsi nel quatitative easing” spiega Mark McCormick di Brown Brothers Harriman. “Si pensa ad un programma di acquisti da 500 miliardi di dollari e non penso che questi numeri vadano a cambiare di molto la questione”.

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