30 settembre 2010 / 18:32 / tra 7 anni

Italia punta su altri fattori per evitare multe debito

di Francesca Landini

<p>Il ministro del Tesoro Giulio Tremonti durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi il 6 maggio scorso. REUTERS/ Stefano Rellandini</p>

BRUXELLES (Reuters) - Utilizzando una metafora sartoriale il ministro dell‘Economia italiano Giulio Tremonti si è detto convinto oggi che il Paese può controbilanciare il peso del debito pubblico, che sta “in una tasca della giacca”, con la solidità di un sistema pensionistico ben gestito, di banche sane e di cittadini che risparmiano, tutti fattori positivi che riempiono l‘altra tasca.

Grazie a questi “attivi” che Roma può vantare a differenza di altri partner europei - che magari hanno un debito pubblico più piccolo di quello italiano in una tasca, ma nell‘altra hanno solo un alto indebitamento di banche e cittadini - Tremonti ha escluso che l‘Europa chiederà all‘Italia misure draconiane per tagliare in fretta e furia sul debito pari a quasi il doppio del tetto europeo.

“Il conteggio algebrico tra attivi e passivi [del Paese] mette l‘Italia in sicurezza”, ha detto Tremonti parlando a Bruxelles a margine della riunione informale dei ministri delle Finanze dell‘Ue.

“Sommando tutti i fattori ci si accorgerà che l‘Italia ha un debito pubblico elevato, ma non ci sarà bisogno di quella correzione”, ha detto il ministro riferendosi a misure fiscali restrittive molto pesanti paventate per Roma quando verrà applicato il patto di stabilità riformato.

La Commissione Ue ieri ha presentato una proposta di rafforzamento del patto di stabilità che prevede un percorso accelerato di riduzione dell‘indebitamento per i paesi con debito pubblico al di sopra del 60% del Pil.

Secondo il testo di Bruxelles, un Paese che sfora il tetto del 60% potrebbe essere chiamato a tagliare il debito in eccesso di un ventesimo all‘anno, pena pesanti sanzioni.

Se il patto riformato entrasse in vigore oggi e se fosse implementato senza alcuna ‘attenuante’, l‘Italia, che ha un debito vicino al 120% del Pil, potrebbe trovarsi nella scomoda situazione di dover ridurre il debito in eccesso di poco meno del 3% del Pil ogni anno. Una manovra intorno ai 40 miliardi di euro.

Ma, Tremonti sottolinea, per prima cosa il rafforzamento della vigilanza del debito scatterà solo 3 anni dopo l‘entrata del nuovo patto.

Secondo, e più rilevante, si sta discutendo su “altri fattori rilevanti” che andrebbero presi in considerazione a fianco del livello del debito pubblico per una valutazione finale.

Tra questi “other factors” il ministro italiano cita: il debito privato - di famiglie e imprese - la solidità finanziaria delle banche, la sostenibilità del sistema pensionistico e gli investimenti dei risparmi dei cittadini nell‘acquisto della prima casa.

“Guardando i documenti che circolano [tra i ministri] sembra che questa sia la linea che sta passando”, ha detto oggi Tremonti dopo che per mesi si era profilata una chiusura totale delle istituzioni europee su questo fronte.

“Sarebbe un bene per tutti e non solo per l‘Italia”, dice il ministro.

Nella conferenza stampa al termine delle riunioni di oggi, il ministro delle finanze belga, presidente di turno dell‘Ecofin, conferma che “c’è una discussione in atto sugli elementi da considerare nel valutare il debito”. “Vedremo a ottobre”, dice ancora il belga, riferendosi all‘Ecofin del prossimo mese che discuterà in dettaglio la proposta della Commissione sul patto di stabilità.

Il commissario Olli Rehn autore della proposta sul debito dice che il debito privato, decisamente contenuto in Italia rispetto ad altri Paesi europei, sarà preso in considerazione “nella misura in cui può avere un impatto sulla capacità del paese di servire il proprio debito”.

Tutti però sottolineano che il debito è cresciuto troppo in questa fase di crisi in Europa e che va riportato su un sentiero di riduzione se non si vuole soffocare la crescita.

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