27 settembre 2010 / 12:56 / 7 anni fa

Fmi, europei valutano riforma board, seggio unico "fantascienza"

MILANO (Reuters) - I paesi dell‘Unione europea, sotto pressione da parte degli Stati Uniti e dei paesi emergenti per cedere un po’ di potere all‘interno del Fondo monetario internazionale, discuteranno nell‘Ecofin informale di questa settimana di come riformare la propria rappresentanza a Washington.

Lo riferiscono due fonti europee, rivelando che le discussioni tra le diplomazie si concentrano in questa fase sull‘introduzione di un qualche tipo di rotazione tra i paesi europei che hanno un seggio nel consiglio esecutivo dell‘Fmi.

Un nuovo sistema di rotazione potrebbe combinarsi con aggiustamenti nella composizione dei gruppi di paesi che hanno diritto a un seggio nell‘executive board, nell‘ambito di un ripensamento complessivo della presenza europea a Washington.

Secondo le fonti, invece, tra le ipotesi in discussione al momento non figurano né la riduzione del numero totale dei seggi presso il Fondo, né il consolidamento della rappresentanza dei paesi europei in un solo posto del board.

“Gli Stati Uniti non hanno mai chiesto agli europei di tagliare i posti nell‘executive board a 20 dai 24 attuali, a Washington andrebbe bene anche un consiglio esecutivo a 24 posti se ci sedessero meno europei”, dice una fonte della zona euro coinvolta nella preparazione dei dossier relativi al Fondo monetario.

All‘inizio di agosto gli Stati Uniti hanno bloccato il processo per il rinnovo del consiglio esecutivo a 24 membri, aprendo la strada a un ritorno dell‘executive board alla struttura composta da 20 membri. Se il blocco statunitense non sarà superato entro fine ottobre, quando scade il board attuale, India, Brasile, Argentina e Ruanda perderanno i loro seggi e la colpa di non aver fatto posto agli emergenti e ai paesi poveri ricadrà sugli europei, al momento sovrarappresentati con nove seggi nell‘executive board.

“Con questa iniziativa gli Stati Uniti hanno messo gli europei con le spalle al muro”, spiega una fonte europea. “Tocca a loro reagire alla mossa Usa”.

Gli europei sono sotto pressione ormai da anni dal momento che piccole nazioni dell‘Ue, come Belgio e Paesi Bassi, hanno un posto nel board, mentre paesi emergenti di grosso calibro, come la Turchia, devono alternarsi con altri per avere un posto nel consiglio dell‘Fmi.

Se gli europei sanno bene cosa evitare nella trattativa con Stati Uniti e paesi emergenti, le idee sembrano ancora confuse sull‘obiettivo da perseguire nei negoziati che potrebbero avere una tappa fondamentale negli annual meetings dell‘Fmi a ottobre.

“E’ da escludere che i paesi europei arrivino al seggio unico nel board del Fondo nel medio periodo”, dice la fonte europea.

Una rappresentanza unica dei paesi europei o anche della zona euro al Fondo monetario “é fantascienza nel breve, ma anche nel medio periodo”, dice il funzionario della zona euro.

“I paesi europei medio-grandi resistono a questa soluzione”, aggiunge, spiegando che “neanche gli Stati Uniti chiedono questo all‘Europa”. Le spinte per arrivare a una sedia europea arrivano piuttosto delle istituzioni europee: Commissione e Banca centrale europea in primo luogo, dicono le due fonti.

EUROPA DISCUTE ROTAZIONE SEGGI E AGGIUSTAMENTO CONSTITUENCY

Nell‘attuale consiglio esecutivo del Fondo, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno un seggio ciascuno che non devono condividere con altri paesi. Belgio, Italia e Paesi Bassi, invece, sono ciascuno a capo di un gruppo di paesi europei e non (constituency) con un seggio ciascuno al Fondo.

A questi sei seggi “europei” si aggiungono paesi nordici, Polonia e Spagna, inseriti in constituency miste dove ruotano, avendo diritto a presiedere un seggio solo a turno.

Secondo le fonti, i paesi dell‘Ue stanno discutendo la possibilità di aggregare i paesi europei in constituency a carattere soprattutto europeo e di organizzare un sistema di rotazione diverso dall‘attuale.

“Per esempio la Spagna potrebbe lasciare la constituency attuale (che divide con un nutrito gruppo di paesi latinoamericani) per aggregarsi a un altro paese europeo di taglia medio-piccola, come Belgio o Paesi Bassi”, dice la fonte della zona euro. “In questo modo la rotazione sarebbe più favorevole per la Spagna di quella attuale che vede uno spagnolo sedere al board solo ogni 4 anni”.

“L‘Italia è abbastanza grande per mantenere il proprio direttore esecutivo, ma potrebbe essere coinvolta in una riorganizzazione dei seggi europei, come pure i paesi nordici, la Polonia e anche la stessa Svizzera”, dice la fonte europea.

Al momento i negoziati procedono in modo altamente confindenziale, ma l‘argomento potrebbe essere trattato durante il pranzo dei ministri nel prossimo Ecofin informale.

“Il problema ora è: chi fa la prima mossa?”, dice la fonte della zona euro, aggiungendo che nessun paese vuole scoprire la sua strategia per paura di perdere il proprio seggio al Fondo.

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