20 settembre 2010 / 14:43 / tra 7 anni

Nucleare iraniano, proseguono rapporti commerciali con Turchia

di Louis Charbonneau

<p>Il primo ministro turco Tayyip Erdogan in foto d'archivio. REUTERS/Osman Orsal</p>

NAZIONI UNITE (Reuters) - La Turchia e altri alleati degli Stati Uniti hanno aperto i propri confini alle banche iraniane sospettate di avere legami con il programma nucleare di Iran, frustrando il tentativo dei paesi occidentali di operare pressioni sulla Repubblica Islamica.

Reuters ne è venuta a conoscenza grazie alla disamina di rapporti, a interviste con diplomatici occidentali ma anche con funzionari governativi e delle forze d‘intelligence.

Questo sottolinea che la Turchia e altri paesi hanno fatto resistenza alle pressioni internazionali, favorendo un meccanismo di finanziamento a favore del programma iraniano di arricchimento dell‘uranio.

“Il fiorire delle relazioni economico-finanziarie della Turchia e dell‘Iran forniscono all‘Iran un varco per entrare nell‘intero sistema finanziario europeo”, dice un rapporto dei servizi segreti concesso a Reuters da una fonte diplomatica. “Il fatto che la Turchia si faccia usare come un canale per le attività iraniane attraverso le banche turche e la lira turca sta rendendo possibile ai fondi iraniani di entrare in Europa come se fossero turchi”.

La Turchia, membro della Nato che intende aderire all‘Unione Europea, ha vissuto un periodo espansivo dell‘economia e di crescenti relazioni con l‘Iran.

Il commercio tra le due nazioni, che sono confinanti, ha raggiunto i 10 miliardi di dollari (circa 7,5 miliardi di euro) nel 2008 e potrebbe triplicare nei prossimi cinque anni, ha detto il primo ministro turco Tayyip Erdogan nel corso di un incontro di settimana scorsa con industriali turchi e con il vice presidente iraniano Mohammad Reza Rahimi.

La maggior parte dei commerci sono legittimi ma, se la Turchia diventasse una terra florida per le attività bancarie iraniane, Teheran potrebbe schivare le sanzioni con maggiore facilità. Questa è l‘opinione di diversi diplomatici.

L‘avvicinamento di Ankara al suo principale fornitore di energia arriva in un momento di crescente isolamento internazionale di Teheran. L‘Iran sta procedendo con il suo programma di arricchimento dell‘uranio che, secondo le potenze occidentali, è finalizzato a sviluppare bombe atomiche mentre Teheran ne sostiene l‘intento meramente pacifico.

A questo punto non sarà facile persuadere la Turchia a non rispondere ai propri interessi, restringendo le attività in corso con le decine di banche iraniane sanzionate dagli Stati Uniti e dall‘Unione Europea. Ankara è obbligata a implementare solo le misure Onu e soltanto le banche turche con attività negli Stati Uniti potrebbero essere assoggettate a misure restrittive in seguito alla collaborazione con le società iraniane sulla lista nera di Washington.

LISTA NERA

Quest‘anno gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e altri paesi hanno cercato di redigere una lista nera in sede Onu, comprendendo la Banca centrale iraniana, la banca per lo Sviluppo dell‘Export iraniano, la banca Mellat e altre istituzioni finanziarie della Repubblica Islamica. Hanno trovato però la dura resistenza della Cina, che mantiene stretti rapporti commerciali con l‘Iran, suo principale fornitore di greggio.

Secondo i funzionari Usa e Ue, queste banche hanno permesso il finanziamento del programma nucleare da parte dell‘Europa, del Medio Oriente, dell‘Asia e dell‘Africa.

La Turchia ha detto di non volere armi atomiche nella regione, quindi neanche in Israele o Iran, ma ha destato timori per una possibile guerra in Medio Oriente nel caso di un approccio più tranquillo nei confronti del programma nucleare iraniano.

La Turchia e il Brasile, membro temporaneo del Consiglio di Sicurezza, hanno votato per primi contro una risoluzione Onu a favore delle sanzioni. Nel passato, i pochi paesi membri contrari si erano astenuti.

Alla fine, il Consiglio di Sicurezza dell‘Onu ha aggiunto soltanto una banca alla sua lista nera: una sussidiaria della Mellat, la Prima Banca per l‘Export verso l‘Oriente. Nonostante Mellat abbia scansato le sanzioni, la risoluzione 1929 ha sottolineato che in sette anni ha “facilitato transazioni per centinaia di milioni di dollari, a favore del nucleare, delle attività per la difesa e per la costruzione di missili”.

Gli Usa e l‘Ue hanno comunque imposto sanzioni sulla Mellat, seconda banca iraniana. Ma la banca continua ad avere sedi in tre città turche -- Istanbul, Ankara, Izmir -- senza alcuna interferenza visibile del governo turco.

Questo ha irritato gli Stati Uniti e l‘Unione Europea, frustrati da un presunto approccio conciliatorio nei confronti dell‘Iran da parte della Turchia, che ha contemporaneamente allentato le relazioni con lo storico alleato israeliano. Iran e Israele sono ai ferri corti da diversi anni.

I ministri delle Finanze e dell‘Economia turchi, come anche le diverse banche, si sono rifiutati di commentare la notizia.

VISITE DI ALTO LIVELLO

Un alto funzionario del dipartimento del Tesoro Usa ha detto a Reuters che il responsabile per le attività finanziarie criminali Daniel Glaser si è recato di recente in Turchia per illustrare brevemente le nuove sanzioni Usa, nell‘attesa delle nuove misure dell‘Onu sull‘Iran.

“(La Turchia) è un motivo di preoccupazione”, ha detto un funzionario del Tesoro in condizione d‘anonimato. “Non è preoccupante ma è un motivo di preoccupazione. Andremo ovunque, ma ci sono ragioni per andare anche in Turchia”.

Ha aggiunto inoltre che i funzionari del Tesoro sono andati in visita in Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Libano, Brasile, Ecuador e altri paesi per rendere note le loro intenzioni.

Erdogan e Rahimi si sono incontrati davanti a oltre 100 imprenditori, alcuni dei quali intenzionati a investire in Iran nel tessile, nella produzione di macchine e automobili. Queste industrie sono per di più di proprietà governativa. Alcuni industriali turchi si sono mostrati entusiastici per la possibilità di rafforzare i rapporti con l‘Iran mentre altri si sono tirati indietro.

“Questa è una grande opportunità per la Turchia”, ha detto Mehmet Koca, membro del consiglio esecutivo dell‘associazione industriale turca, aggiungendo che la Turchia potrebbe prendere il posto di Dubai e Emirati Arabi Uniti, accaparrandosi le attività interrotte dopo il giro di vite delle sanzioni da parte dei due paesi.

Per questo motivo i diplomatici occidentali temono che la Turchia possa diventare uno scudo per le sanzioni internazionali.

“La Turchia è considerata dall‘Iran come un‘arena conveniente per le attività finalizzate a bypassare le sanzioni internazionali per le attività finanziarie iraniane in Europa e nel resto del mondo”, hanno scritto nel rapporto i servizi segreti.

Fino a poco tempo fa, gli inviati e i funzionari dell‘intelligence hanno detto che ci sono stati problemi analoghi con la Corea del Sud, paese storicamente vicino alle posizioni americane.oroso.

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