16 settembre 2010 / 10:12 / tra 7 anni

Giappone, premier: pronti a intervenire di nuovo su forex

<p>Il governatore della Banca di Giappone Masaaki Shirakawa e Naoto Kan in foto d'archivio. REUTERS/Toru Hanai</p>

di Leika Kihara e Izumi Nakagawa

TOKYO (Reuters) - Il primo ministro giapponese ha detto oggi che le autorità competenti interverranno nuovamente per frenare la crescita dello yen, questo mentre la flessione della fiducia del settore manifatturiero nipponico indica che un tasso di cambio forte minaccia la già debole ripresa economica.

Un sondaggio mensile Reuters ha rilevato che la fiducia nel manifatturiero è calata da agosto a settembre per la prima volta dopo circa un anno, mentre le aziende si trovano in difficoltà con lo yen ai massimi da 15 anni sul dollaro.

In risposta ai timori per la crescita dello yen, per la prima volta negli ultimi sei anni, le autorità sono intervenute ieri sui mercati facendo calare la moneta nazionale, grazie alla vendita di circa 2.000 miliardi di yen (circa 18 miliardi di euro).

Il primo ministro Naoto Kan, che ha superato questa settimana la sfida per la leadership all‘interno del Partito Democratico, ha affermato che il Giappone è pronto a intervenire nuovamente qualora necessario.

“Se le rapide oscillazioni dello yen impattano negativamente sulla propensione delle aziende giapponesi a investire internamente, spingendole a spostare le fabbriche all‘estero, questo potrebbe peggiorare le condizioni lavorative e minare (i nostri sforzi) di superare la deflazione”, ha detto Kan.

“Da ora in poi prenderò anche provvedimenti risolutivi”, ha detto a un gruppo di industriali.

Alcuni trader sostengono che le possibilità di un nuovo intervento crescerebbero nel caso in cui il dollaro dovesse scendere sotto quota 85 yen. Adesso è scambiato a 85,4 yen, mentre prima dell‘intervento a 83 yen.

PRESSIONI SULLA BANCA DI GIAPPONE?

Kan, intento a unificare il partito e a superare le divisioni in parlamento, vuole essere reattivo e propositivo intervenendo prontamente sullo yen.

Ci si aspetta un imminente rimpasto di governo, che non dovrebbe comunque riguardare l‘attuale ministro delle Finanze Yoshihiko Noda.

“(Kan) sta cercando di far capire la sua vicinanza al resto del partito. Sta dimostrando la forte intenzione del Giappone di risolvere la situazione intervenendo”, ha detto Ayako Sera, analista della Sumitomo Trust & Banking.

Fonti vicine alla situazione hanno detto che la Banca centrale non ha in programma alcuna riunione d‘emergenza, nonostante sia stata richiesta da alcuni parlamentari di maggioranza. La Banca, che rimane comunque in stato d‘allerta, si riunirà ad inizio ottobre.

Un gruppo di politici ha suggerito alla Banca di Giappone di aumentare l‘acquisto di titoli di stato, anche se il governatore Masaaki Shirakawa ha ribadito di essere contrario all‘idea.

“Non succede quasi mai che forti aumenti dei bilanci delle banche centrali portino, nelle economie sviluppate, a una crescita dell‘inflazione”, ha detto Shirakawa in conferenza stampa.

Shirakawa ha spiegato oggi, nel corso di un meeting di dealer, che la Banca centrale interverrà prontamente e continuerà ad iniettare fondi sui mercati monetari.

Inoltre, fonti vicine alla vicenda hanno detto ieri che la Banca centrale non ritirerà i soldi incassati con la vendita, usandoli come leva per aumentare la liquidità del mercato.

MINACCIA DELLO YEN SULL‘EXPORT

L‘intervento ha fatto salire ieri il dollaro di oltre il 3%, variazione importante per una valuta.

L‘atteggiamento delle autorità nazionali ha attirato critiche, sia internamente che all‘estero. Dato l‘orientamento generale delle economie avanzate di stimolare la crescita promuovendo le esportazioni, la decisione del Giappone ha fatto temere un giro di svalutazioni dei paesi. Questo permetterebbe di rendere più convenienti, per i potenziali acquirenti stranieri, le merci prodotte internamente.

Il parlamentare Usa Sander Levin, che presiede una commissione nazionale sulle politiche monetarie cinesi, ha incolpato Pechino per l‘intervento “profondamente inquietante” del Giappone.

Ma su Kan si riversano anche le pressioni interne per un ulteriore intervento sullo yen.

“Il dollaro si è rafforzato a circa 85 yen dopo l‘intervento di ieri del governo e della Banca del Giappone. Vogliamo che continuino ad intervenire con forza per invertire la tendenza al rafforzamento dello yen”, ha detto in conferenza stampa Toshiyuki Shiga, presidente dell‘Associazione Manifatturiera Automobilistica Giapponese (Amag).

“Un dollaro a quota 85 o 90 yen non è sufficiente a prevenire la perdita di posti di lavoro in Giappone”, ha aggiunto.

La ripresa economica giapponese dopo la crisi globale ha tentennato e, mentre la crescita dell‘export ha registrato un rallentamento, i segnali di una parallela difficoltà della ripresa Usa hanno sollevato ulteriori perplessità.

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