13 settembre 2010 / 16:01 / 7 anni fa

Basilea III, lunga transizione spiana strada a banche italiane

* Per Draghi tutte le banche italiane si adegueranno

<p>Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi in una foto di repertorio. REUTERS/Jonathan Ernst</p>

* Mercato premia con rialzi titoli bancari

* Gradualità deduzioni obbligatorie aiuta banche italiane

BASILEA/MILANO (Reuters) - Le regole di Basilea III impongono livelli di patrimonializzazione più stringenti, ma la gradualità d‘introduzione prevista consentirà a tutte le banche italiane di arrivare senza problemi all‘appuntamento.

A commentare così le norme licenziate ieri a Basilea dai governatori di banche centrali e autorità di vigilanza di 27 paesi è il numero uno di Banca d‘Italia, Mario Draghi, ma la stessa opinione sembra condivisa anche mercato e analisti.

I titoli bancari hanno brillato a Piazza Affari, UniCredit ha chiuso in rialzo del 2,8%, Banco Popolare del 4%, Monte Paschi e Pop Milano di oltre il 3%.

“La transizione è molto lunga”, ha ricordato da Basilea il governatore Draghi, e permetterà a “tutte le banche italiane” di adeguarsi ai nuovi requisiti patrimoniali, anche se qualcuna “dovrà lavorare un po’ di più”.

L‘introduzione dei vari requisiti avverrà in più tappe a partire dal 2013 e porterà entro il 2019 a un livello minimo di capitale ordinario (‘common equity’) al netto delle deduzioni obbligatorie pari al 4,5% degli attivi ponderati per il rischio, cui andrà sommato un cuscinetto patrimoniale del 2,5%. Il Tier 1 minimo passerà invece al 6% dall‘attuale 4%.

“Non ha molto senso confrontare questi numeri con i vecchi limiti regolamentari perché da molto tempo le banche italiane lavorano al di sopra di quei valori”, commenta Andrea Resti, docente dell‘Università Bocconi.

BANCHE PIU’ A RISCHIO MAGGIORI BENEFICIARIE DIFFERIMENTO

“I nuovi criteri sono già raggiunti da tutti”, commenta un analista bancario. “Il problema sono le deduzioni ma partono nel 2014 e per quando si arriverà a dedurre il 100% avranno risolto la situazione con gli utili non distribuiti”, prosegue.

“Sono le banche che erano più ‘tirate’ a beneficiare di più della tempistica differita”, aggiunge citando a questo proposito l‘esempio del Banco Popolare. “Fino a ieri pensavamo che qualcuno potesse dire ‘da domani dovete cambiare le cose’, ora sappiamo che c’è tempo fino al 2018. Dal nostro punto di vista è il titolo che ne beneficia di più”.

I nodi potenzialmente problematici per le banche italiane sotto il profilo delle deduzioni obbligatorie sono legati ai crediti fiscali e alle partecipazioni di minoranza in entità finanziarie.

La normativa italiana sulla deducibilità fiscale dei crediti inesigibili - portando a un frazionamento sull‘arco dei 18 anni - alimenta lo stock di crediti fiscali del sistema bancario italiano, spiega Resti, che ricorda poi come la deduzione delle quote di minoranza in entità finanziarie “possa essere penalizzante per i gruppi di banca-assicurazione”.

Tuttavia per queste, come per le altre deduzioni dal capitale ordinario, si parte solo nel 2014 e con una percentuale del 20% che sale di 20 punti percentuale in ciascun anno successivo fino al 2018.

Questo, secondo l‘analista, consentirà a tutte le banche di adeguarsi senza problemi.

Inoltre, ha sottolinato Draghi in merito alla seconda questione, la disciplina sui ‘minority interest’, potenzialmente preoccupante per gli istituti italiani, è stata molto attenuata nel corso della trattativa.

L‘Associazione Bancaria Italiana non si è ancora pronunciata ufficialmente sulle nuove norme, che ora andranno al vaglio del vertice G20 che si terrà in novembre a Seul per l‘approvazione definitiva.

Sulla portata delle nuove regole a livello pratico, il Comitato di Basilea produrrà degli studi d‘impatto a livello nazionale. Banca d‘Italia inoltre, ha preannunciato Draghi, metterà a disposizione delle banche un comitato di consulenza per l‘adeguamento a Basilea III.

Sia il governatore di Bankitalia che il presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet hanno tenuto a ribadire che l‘adeguamento alle nuove regole non intacca la funzione di sostegno all‘economia che le banche sono chiamate a svolgere.

(Hanno collaborato Gianluca Semeraro, Catherine Bolsey)

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