26 agosto 2010 / 10:49 / 7 anni fa

Fiat, Marchionne conferma linea dura in fabbrica

di Paolo Biondi

RIMINI (Reuters) - L‘amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, sotto pressione per voler rendere più flessibili le condizioni di lavoro in Italia, non abbandona la linea dura nei confronti di chi contrasta l‘ordinato svolgimento della produzione nelle fabbriche e la realizzazione del progetto Fabbrica Italia.

Dal palco del Meeting dell‘amicizia il numero uno di Fiat e Chrysler dedica gran parte del suo intervento alla vicenda dei tre operai licenziati a Melfi con l‘accusa di aver interrotto illegalmente il ciclo produttivo e reintegrati dalla magistratura di primo grado.

“Certe decisioni come quella di Melfi non sono popolari ma non si può fare finta di niente”, ha detto Marchionne citando testimoni che hanno assistito al blocco della produzione “in modo illecito” da parte dei tre operai di Melfi.

“Fiat ha dato pieno seguito al primo provvedimento provvisorio della magistratura. Ora siamo in attesa del secondo grado e ci auguriamo che sia meno influenzato dalla campagna mediatica”.

L‘azienda torinese ha ripreso a busta paga i tre lavoratori e concesso loro lo svolgimento dell‘attività sindacale ma senza consentire il ritorno nelle linee produttive. La Fiom, braccio dei metalmeccanici della Cgil, ha denunciato quindi Fiat per inottemperanza della sentenza del giudice.

Marchionne ha anche sottolineato come verso il gruppo siano state rivolte accuse gravi come quella di non rispettare la dignità delle persone.

“Si tratta di accuse pretestuose che non aiutano a costruire un clima sereno”, ha detto. “La dignità non può essere patrimonio esclusivo di tre persone. Sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti i lavoratori. Dobbiamo tutelare il diritto a lavorare anche delle altre persone”.

ACCETTO INTERVENTO NAPOLITANO COME INVITO A TROVAE SOLUZIONE

Marchionne ha usato però parole distensive nei confronti del capo dello Stato Giorgio Napolitano che nei giorni scorsi era intervenuto sulla vicenda con un comunicato in cui aveva chiesto sia a Fiat che agli operai il rispetto delle sentenze dei giudici e toni più pacati.

“Il mio vivissimo auspicio - aveva detto il presidente della Repubblica - è che questo grave episodio possa essere superato nell‘attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria”.

Marchionne a Rimini ha detto di avere “un grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale”.

“Accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione per mandare avanti la situazione”, ha aggiunto senza elaborare.

Nel comunicato del Quirinale si faceva anche riferimento all‘importanza del confronto aperto tra Fiat, Confindustria e sindacati per rendere più competitivi gli impianti italiani.

Fiat ha minacciato di uscire da Confindustria se non riuscirà ad ottenere l‘applicazione dell‘accordo di Pomigliano.

L‘intesa è stata approvata da quattro sindacati su cinque e dalla maggioranza dei lavoratori ma la Fiom continua a considerarla lesiva dei diritti dei lavoratori, in particolare per quel che riguarda il diritto di sciopero, e a minacciare azioni legali.

ACCORDI STIPULATI DEVONO POTER ESSERE APPLICATI

L‘accordo introduce 18 turni settimanali tra cui il sabato sera, raddoppia gli straordinari che Fiat può imporre senza previa consultazione, prevede penalizzazioni in caso di assenteismo abnorme e una tregua sindacale.

Marchionne nel suo intervento al Meeting ha lodato il comportamento dei segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti che, al contrario della Cgil di Guglielmo Epifani e con l‘appoggio di Fismic e Ugl, hanno sottoscritto l‘accordo di Pomigliano. Successivamente il manager si è detto disponibile a incontrare Epifani dopo che il sindacalista, in una intervista di oggi, ha chiesto un segnale distensivo a Fiat per riprendere il dialogo sulle regole contrattuali.

Poi Marchionne ha risfoderato toni aggressivi per ricordare come nonostante la maggioranza dei sindacati e dei lavoratori di Pomigliano siano a favore delle nuove regole in fabbrica per sviluppare il piano di riconversione e di produzione della Nuova Panda, la Fiom rifiuta di accettarle.

“Gli accordi stipulati devono essere effettivamente applicati. Se no è il caos. Non credo sia onesto usare i diritti di pochi per piegare i diritti di molti”, ha detto Marchionne sottolineando come questa sia una regola fondamentale della democrazia.

“E’ inammissibile tollerare la mancanza di rispetto delle regole e gli illeciti che in alcuni casi sono arrivati al sabotaggio. Non è giusto per l‘azienda, ma soprattutto non è giusto per gli altri lavoratori”, ha aggiunto.

Prima di lasciare il Meeting ciellino, Marchionne ha incontrato in una saletta privata il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

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