30 luglio 2010 / 12:10 / 7 anni fa

Fiat, Fiom tiene alto lo scontro, Elkann al Colle

di Giselda Vagnoni

<p>Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, Luca Cordero Di Montezemolo e John Elkan. Foto d'archivio. REUTERS/Giorgio Perottino</p>

ROMA (Reuters) - La Fiom ha accusato oggi la Fiat di puntare allo svuotamento del contratto collettivo dei lavoratori metalmeccanici e ha minacciato azioni legali contro assunzioni discriminatorie nello stabilimento di Pomigliano.

Nel tentativo di favorire gli accordi tra Fiat e sindacati nei singoli stabilimenti il governo ha annunciato, intanto, una versione allargata della detassazione degli incrementi salariali legati alla produttività.

Alla strategia del gruppo torinese - che negli ultimi giorni ha annunciato il trasferimento dei futuri modelli di monovolume dall‘Italia alla Serbia, la costituzione di una nuova società per riassumere a condizioni di lavoro più vantaggiose per l‘azienda i lavoratori di Pomigliano e minacciato l‘addio a Confindustria - sembra interessarsi anche il capo dello Stato che stamattina ha ricevuto il presidente John Elkann.

“Il fatto che Napolitano si preoccupi di Fiat dimostra che il presidente della Repubblica forse capisce quello che sta avvenendo mentre il governo favorisce la divisione”, ha commentato il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini in una conferenza stampa a Roma.

Ieri la Fiat, in lotta per la sopravvivenza in un mercato dell‘auto diventato sempre più competitivo, ha annunciato di essere pronta a lasciare Confindustria nel giro di due mesi.

La mossa, secondo Landini, punta a sganciarsi dall‘attuale contratto dei metalmeccanici per passare a un contratto per il solo comparto auto più flessibile in deroga a quello nazionale.

Questa iniziativa da parte del primo gruppo industriale italiano indurrebbe anche altri comparti a scegliere soluzioni simili svuotando di fatto il ruolo delle organizzazioni come Confindustria e Cgil-Cisl-Uil demandate a firmare il contratto nazionale.

“Se i sindacati accogliessero la richiesta di Fiat di accettare deroghe al contratto nazionale segnerebbero la fine del contratto collettivo nazionale e del sindacato stesso. E’ questa la posta in gioco”, ha detto ancora Landini.

“In Italia rischia di sparire il sindacato e il diritto delle persone a essere rappresentate sindacalmente. Senza conflitto la democrazia non esiste”, ha detto Landini.

La Fiom è stato l‘unico sindacato a non firmare le regole di lavoro più severe chieste dalla Fiat a Pomigliano in cambio di un potenziamento della produzione.

Landini è convinto che le condizioni poste dalla Fiat sulle pause e il diritto di sciopero a Pomigliano siano contrarie ad alcune leggi e alla Costituzione e che Pomigliano può essere riportato a livelli di competitività soddisfacenti anche rispettando il contratto nazionale attuale.

Per essere certa che il nuovo contratto non sia contestabile dai lavoratori la Fiat potrebbe riassumere in una nuova società, già costituita, solo i lavoratori che sottoscrivono le nuove condizioni.

La posizione di estrema durezza della Fiat a Pomigliano mirerebbe in realtà ad altro, ha sostenuto oggi Landini, ossia alla messa in discussione del contratto nazionale in tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia.

Per questo la Fiom è pronta a mettere in atto tutte le azioni legali e sindacali per contrastare ipotesi di “nuove assunzioni discriminatorie” nella Newco.

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