28 luglio 2010 / 15:24 / 7 anni fa

Banche italiane, Abi: modello per Basilea dopo stress test

di Stefano Bernabei e Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - La revisione delle regole di Basilea 2 sui requisiti patrimoniali delle banche dovrebbe prendere ad esempio il modello di business degli istituti di credito italiani, uscito bene dalla crisi, e non penalizzarlo.

Al termine del suo primo comitato esecutivo, il presidente dell‘Abi Giuseppe Mussari, rivendica la promozione a pieni voti delle banche italiane, cinque su cinque, negli stress test come frutto di un modello di fare banca che non ha da imparare da nessuno.

“Il modello di business uscito vincente dalla crisi non può essere penalizzato dal modello che si adotta per uscire dalla crisi. Il sistema italiano dovrebbe essere preso a modello”, ha risposto Mussari ad una domanda su Basilea 3.

“I risultati dei recenti stress test confermano il giudizio sul nostro sistema, per la qualità degli attivi e del modello di business che ha saputo resistere anche quando sirene diverse potevano portarci verso sponde pericolose”, ha continuato Mussari sottolineando la peculiarità del modello tradizionale di banca italiano, più concentrato sul credito all‘economia reale e meno esposto ai rischi finanziari.

L‘ultimo numero del settimanale tedesco Der Spiegel dedica un ampio articolo sulla capacità italiana di saper navigare attraverso la crisi, nonostante la montagna di debito pubblico, grazie anche alle banche che si sono difese senza soldi dello Stato. L‘autore si chiede “se l‘Europa possa imparare dall‘Italia”.

Ora, mentre le banche italiane hanno superato lo stress test e sono uscite dalla fase acuta della crisi senza iniezioni di capitale pubblico, il timore dei banchieri, espresso oggi dal presidente della loro associazione, è che le nuove regole di Basilea anziché esaltare questa capacità di saper fare banca, modellino i nuovi requisiti proprio su quegli istituti più votati alla finanza che al credito all‘economia reali che - dice Mussari - sono i veri responsabili della crisi

“Noi abbiamo importato la crisi più grave degli ultimi 100 anni da quel mondo ed è singolare che ora ancora pretenda di darci lezioni”, dice il neo presidente parlando del modello del credito anglosassone.

“Non ho dubbi sulla validità e la severità degli stress test, che sono anche stati particolarmente penalizzanti dal punto di vista degli attivi delle banche italiane. Gli stress test sono seri, sono stati fatti dalla Bce e dal sistema delle banche nazionali e mostrano che i problemi che ha l‘Europa sono inferiori a quelli dei signori che vogliono continuare a darci lezioni”, incalza il presidente dell‘Abi.

NESSUNA BANCA ITALIANA E’ FINITA SOTTO CONTROLLO STATO

Mussari ricorda poi che nessuna banca italiana è finita sotto il controllo pubblico per effetto della crisi, “altri sono invece sotto il controllo della Corona britannica”.

Così mentre Mussari si dice convinto che, oltre alle cinque grandi banche già testate, anche le altre banche italiane supererebbero gli stress test, il presidente dell‘Abi chiarisce anche che nessuna banca italiana pare intenzionata ad approfittare della riapertura dei Tremonti bond.

“Non abbiamo notizia di nuovi stress test ma nessuna banca italiana avrebbe problemi a superarli”, dice Mussari secondo il quale nessuna delle prime cinque banche - Unicredit, Intesa SanPaolo, MPS, Banco Popolare, Ubi Banca - “sembra al momento aver bisogno di ricorrere ai Tremonti bond, perchè hanno tutte superato gli stress test”.

Già prima delle parole del presidente, era stato anche l‘Ad di Intesa Corrado Passera a parlare della nuova bozza sul futuro modello di regolazione dei requisiti per il credito.

“Va visto bene. La decisione non è definitiva, non è stato definito il livello di tier 1 e di Core tier 1 ma sono stati fatti passi nella giusta direzione. Non è stato ancora fatto abbastanza per premiare la parte del sistema bancario più legata all‘attività reale e meno a quella finanziaria”, ha detto Passera.

Mussari in conferenza stampa ribadisce l‘apprezzamento per la direzione di marcia del Comitato di Basilea ma sottolinea che restano forti i timori italiani.

“Alcune delle modifiche alle misure sono appropriate ma resta forte preoccupazione, in particolare per il trattamento delle imposte differite”, ha detto ancora Mussari.

Non a caso il primo dei quattro capitoli delle linee d‘azione che oggi Mussari ha portato al comitato dei banchieri è proprio quello di colmare “il gap normativo e regolamentare” tra l‘Italia e il resto d‘Europa.

L‘obiettivo, ha detto Mussari, “è conquistare un campo di gioco imparziale, neutrale nel confronto europeo, evitando penalizzazioni e asimmetrie e facendo valere gli elementi qualificanti delle imprese bancarie italiane”.

Lo scorso 26 luglio la banca dei regolamenti internazionali (Bis), organo di supervisione del Comitato di Basilea, ha reso noto che il comitato ridimensionerà alcune delle sue proposte per rafforzare capitale e liquidità delle banche.

“L‘accordo raggiunto oggi è una pietra miliare per rafforzare la resilienza del settore bancario in un modo che riflette la lezione chiave data dalla crisi”, ha detto Jean-Claude Trichet, presidente della Bce e a guida della Bis, in un comunicato del gruppo dei governatori.

L‘organo di supervisione del Comitato ha detto in una nota che permetterà di riconoscere all‘interno del capitale una certa parte degli interessi di minoranza. La proposta sul rischio di credito della controparte verrà inoltre modificata.

Verrà fatto un test sul livello minimo del Leverage Tier 1 ratio del 3%, dal primo gennaio 2015 le banche dovranno rendere pubblico il loro livello di indebitamento, ha detto la Banca, specificando di supportare la proposta di modifiche sulla liquidità, mentre le proposte relative al requisito del funding ratio hanno bisogno di essere modificate.

Le banche hanno ferocemente argomentato che introdurre le riforme di Basilea III nei tempi originariamente previsti avrebbe limitato la loro capacità di erogare credito e sostenere la ripresa. Il G20 ha acconsentito a giugno di introdurre progressivamente le riforme nell‘arco di diversi anni, con il Comitato di Basilea che si è inoltre detto d‘accordo su un posticipo di un anno per i nuovi e più duri requisiti di capitale.

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