28 luglio 2010 / 14:29 / 7 anni fa

Fiat chiede a sindacati garanzie per restare in Italia

di Gianni Montani

<p>Il logo di Fiat. REUTERS/Jose Manuel Ribeiro</p>

TORINO (Reuters) - L‘amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne ha chiesto oggi ai sindacati garanzie sulla funzionalità degli impianti italiani pena il trasferimento della produzione altrove.

Al termine di un incontro alla Regione Piemonte con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e i vertici nazionali dei sindacati Marchionne non ha escluso inoltre la disdetta del contratto nazionale di lavoro alla scadenza del 2012.

“Ribadiamo l‘importanza degli investimenti di Fabbrica Italia da 20 miliardi ma vogliamo la garanzia che gli stabilimenti funzionino”, detto l‘ad Fiat, Sergio

“Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell‘azienda”, ha aggiunto Marchionne sottolineando la debolezza del sistema industriale italiano.

Secondo il top manager italo-canadese l‘Italia è ”l‘unica area del mondo in cui l‘insieme del sistema Fiat risulta in perdita“ nonostante il gruppo automobilistico sia l‘unica azienda disposta a investire fino a 20 miliardi di euro”.

“Se in Italia non si riesce a trovare un accordo condiviso e rispettato da tutti, Fiat sarà costretta ad andare altrove. In discussione non sono solo 20 miliardi di investimenti, ma anche la presenza del gruppo automobilistico in Italia”, ha continuato il numero uno della Fiat.

Marchionne ha tenuto a sottolineare come il progetto Fabbbrica Italia non sia un accordo, bensì un progetto della Fiat.

In primo piano la questione delle relazioni industriali e dei comportamenti sindacali, messi in fibrillazione dalle recenti vicende dell‘accordo di Pomigliano non firmato dalla Fiom Cgil.

Per Marchionne, “se si firma un accordo con la maggioranza del sindacato, questo deve essere rispettato da tutti”. Inoltre, ha aggiunto, “se in Italia non si può contare sul fatto che chi si assume un impegno lo porta avanti fino in fondo dovremo andare altrove”.

VERTICE MARCHIONNE-MARCEGAGLIA

Marchionne non ha nascosto la possibilità che Fiat decida di uscire da Confindustria e disdetti il contratto nazionale dei metalmeccanici alla scadenza (a fine 2012) per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo. “Sono tutte strade praticabili, se è necessario siamo disposti anche a seguire queste strade”, ha detto Marchionne.

Anche se al termine dell‘incontro in calendario nel pomeriggio con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha usato toni più morbidi.

In tempi brevi, hanno detto quasi all‘unisono Marchionne e Marcegaglia, si troverà un accordo per consentire a Fiat di portare avanti la stesura del contratto per Pomigliano senza far saltare in aria l‘intera costruzione delle relazioni industriali italiane che gira intorno al contratto nazionale. Ma anche senza mettere a rischio di diaspora la Confindustria e l‘associazione di categoria Federmeccanica.

I due hanno detto di “aver trovato alcuni punti comuni su cui lavorare”, ma non hanno voluto svelare le carte.

Marchionne sollecitato da una domanda si è limitato a dire che “se non si troverà l‘accordo con Confindustria, ci sarà il piano B: quello di cui ho parlato stamattina”, senza chiarire ulteriormente.

GOVERNO INVITA A NON FARE SCELTE UNILATERALI

Una ipotesi che preoccupa il governo, che invita a non fare scelte unilaterali.

“Il governo sollecita le parti a restare nell‘alveo delle relazioni tradizionali. Non occorrono atti unilaterali sul sistema delle relazioni industriali”, ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi al termine della riunione.

Le questioni aperte saranno affrontate in una serie di “tavoli bilaterali nei diversi stabilimenti a partire da Pomigliano e Mirafiori”, ha aggiunto il ministro.

L‘ipotesi della disdetta del contratto nazionale vede in disaccordo anche Cisl e Uil che, difendendo l‘accordo per Pomigliano che non è stato firmato dalla Cgil, ribadiscono il valore del “contratto nazionale come base di tutte le relazioni industriali”, ha detto il segretario Cisl Raffaele Bonanni.

E Luigi Angeletti (Uil) ha ricordato che “i contratti si fanno in due e la Fiat deve sapere che non può decidere da sola”.

“La Cgil chiede che si apra il confronto tra le parti a partire da Pomigliano per cercare una soluzione condivisa”, ha detto il segretario Guglielmo Epifani.

MIRAFIORI E POLO TORINESE

La riunione di stamani, cui ne seguirà una domani con i sindacati, era stata convocata dalla Regione Piemonte dopo l‘annunciato trasferimento della prossima produzione della monovolume L0 in Serbia, che ha indotto forti preoccupazioni sulle prospettive dello stabilimento di Mirafiori che oggi produce le monovolume Multipla, Musa e Idea che sono in phase out.

Il piano Fiat per la produzione di auto in Serbia “non toglie prospettive al futuro di Mirafiori”, ha detto Marchionne. “La gamma dei prodotti prevista dal piano quinquennale del gruppo è talmente ampia che si sono altre possibilità a disposizione”, ha aggiunto.

Esistono altre alternative alla produzione del monovolume, ha continuato il manager avvertendo però che occorre ricercare in fretta relazioni industriali che garantiscano la funzionalità dello stabilimento.

“E’ chiaro che più si aspetta meno possibilità restano”, ha ammonito.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below