27 luglio 2010 / 13:25 / 7 anni fa

Fiat, Vendola: niente "suppliche", incentivi solo a innovazioni

di Massimiliano Di Giorgio e Silvia Aloisi

<p>Nichi Vendola, governatore della Puglia, durante l'intervista a Reuters. REUTERS/Tony Gentile</p>

ROMA (Reuters) - Alla vigilia del vertice di Torino sulla annunciata migrazione della Fiat verso la Serbia per la produzione di una nuova monovolume, il presidente della Puglia e aspirante candidato premier del centrosinistra Nichi Vendola ha detto che non bisognerebbe fare “prediche o suppliche” all‘azienda ma concedere incentivi solo per l‘innovazione “verde”.

“Non bisognerebbe fare le prediche o le suppliche alla Fiat né ad alcun altro gruppo industriale, bisognerebbe costruire una politica industriale”, ha detto Vendola a Reuters nel corso di un‘intervista realizzata ieri sera.

“Il che significa vincolare i finanziamenti pubblici a obiettivi che sono quelli, per esempio, dell‘innovazione di processo di prodotto.. legati all‘ambientalizzazione degli apparati produttivi... e alla formazione permanente e alla stabilizzazione della forza lavoro”.

L‘esponente del centrosinistra, che è anche leader del partitino Sinistra Ecologia e Libertà, ha detto che “non è possibile immaginare che con i soldi dei contribuenti la Fiat faccia spallucce e se ne vada là dove la porta il cuore, anzi, il portafoglio”.

“Non è neanche un discorso rivoluzionario o riformista, basta essere una nazione capitalista un po’ più seria dell‘Italia... i miei colleghi in Germania, i presidenti dei laender, sono stati coinvolti sistematicamente nelle trattative tra il governo e (l‘AD della Fiat Sergio) Marchionne (ai tempi dell‘interesse della casa italiana per la Opel). Così è accaduto in Francia. In Italia noi siamo stati convocati a palazzo Chigi solo a babbo morto, cioè quando Marchionne ci ha illustrato quello che aveva deciso di fare”.

La Puglia ospita uno stabilimento Magneti Marelli, che è parte del gruppo Fiat.

Marchionne ha annunciato la chiusura dello stabilimento di auto siciliano di Termini Imerese e ha chiesto nuove regole in quello campano di Pomigliano in cambio di nuovi investimenti.

La settimana scorsa è stato anche deciso di trasferire la produzione delle monovolume dallo stabilimento torinese a una fabbrica in Serbia tra fine 2011 e inizio 2012.

“A Marchionne non è che gli si può dare un rimbrotto”, ha osservato Vendola dopo i richiami del premier Silvio Berlusconi e di vari esponenti del governo, preoccupati della ricaduta dell‘ultimo annuncio Fiat sull‘occupazione in Italia.

“Mi pare francamente incredibile che il governo italiano da un lato incoraggi Marchionne a svolgere una contesa con la classe operaia di Pomigliano che ha tutto il sapore del ricatto... E poi, di fronte al fatto che Marchionne abbandona Mirafiori per andare in Serbia, anche perché il governo serbo mette 250 milioni di dollari e 600 li mette la Banca europea per gli investimenti, allora bisogna fare un‘opera di moral suasion”.

“La logica del capitalismo ancora è sempre quella della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite - ha detto ancora il presidente della Puglia, rieletto nel marzo scorso - e questa discussione non è mai possibile farla nella contesa politica, si può litigare di tutto, ma non... di questo. Non c’è manco bisogno di fare le intercettazioni telefoniche per sentire il pensiero di Marchionne o di (il ministro del Lavoro Maurizio) Sacconi su questi argomenti”.

Vendola, però, anche nella sua qualità di possibile candidato premier del centrosinistra, non se la sente di dire che “di questa Fiat non c’è bisogno”, in Italia.

“No, tutt‘altro, mi sentirei di dire che bisogna trattenere il sapere produttivo in settori strategici e che il tema che va oggi affrontato è quello della riconversione di alcuni di questi settori. Per esempio, come riconvertire in direzione del trasporto a zero impatto ambientale o a progressiva diminuzione dell‘impatto ambientale, come con l‘auto ecologica... o come ci si mette in sintonia con una fase in cui bisogna incentivare il trasporto pubblico e disincentivare quello privato. Avremmo dovuto già da lungo tempo essere su quest‘ottica”.

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