26 luglio 2010 / 12:59 / tra 7 anni

Iran, diminuiscono importazioni di benzina per effetto sanzioni

DUBAI/SINGAPORE (Reuters) - Solo tre carichi di benzina hanno raggiunto finora l‘Iran nel mese di luglio, secondo un documento sulle spedizioni visionato dalla Reuters: un numero molto inferiore all‘usuale, dovuto alle nuove sanzioni che dirottano le navi con il carburante.

<p>Una pompa di benzina (foto di repertorio). REUTERS/Han Jae-Ho</p>

Una serie di nuove sanzioni decise a giugno hanno come obiettivo proprio il commercio di prodotti petroliferi dell‘Iran, rendendo sempre più difficoltoso fare affari con la Repubblica Islamica.

Il paese è il quinto esportatore di petrolio al mondo, ma deve importare circa il 40% del suo fabbisogno di benzina a causa dell‘inadeguata infrastruttura di raffineria di cui dispone.

In genere, durante il periodo delle vacanze estive, l‘Iran necessita di 11-13 carichi al mese, secondo quanto detto alla Reuters da un operatore di Dubai.

Dal documento visionato dalla Reuters risultano solo tre carichi di benzina che hanno raggiunto questo mese il paese, forniti dalla società di raffineria turca Tupras e dall‘Unipec, la divisione commerciale della cinese Sinpoec.

Secondo altri due operatori del Golfo, un quarto carico dovrebbe arrivare dal Venezuela al porto iraniano di Bandar Abbas.

“La nuova serie di sanzioni sta rendendo le cose difficili adesso e molte navi sono state dirottate, cosicché l‘Iran sta ricevendo solo una frazione della sua attuale domanda estiva”, ha detto un operatore.

Ai primi di luglio, il proprietario di una nave petroliera le ha impedito di salpare per l‘Iran dalla Turchia.

“I proprietari delle navi sono davvero preoccupati adesso di fare spedizioni verso l‘Iran e questo è il motivo per cui l‘Iran sta cercando delle società e dei paesi alternativi da cui importare carburante”, ha detto un operatore del Golfo.

Considerata la situazione, l‘agenzia assicuratrice Lloyd’s di Londra ha detto che non intende assicurare o rinnovare le assicurazioni sulle spedizioni di petrolio dirette in Iran.

Lloyd‘s, che controlla tra il 15 e il 20% del mercato assicurativo navale, è considerata una società in grado di influenzare l‘intero settore, con molte altre che ne stanno seguendo la strada rifiutando assicurazioni.

Anche le principali ditte di spedizioni hanno creato delle clausole nei contratti, che permettono ai proprietari delle navi di rifiutare la consegna di petrolio raffinato all‘Iran.

Oltre cercare di importare carburante da paesi meno sensibili alle sanzioni, come la Cina, la Turchia e, in particolare, il Venezuela, l‘Iran potrebbe ora tentare di potenziare la propria capacità di raffinazione, il che però chiede tempo e investimenti, o di contrabbandare via terra di carburante. Alcuni camion pieni di benzina sono riusciti a raggiungere l‘Iran, nonostante la fermezza dichiarata dal Kurdistan iracheno di voler impedire il contrabbando.

Un rappresentante della National Iranian Oil, interrogato sulla questione, ha detto che non c’è “alcun segno di difficoltà”, aggiungendo che il paese continua ad esportare regolarmente greggio in Cina e in Europa.

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