15 luglio 2010 / 12:03 / tra 7 anni

Energia mercato elettrico meglio di gas, dice authority

ROMA (Reuters) - Una liberalizzazione strabica: affermata, anche se non compiuta nel settore elettrico; ancora quasi tutta da compiere per il settore dela gas. Di qui la neccesità di piccoli aggiustamenti nel primo comparto, soprattutto nel sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, alla quale si affianca, invece, la richiesta di interventi strutturali per il gas come il passaggio del controllo di Snam rete gas alla Cdp, aumento delle vendite obbligatorie di gas ai concorrenti da parte dell‘incumbent Eni, tagli delle tariffe.

E’ questo l‘elenco delle cose da fare che Alessandro Ortis, presidente dell‘Autorità per l‘energia, ha letto oggi in Parlamento presentando la Relazione annuale.

Ortis, e il suo collega di collegio, Tullio Fanelli, lasceranno l‘incarico per scadenza del mandato il 15 dicembre: così l‘ultima relazione si è dipanata sui problemi del presente, ma contiene anche un lungo excursus su quanto fatto in questo settennato di attività, dominato dal lavoro per aprire il mercato dell‘energia.

LIBERALIZZAZIONE IN CORSO

I risultati, ripete più volte Ortis nella relazione, sono stati più promettenti per il settore elettrico, meno in quello del gas. Qui è ancora troppo forte il controllo dell‘Eni sulle infrastrutture di stoccaggio e trasporto; debole il peso della borsa sui prezzi; pesante il condizionamento derivante dalla tipologia dei contratti di fornitura che sono di lungo periodo e poco elastici alle variazioni della congiuntura. Per questo la lista degli interventi e delle proposte di modifica disegnata dall‘Autorità è piuttosto lunga.

Due sono i numeri chiave che Ortis ha utilizzato per esemplificare lo stato dell‘arte e la diversa velocità di affermazione delle liberalizazzioni nel comparto elettrico e in quello del gas.

Le asimmetrie di efficienza dei mercati a monte, quelli all‘ingrosso, dice Ortis, “si riflettono necessariamente su quelli al dettaglio. Nel settore elettrico, in tre anni i clienti domestici passati al mercato libero sono circa 3,2 milioni (11% del totale), le imprese 2,6 milioni (34% del totale). Nel settore del gas naturale invece, dopo oltre sette anni dall‘apertura, la percentuale dei clienti, domestici e non domestici, passata al mercato libero è il 7% circa”.

GAS

Per il settore gas, è la sentenza di Ortis, “nonostante il rapido avvio (nel 2000) del processo di liberalizzazione, la situazione reale dei mercati resta insoddisfacente”.

Negli ultimi anni, la disponibilità di nuova capacità per importazione e diversificazione è rappresentata solo dal nuovo rigassificatore di Rovigo e dai potenziamenti di gasdotti esistenti, imposti da autorità nazionali ed europee. Il 92% della capacità infrastrutturale per le importazioni resta in mano al gruppo Eni che, con le vendite oltre frontiera destinate all‘Italia, si attesta ancora sul 65% circa delle immissioni.

In base alle norme Antitrust sarebbe dovuta scendere al 50% a fine 2010. Un obiettivo irraggiungibile in pochi mesi. Così Ortis ha proposto e sollecitato interventi di breve periodo affiancati da drastiche riforme del settore.

Un passaggio, ha detto, “del controllo di Snam da Eni a Cassa depositi e prestiti, per esempio, farebbe certamente bene al mercato, ai consumatori ed allo stesso sviluppo di Snam, che si potrebbe proiettare anche oltre i confini nazionali”.

La situazione sarebbe migliore se l‘Italia potesse contare su una forte borsa del gas che invece deve scontare “la ridotta disponibilità di gas degli operatori diversi da Eni; le frequenti situazioni di emergenza, vissute o potenziali, come sicurezza degli approvvigionamenti; la mancanza di un operatore di rete indipendente, che possa garantire un dispacciamento di merito economico senza nemmeno il sospetto di discriminazioni”.

Di qui la necessità di introdurre correttivi di breve periodo come le gas realease, le vendite obbligatori da parte di Eni ai concorrenti, che tuttavia dovrebbero “avere caratteristiche di quantità e durata ben superiori a quelle scelte nel 2009”.

ELETTRICITA’

L‘andamento dei prezzi elettrici in Italia è un segnale del benefico effetto dell‘apertura dei mercato.

I prezzi all‘ingrosso dell‘energia elettrica (con riferimento non al mercato spot ma, più correttamente, alle forniture base load annuali) ha detto il presidente dell‘Autorità, “sono più elevati rispetto a quelli di importanti Paesi europei: rispetto alla Francia il prezzo è più alto di 16-18 euro/MWh, anche se tale differenza si riduce a 12-14 euro/MWh” escludendo “l‘onere certificati verdi”.

Questa differenza però “sarebbe molto più alta se non fossero stati realizzati gli investimenti di rinnovo del parco di generazione (favoriti dalla liberalizzazione del settore); inoltre, essa potrebbe certamente ridursi, fino ad annullarsi, se i prezzi del gas fossero anch‘essi frutto di un contesto competitivo. Con un prezzo del gas inferiore del 30% (più o meno quello corrente sul mercato americano) il prezzo italiano dell‘energia elettrica all‘ingrosso risulterebbe allineato a quello francese”.

In sostanza, conclude l‘Autorità, “a fronte di un differenziale complessivo (di prezzi) del 25% circa (netto da imposte), non più del 15% è imputabile al diverso mix delle fonti di produzione; il resto è dovuto agli oneri di sistema. Senza un intervento sull‘evoluzione degli oneri di sistema, il peso di questi potrebbe superare, entro due o tre anni, quello dovuto ai diversi mix di produzione”.

LA BOLLA DEGLI INCENTIVI VERDI

In questo momento nel comparto elettrico quel che non va secondo Ortis è il sistema “non economico” di sostegno alla produzione di energia da rinnovabili.

Nel 2010, fa sapere l‘autorità, “il costo delle incentivazioni per le rinnovabili (fonti assimilate Cip6 escluse) supererà i 3 miliardi di euro: quasi il 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso. Considerando che l‘energia incentivata è dell‘ordine dei 20 miliardi di kWh, l‘incentivo medio risulta pari a circa il doppio del valore dell‘energia prodotta; così paghiamo l‘energia incentivata 3 volte quella convenzionale”.

Di qui l‘invito a metter in cantiere una revisione del sistema che mostra una progressione preoccupante: “Appaiono necessarie: una revisione della durata e del livello delle incentivazioni, con particolare attenzione al solare fotovoltaico; una correzione dei malfunzionamenti del mercato dei certificati verdi. Senza interventi, c’è il forte rischio di un aumento delle bollette fino a oltre il 20%, da qui al 2020”.

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