28 giugno 2010 / 10:24 / tra 7 anni

Pressione fiscale, Italia sale dal settimo al quinto posto in Ue

ROMA (Reuters) - L‘Italia scala nel 2009 la classifica dei paesi europei a più alta pressione fiscale portandosi dal settimo al quinto posto.

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il primo ministro Silvio Berlusconi in foto d'archivio. REUTERS/ Stefano Rellandini</p>

È quanto risulta dalle nuove statistiche sui conti pubblici diffuse oggi dall‘Istat.

Nel 2009 la pressione fiscale (il peso di tasse e contributi in rapporto al Pil) è balzata al 43,2% dal 42,9% del 2008. L‘Italia si colloca così al quinto nell‘Europa a 27 assieme alla Francia. Fanno peggio solo Austria (43,8%), Belgio (45,3%), Svezia (47,8%) e Danimarca (49%). La media Eu-27 è del 39,5%.

Le statistiche Istat mostrano che il picco assoluto nella pressione fiscale l‘Italia lo tocca nel 1997 (43,7%), l‘anno in cui il primo governo di Romano Prodi introdusse l‘Eurotassa.

Istat spiega che l‘incremento del carico fiscale nel 2009 “è l‘effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3%) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in c/capitale), cresciute in valore assoluto di quasi dodici miliardi di euro”.

Fra le imposte straordinarie Istat ricorda i prelievi operati in base allo scudo fiscale (circa 5 miliardi di euro) e i versamenti una tantum dell‘imposta sostitutiva dei tributi, “che hanno interessato alcuni settori dell‘economia, in particolare quello bancario”.

Non va molto meglio se si guarda alla spesa pubblica totale, che nel 2009 sfiora gli 800 miliardi di euro.

Nel confronto con gli altri Paesi europei, la spesa complessiva dell‘Italia è pari al 51,9% del Pil, superiore di 1,3 punti percentuali rispetto alla media dei sedici Paesi dellarea euro e di 1,2 punti percentuali rispetto alla media complessiva dei paesi Ue-27.

L‘Italia si colloca così al sesto posto in Europa, dopo Belgio (54,2%), Finlandia (55,6%), Francia (55,6%), Svezia (56,5%) e Danimarca (58,6%).

Le spese per consumi intermedi hanno registrato un aumento del 7,5%, proseguendo la tendenza degli anni precedenti. Le prestazioni sociali in natura, che includono prevalentemente le spese per assistenza sanitaria, sono salite del 4% contro una variazione del 2,2% nel 2008.

Di conseguenza, Istat spiega che la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche è aumentata del 3,3%, in rallentamento rispetto alla crescita del 4,3% del 2008”.

Il contributo più importante alla crescita della spesa, in Italia come in Europa, viene dalle prestazioni sociali in denaro (pensioni, sussidi): “Nel 2009 queste voci hanno segnato un‘incidenza di oltre il 36% sulle uscite e una crescita rispetto al 2008 del 5,1%, dovuta all‘effetto della crisi sugli ammortizzatori sociali”.

Tra questi, Istat segnala l‘indennità di disoccupazione, cresciuta di circa 2 miliardi di euro, le misure di integrazione salariale (cassa integrazione guadagni), aumentate di oltre 1,5 miliardi di euro e gli interventi a favore delle fasce più deboli della popolazione, come il bonus straordinario per le famiglie a basso reddito (pari a circa 1,5 miliardi di euro).

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