23 giugno 2010 / 11:35 / tra 7 anni

Pomigliano, Fiat dopo voto: avanti con chi ha firmato

ROMA/TORINO (Reuters) - Fiat replica al referendum su Pomigliano dicendosi disponibile a lavorare con i sindacati che hanno siglato l‘accordo di metà giugno per individuare condizioni di governabilità su progetti futuri.

<p>Silvio Berlusconi in foto d'archivio. REUTERS/Paolo Bona</p>

Porta chiusa alla Fiom dunque e niente di esplicito sull‘investimento. Ma anche insoddisfazione per il mancato plebiscito, dopo il 62,2% di sì all‘intesa che dovrebbe portare la Panda in Italia con un investimento di 700 milioni, limitando alcuni diritti dei lavoratori specie in materia di malattia, assenteismo e scioperi.

In una nota del pomeriggio il Lingotto prende atto “della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano” e apre il confronto con i sindacati firmatari (Fim-Cisl, Uilm -Uilm, Ugl e Fismic).

“L‘azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell‘accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri”.

La Fiom-Cgil, unica sigla a non aver firmato l‘accordo, conferma il no alle proposte Fiat e propone di riaprire il negoziato per trattare nei limiti fissati dal contratto collettivo di lavoro e dalle leggi. La Fiom ha annunciato di aver organizzato a Pomigliano per il primo luglio un‘assemblea dei delegati del gruppo Fiat, delle grandi aziende e delle aziende del Sud per discutere delle strategie contrattuali.

Il segretario generale, Maurizio Landini, ha mandato un messaggio all‘azienda: “La Fiat deve capire che ci vuole un consenso condiviso e attivo se si vuole governare la fabbrica”.

Diversa la lettura del leader Cisl Raffaele Bonanni - fra i più convinti sottoscrittori dell‘accordo con il Lingotto: “La Fiat conferma l‘accordo cioè l‘investimento perché l‘accordo è l‘investimento. Caso mai ha bisogno, come noi abbiamo bisogno, di rendere praticabile l‘investimento come comunque si capiva quando abbiamo firmato l‘accordo. Quello che mi pare positivissimo è che Fiat confermi la parola data, il resto è accessorio”.

A chi chiedeva se si aprisse la strada per l‘ipotizzato piano C con la costituzione di una Newco, il sindacalista ha risposto: “Primum vivere. Oggi la notizia è che l‘investimento è confermato, poi pensiamo al resto”.

Anche la Confindustria plaude alla reazione del Lingotto e ritiene che ci siano diverse ipotesi in campo per andare avanti.

Intervistato da Reuters il leader Uilm Rocco Palombella ha detto che dopo il referendum l‘accordo è operativo e il sindacato aspetta notizie su tempi e modi dell‘investimento. “Mi auguro che non ci siano ripensamenti da parte di Fiat”.

La Uilm si dice contraria alla ipotesi di una newco che consentirebbe la riassunzione dei lavoratori alle nuove condizioni: “Sarebbe un problema, bisogna gestire l‘intesa sulla base delle cose stabilite e concordate”.

DA GOVERNO E OPPOSIZIONE INVITO A FIAT A INVESTIRE

Dalla politica arriva unanime la richiesta a Fiat di portare avanti senza indugi il piano dopo il consenso mostrato dai lavoratori.

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, commentando l‘esito del referendum prima della risposta di Fiat, ha parlato di esito “inequivocabile. Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea. Penso che sia logica conseguenza l‘investimento”.

“Ho fiducia nella nota determinazione di Marchionne perché saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere”, ha detto ancora Sacconi.

Il leader del Pd Pierluigi Bersani ha commentato: “Ora la Fiat senza tentennamenti, senza se e senza ma, ribadisca l‘investimento su Pomigliano”.

A chi osserva che l‘accordo di Pomigliano possa aprire la strada a un deterioramento delle condizioni generali dei lavoratori Sacconi replica che si tratta di una “sciocchezza. ”Ogni stabilimento ha la sua storia. Il caso di Pomigliano è interessante per il metodo, non per il merito, perché mostra l‘attitudine delle parti sociali a considerare sempre più l‘azienda come luogo dell‘accordo.

Il ministro ha sottolineato come in Polonia 6.000 dipendenti producano 600.000 vetture e a Pomigliano 5.000 dipendenti ne producano 270-280.000.

“I fatti sono così duri e veri che i problemi causidici vanno in secondo piano”, ha concluso.

--Hanno collaborato Alberto Sisto e Massimiliano Di Giorgio da Roma, Gianni Montani da Torino

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