23 giugno 2010 / 07:59 / tra 7 anni

Pomigliano, Sacconi e Cisl fiduciosi: Fiat investirà

ROMA (Reuters) - L‘esito del referendum tra i lavoratori della Fiat dello stabilimento di Pomigliano d‘Arco è “inequivocabile” e il gruppo automobilistico non cambierà il progetto di trasferirvi parte della produzione estera.

<p>Sacconi in una foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY)</p>

Lo ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi dopo che nella notte si è saputo che il 62% dei lavoratori votanti -- 4.642 su 4.881 aventi diritto -- si è espresso a favore dell‘accordo siglato dall‘amministratore delegato Sergio Marchionne e da tutti i sindacati ad eccezione della Fiom-Cgil.

“Credo che si debba essere soddisfatti di questo risultato inequivoco del referendum, non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea”, ha detto Sacconi a margine di una conferenza stampa in Istat. “Il referendum è stato inequivocabilmente approvato e così l‘accordo. Penso che sia logica conseguenza l‘investimento”.

Sulla linea di Sacconi anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Chiediamo responsabilità a tutti. I lavoratori l‘hanno avuta dunque adesso Fiat proceda”.

A questo punto tutti aspettano la posizione della Fiat ma secondo alcuni analisti il numero dei sì non sarebbe adeguato a garantire al Lingotto la fine della conflittualità nello stabilimento.

Il sito napoletano (ex Alfa sud) dovrebbe produrre dal prossimo anno la nuova Panda, che verrebbe trasferita dalla Polonia, con un deciso incremento di capacità produttiva, utilizzo degli impianti e livelli occupazionali.

Per procedere nella ristrutturazione, che richiede un investimento di circa 700 milioni, la Fiat ha chiesto regole organizzative più severe su assenteismo e scioperi che la Fiom ha giudicato lesive dei diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzione.

AZIONI IN CALO IN BORSA IN ATTESA DI DECISIONE FIAT

“Ho fiducia nella nota determinazione di Marchionne perché saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere”, ha detto ancora Sacconi.

Oltre alle due ipotesi alternative di chiusura o di potenziamento dell‘attuale fabbrica negli ultimi giorni si è fatta avanti una terza opzione: Fiat trasferirebbe a una nuova società lo stabilimento di Pomigliano e procederebbe a nuovi contratti per tutti i lavoratori.

Bonanni su un ipotetico piano C dice: “Primum vivere. Noi ci aspettiamo che Fiat confermi il piano, poi discutiamo eventualmente di altro”.

Chiude invece al piano C il leader Fim-Cisl, Giuseppe Farina: “Non la consideriamo perché non ci sembra necessaria dato che i due terzi hanno detto sì”.

In attesa di conoscere le determinazioni del Lingotto e i commenti della Fiom (una conferenza stampa del sindacato della Cgil è stata annunciata per le 13 a Roma) le azioni perdono in Borsa lo 0,26% a 9,48 euro, più deboli dello Stoxx del settore.

“Non vedo come si possa ipotizzare una vittoria [della Fiom] in caso di sconfitta. Il risultato del referendum è straordinario perché si tratta del 64% e non del 51, è una vittoria secca”, ha commentato Sacconi.

Alcuni osservatori, oltre la stessa Fiom, temono che l‘accordo di Pomigliano possa aprire la strada a un deterioramento delle condizioni generali dei lavoratori. L‘intesa impoverirebbe il contratto nazionale, in cui si fissano le regole normative generali sul mondo del lavoro e le modalità di recupero del potere di acquisto, a vantaggio di quello aziendale.

Ma secondo il ministro si tratta di una “sciocchezza”: “Ogni stabilimento ha la sua storia. Il caso di Pomigliano è interessante per il metodo, non per il merito, perché mostra l‘attitudine delle parti sociali a considerare sempre più l‘azienda come luogo dell‘accordo”, ha detto Sacconi.

Il ministro ha sottolineato come in Polonia 6.000 dipendenti producano 600.000 vetture e a Pomigliano 5.000 dipendenti ne producano 270-280.0000.

“I fatti sono così duri e veri che i problemi causidici vanno in secondo piano”, ha concluso.

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