11 giugno 2010 / 09:38 / 7 anni fa

Pensioni, spesa 2008 241 miliardi, 72% sotto 1.000 euro

ROMA (Reuters) - Nel 2008 lo Stato ha speso in pensioni 241,109 miliardi di euro, pari al 15,38% del prodotto interno lordo.

<p>Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

Lo rileva l‘Istat spiegando che la spesa complessiva è aumentata del 3,5% rispetto al 2007.

Poiché la spesa pubblica totale ammontava nel 2008 a 774,63 miliardi, i dati Istat segnalano che un euro su tre dei contribuenti se ne va di fatto in pensioni.

Se si rapporta il numero dei pensionati alla popolazione occupata, nel 2008 Istat rileva “70 pensionati ogni 100 occupati”.

Il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno, dove il rapporto è di 79 pensionati ogni 100 occupati, mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali (65 a 100).

A livello nazionale, tra il 2001 e il 2006 il rapporto di dipendenza è diminuito, passando da 74 a 70 pensionati ogni 100 occupati per poi mantenersi costante nei successivi due anni.

I percettori sono in totale 16,8 milioni. Il 45,9% delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. Il 72% delle pensioni non supera quindi i 1.000 euro al mese.

“Un ulteriore 13,4% di pensioni vigenti al 31 dicembre 2008 presenta importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili e il restante 14,7% del totale ha importi mensili superiori a 1.500 euro”, aggiunge l‘Istat.

IL 30% DEI PENSIONATI HA MENO DI 64 ANNI

La quota maggiore di beneficiari di trattamenti pensionistici è naturalmente collocata nella parte alta della fascia di anzianità. Il 69,9% dei pensionati ha infatti più di 64 anni.

Tuttavia, il 26,6% dei pensionati ha un‘età compresa tra 40 e 64 anni e il 3,7% ha meno di 40 anni.

Pesano naturalmente i diversi regimi che regolano l‘accesso alla pensione: “Mentre i requisiti di età per il diritto alla pensione di vecchiaia e alla pensione sociale si collocano tra 60 e 65 anni di età, vi sono altre prestazioni che sono erogate prevalentemente a soggetti in età attiva, come le rendite per infortunio sul lavoro e malattia professionale, le pensioni di invalidità da lavoro e quelle di invalidità civile”.

Incidono anche le pensioni erogate ai superstiti, che possono essere pagate a soggetti in età da lavoro e ai loro familiari a carico.

La distribuzione dei pensionati per numero di prestazioni mostra che il 67,6% ha una sola pensione. La quota dei beneficiari che cumulano due o più pensioni è del 32,4% (il 24,6% ne cumula due e il 7,8% è titolare di almeno tre pensioni). Questo valore scende al 30,2% nel caso dei titolari di pensioni di vecchiaia e raggiunge l‘88,4% per i percettori di pensioni di guerra.

Tra chi riceve più pensioni, valori elevati si riscontrano anche per i beneficiari di rendite indennitarie (74,4%) e di pensioni di invalidità civili (78,6%). Prestazioni, queste ultime, che si caratterizzano per la forte presenza di indennità di accompagnamento.

PIÙ DONNE TRA PENSIONATI MA ASSEGNI UOMINI SONO PIÙ ELEVATI

La fotografia scattata da Istat rivela che le donne titolari di pensione sono 8,87 milioni contro i 7,9 milioni di uomini.

Sebbene la quota di donne sia pari al 53%, gli uomini percepiscono il 56% dei redditi pensionistici, “a causa del maggiore importo medio dei trattamenti percepiti (17.137 euro rispetto agli 11.906 euro medi delle donne)”, aggiunge Istat.

Il gruppo più numeroso di pensionati è dato dai titolari di pensioni di vecchiaia (11,4 milioni) ai quali è destinato un reddito pensionistico pari a 190,908 miliardi di euro. L‘11,5% di questa cifra deriva dal cumulo con appartenenti ad altre tipologie di assegni.

Al secondo posto Istat segnala i titolari di pensioni ai superstiti (4,6 milioni), che ricevono 66,141 miliardi di euro. Nel 67% dei casi questi pensionati percepiscono anche altri trattamenti pensionistici, per un totale di 30,118 miliardi di euro (45,5% del reddito pensionistico complessivamente percepito da questo gruppo di pensionati).

Seguono i beneficiari di pensioni di invalidità civile (2,5 milioni, di cui il 66,6% è titolare anche di altre pensioni) e i percettori di pensioni di invalidità (1,7 milioni, di cui il 59% riceve anche altre prestazioni).

Nelle regioni settentrionali si concentra la maggior parte dei titolari di pensione, pari al 48%. Il meridione pesa per il 31,4%. Le regioni centrali concentrano il 20,1% dei pensionati.

Differenze territoriali emergono anche a livello di importi medi dei redditi pensionistici, più elevati nelle regioni settentrionali e centrali, con valori rispettivamente pari al 105% e 106,6% rispetto alla media nazionale.

Nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali si registra un maggiore peso relativo di percettori di prestazioni assistenziali, gli importi medi dei redditi pensionistici si collocano, invece, al di sotto del valore medio nazionale (88,1%).

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