10 giugno 2010 / 13:50 / tra 8 anni

Fiat Pomigliano,domani si tratta ancora, restano scogli

TORINO (Reuters) - Fiat e sindacati si preparano all‘appuntamento di domani a Roma per sciogliere i nodi che bloccano l‘accordo per lo stabilimento napoletano di Pomigliano d‘Arco. Un esito da cui potrebbe dipendere la stessa prospettiva produttiva dell‘impianto, visto che Fiat ha detto più volte che senza accordo non porterà la produzione della Panda a Napoli, con tutte le conseguenze del caso.

In modo quasi emblematico, l‘incontro si svolgerà dopo la riunione al Ministero delle Attività produttive per lo stabilimento siciliano di Termini Imerese, che Fiat ha deciso di chiudere.

Sul tavolo per Pomigliano una proposta scritta che l‘azienda considera risolutiva e che i sindacati - in forme diverse - sono perlomeno riluttanti a siglare. Con il rischio concreto di uno stallo destinato ad innescare una drammatizzazione ulteriore della vicenda.

LO STABILIMENTO GIANBATTISTA VICO, CIFRE E PROSPETTIVE

Lo stabilimento Gianbattista Vico di Pomigliano d‘Arco, alla periferia di Napoli, ex Alfa Sud, occupa circa 5.000 dipendenti diretti, che con l‘indotto salgono a circa 15.000.

Dovrebbe produrre a partire dal prossimo anno la nuova Panda, che sarebbe trasferita dalla Polonia, con una nuova organizzazione produttiva che assorbirebbe interamente l‘attuale organico.

La ristrutturazione comporterà un investimento di circa 700 milioni e la produzione è prevista intorno a 270-280.000 vetture annue.

Per raggiungere questi obiettivi Fiat ha chiesto una nuova organizzazione produttiva, con il passaggio da 10 ai 18 turni settimanali (tre turni giornalieri, compresa la notte, su sei giorni, una nuova organizzazione del lavoro e così via).

Su questo fronte l‘intesa è praticamente definita. Restano altri argomenti di discussione aperti, ma la firma sarebbe ormai possibile.

TRA GLI SCOGLI CHE RESTANO PROBLEMA ASSENTEISMO

Raggiunto l‘accordo sulla sostanza delle richieste Fiat in termini di organizzazione produttiva - turni, orari, pause, mensa - i sindacati vorrebbero fermarsi qui, ma la Fiat vuole affrontare di petto anche quelle che considera anomalie dello stabilimento.

Sul banco degli accusati, ha sostenuto l‘azienda nella trattativa, le punte di assenteismo anomalo che si registrano nello stabilimento in casi particolar: partite di calcio, scioperi con alte percentuali di certificati di malattia, elezioni con alto tasso di partecipazione in qualità di rappresentanti di lista.

Con l‘accordo la Fiat non pagherebbe l‘indennità di malattia ai dipendenti assenti - con certificato medico - quando l‘assenteismo superasse una determinata soglia, salva la possibilità di ricorrere ad una commissione di giudizio.

Allo stesso modo, in caso di elezioni l‘azienda intende dare i permessi retribuiti solo ai presidenti e scrutatori di seggio, negandoli invece ai rappresentanti di lista (come pure prevede la legge elettorale).

La replica dei sindacati è che queste questioni sono regolate dal contratto nazionale o da leggi dello Stato. La deroga richiesta dalla Fiat - dicono - innescherebbe tra l‘altro una serie di ricorsi in tribunale e non risolverebbe i problemi che vanno affrontati in altro modo.

ESIGIBILITA’ DEL CONTRATTO

La norma proposta da Fiat prevede che sulle materie del contratto eventuali proteste non siano considerati scioperi ma infrazioni disciplinari, con la sanzione conseguente per il singolo lavoratore e la sospensione dei diritti sindacali per il sindacato.

L‘obiezione sindacale è che un contratto aziendale non può interferire con il diritto di sciopero (costituzionale e che in caso di sanzioni farebbe scattare altre querelle giudiziarie).

“Si tratta di materie che non sono nella disponibilità del sindacato (scioperi, permessi elettorali) e tanto meno di un contratto aziendale”, dice una fonte sindacale per spiegare la resistenza a superare le obiezioni.

In questi giorni le parti hanno valutato nel dettaglio la situazione. In sindacati hanno esaminato il testo proposto da Fiat, consultato i propri quadri e iscritti, sentito i diversi livelli di organizzazione coinvolti in una vicenda destinata a pesare sulle sorti delle relazioni industriali del prossimo futuro.

Fiat ha misurato le reazioni alla sua proposta e aspetta nuove risposte sindacali.

L‘obiettivo dell‘esigibilità riduce drasticamente i margini per un accordo solo con alcuni sindacati - Cigl, Uil e Fismic ma non Cgil - che sarebbe foriero di nuove tensioni in fabbrica.

L‘incontro di domani verificherà se gli scogli potranno essere superati o aggirati. Se invece permarranno è probabile una ulteriore radicalizzazione, che potrebbe portare la trattativa a nuovi livelli, con il coinvolgimento delle confederazioni sindacali e anche del governo.

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