10 giugno 2010 / 09:09 / 8 anni fa

Italia, Pil 1° trimestre limato a ribasso, trainato dall'export

MILANO (Reuters) - E' stata la domanda estera, 
con la complicità di un euro debole sui mercati valutari, a 
trainare la crescita italiana nei primi tre mesi del 2010.
Lo spaccato di Istat - che oggi ha limato al ribasso il dato 
del Pil del primo trimestre - fotografa una domanda interna di 
consumo ancora negativa e una spesa per investimenti che, pur in 
recupero, offre un contributo solo modesto all'espansione
economica.
Dietro il progresso dello 0,4% trimestrale messo a segno dal 
Pil tra gennaio e marzo (rivisto dal precedente 0,5%) c'è invece 
un contributo dello 0,5% dell'export netto.
"È un dato forte che fa capire come l'Italia riuscirà a 
beneficiare dell'effetto congiunto di una domanda mondiale 
robusta e di un euro che resterà probabilmente debole", commenta 
Fabio Fois di Barclays Capital.
"Nei nostri calcoli le esportazioni italiane extra-Uem 
pesano per il 16% del Pil", aggiunge l'economista sottolineando 
come questo contributo delle esportazioni extra-euro al Pil 
collochi l'Italia immediatamente dietro la Germania.
Su anno Istat ha corretto a 0,5% da 0,6% la variazione del 
prodotto interno lordo.
Nell'ultimo trimestre 2008 il Pil era sceso dello 0,1% su 
base trimestrale e del 2,8% su anno.
Se gli investimenti salgono delle 0,6% su base trimestrale, 
contribuendo al Pil per lo 0,1%, anche grazie alla Tremonti-ter 
che sottrae all'imponibile la metà degli investimenti in 
macchinari, la stretta sui consumi delle pubbliche 
amministrazioni conferma il contributo negativo della spesa di 
queste ultime al Pil.
Nullo l'apporto della spesa delle famiglie.
"Tra le componenti non sorprende l'andamento ancora debole 
dei consumi: del resto non vedo come possano aumentare, anche in 
prospettiva, visto il reddito fermo e l'occupazione debole", 
commenta Giada Giani di Citigroup.
Il potere d'acquisto delle famiglie italiane è calato del 
2,5% lo scorso anno dopo una flessione dello 0,9% nel 2008. La 
disoccupazione è arrivata ai massimi da fine 2001 con l'8,9% di 
aprile.
"Per di più il basso tasso di risparmio italiano non lascia 
ben sperare sulle prospettive per i consumi. Negli altri paesi 
europei il tasso di risparmio è salito e quindi ci sono spazi 
per un recupero dei consumi. In Italia invece è sceso e, non 
potendo scendere ancora, riduce i margini di ripresa dei 
consumi", spiega l'economista di Citi.
Le famiglie sono chiamate a scegliere tra consumi e 
risparmio nell'utilizzo del reddito disponibile. In Italia il 
tasso di risparmio è sceso al 14% da 14,7% di un anno prima, 
sotto i livelli di Francia, Germania e Spagna.
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<p>Operaio di un industria tessile di Como al lavoro (foto d'archivio). REUTERS/Alessandro Garofalo (ITALY)</p>
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