1 giugno 2010 / 07:48 / 7 anni fa

Italia, Pmi manifattura maggio rallenta con Europa

<p>Immagine d'archivio di operai al lavoro in una azienda italiana. REUTERS/Robin Pomeroy (ITALY)</p>

MILANO/LONDRA (Reuters) - Dopo i massimi di tre anni segnati ad aprile la manifattura italiana rallenta il passo, allineandosi a un panorama europeo che nel mese appena concluso ha visto una brusca decelerazione della produzione.

Con un indice Pmi pari a 54,0 da 54,3 di aprile, a maggio l‘Italia si conferma al di sotto della media della zona euro (55,8 da 57,6 del mese precedente) ma riduce il gap rispetto agli altri paesi della moneta unica.

Sulla performance italiana, così come su quella europea, si fanno sentire le pressioni sui costi, con i prezzi delle materie prime spinti al rialzo dalla debolezza dell‘euro.

Il blocco delle 16 nazioni Uem ha risentito dell‘incertezza alimentata dalla crisi del debito della regione e dai timori di un contagio dalla Grecia ad altre economie periferiche.

“C’è stato un rallentamento globale della crescita e nella zona euro c’è una domanda interna sotto tono dovuta alle misure di austerità implementate in alcuni paesi”, commenta Luigi Speranza di BNP Paribas.

Il sottoindice della produzione della zona euro ha registrato una brusca decelerazione - la seconda più forte nella storia dell‘indagine, superata soltanto da quella messa a segno dopo il collasso di Lehman’s - allontandosi considerevolmente dai massimi di quasi 10 anni di aprile di 61,2 e attestandosi a 56,8.

“E’ importante, tuttavia, che il ritmo della crescita sia rimasto robusto, e il rallentamento di maggio senza dubbio riflette in una certa misura una reazione all‘espansione ultra-forte di aprile”, osserva Chris Williamson di Markit.

L‘indice Pmi della zona euro - che ad aprile aveva toccato un massimo di 46 mesi - con la lettura di maggio segna l‘ottavo mese sopra la soglia di 50,0 che separa la crescita dalla contrazione.

RALLENTANO ANCHE GERMANIA E FRANCIA, GRAN BRETAGNA TIENE

Il rallentamento dell‘attività manifatturiera di maggio ha interessato anche la Germania, la prima economia dell‘area, che il mese precedente aveva toccato i livelli più alti dall‘inizio dell‘indagine. La vicina Francia, numero due della zona euro, ha visto la crescita decelerare dopo i massimi di quasi quattro anni di aprile e anche la Spagna ha accusato un calo nell‘indice principale.

Fuori dall‘euro, la manifattura della Gran Bretagna ha invece mantenuto il ritmo di crescita, il più forte degli ultimi 15 anni.

Sulle imprese manifatturiere della zona euro ha pesato un aumento dei prezzi input, con il capitolo ai livelli più alti da luglio 2008 (73,7 da 73,4 di aprile).

La recente debolezza dell‘euro ha fatto lievitare i costi delle materie prime provenienti da fuori dell‘area. Tuttavia, l‘indice dei prezzi output è sceso, indicando che i produttori hanno fatto fatica a trasferire i rincari ai clienti.

Per quanto riguarda in particolare l‘Italia, i prezzi di acquisto a maggio hanno segnato il secondo tasso più veloce di crescita da settembre 2000.

L‘indagine italiana ha anche evidenziato un‘impennata dei nuovi ordini esteri, che con una lettura di maggio a 56,8 mostrano la performance più forte da giugno 2006 grazie anche al deprezzamento dell‘euro.

Le voci produzione e nuovi ordini segnano l‘ottavo mese di espansione anche se per entrambe il ritmo è il più debole degli ultimi tre mesi. La crescita della produzione va collegata, secondo le imprese campione, all‘aumento dei nuovi ordini ricevuti ma anche al bisogno di ristoccare le giacenze dei prodotti finiti.

L‘esigenza di aumentare i livelli produttivi ha ridotto il livello dei tagli di personale, sebbene il mercato del lavoro italiano continui a soffrire: il capitolo occupazione ha registrato il ventottesimo mese consecutivo di declino ma al tasso più debole dall‘agosto del 2008.

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