26 maggio 2010 / 09:19 / tra 8 anni

Istat, Italia una vecchia signora che consuma il patrimonio

di Giselda Vagnoni

<p>Bandiera italiana in foto d'archivio. REUTERS/Miro Kuzmanovic</p>

ROMA (Reuters) - Una ricca signora, ormai quasi immobile e destinata a un rapido invecchiamento, che per mantenere il tenore di vita ha cominciato ad intaccare pericolosamente il suo patrimonio a detrimento di figli e nipoti.

Così descrive l‘Italia l‘ultimo rapporto dell‘Istituto nazionale di statistica sul 2009, l’“anno orribile” dell‘economia, mentre il governo anticipa una manovra biennale da 24 miliardi per evitare al paese l‘attacco speculativo sul debito sovrano subito dalla vicina Grecia.

Il documento fa capire perchè, -- nonostante la ricchezza finanziaria netta delle famiglie sia pari a circa il doppio del Pil e il loro debito in rapporto al Pil sia stato negli ultimi anni di 30 punti percentuali inferiore alla mediana dei principali paesi dell‘euro -- l‘Italia non possa dirsi al riparo dalla crisi.

“Le famiglie detengono una quota cospicua del debito pubblico e la loro situazione patrimoniale è solida ma queste condizioni non garantiscono la sostenibilità di lungo termine”, spiega in una colazione di lavoro il neo presidente dell‘Istat ed ex capo statistico dell‘Ocse Enrico Giovannini. “E’ vero che abbiamo un rapporto ricchezza/debito alto ma lo stiamo erodendo. Se il reddito cresce così poco, ci mangiamo la ricchezza accumulata”.

Tra le maggiori economie europee l‘Italia ha registrato, negli ultimi due anni, la flessione del Pil più accentuata (-6,3%) dopo essere cresciuta nel 2001-2009 dell‘1,4% contro il 10% dell‘area euro.

Lo scorso anno, per la prima volta dal 1995, l‘occupazione in Italia è calata (-1,6% - 380.000 unità) e quella delle donne ha raggiunto il gradino più basso della scala a parte Malta (46,4%). Nel marzo 2010 il numero degli occupati è vicino a quello registrato a fine 2005 e inferiore di oltre 800.000 unità rispetto al massimo di marzo 2008.

La produttività oraria del lavoro si è contratta, nel biennio, del 2,9% collocandosi quasi due punti percentuali sotto il livello del 2000, contro un aumento di 8,7 punti in Germania, 10,4 in Francia, 11,8 in Spagna.

Per la prima volta dall‘inizio degli anni Novanta, nel 2009 il reddito disponibile in termini correnti delle famiglie consumatrici è diminuito del 2,7%. Il reddito disponibile annuo pro capite è oggi inferiore di circa 360 euro rispetto a quello del 2000.

“Ci stiamo mangiando il capitale futuro da lasciare alle nuove generazioni”, dice Giovannini.

Nonostante il valore contenuto del deficit primario il debito pubblico in rapporto al Pil -- “l‘elemento di più forte vulnerabilità del nostro paese”, scrive l‘Istat -- è schizzato lo scorso anno dal 106,1 al 115,8%, il livello più alto nell‘Ue, con un aumento di circa 10 punti percentuali come in Francia, meno dei 13 punti della Spagna ma sopra i 7,2 della Germania.

MANCA POLITICA FISCALE PER FAMIGLIE

L‘Italia è anche il secondo paese più anziano d‘Europa dopo la Germania e l‘Istat stima che nell‘arco dei prossimi 40 anni un residente su tre avrà più di 64 anni (uno su cinque oggi).

Osserva ancora Giovannini: “Da anni abbiamo dimenticato una politica fiscale a vantaggio della famiglia, non ci deve stupire se i risultati sono questi. Abbiamo una bomba ad orologeria che continua a ticchettare”.

L‘Istat calcola che le difficoltà per le donne che fanno vita di coppia e hanno figli, elemento già critico della situazione italiana, si sono accentuate: considerando le 25-54enni e assumendo come base le donne senza figli, la distanza nei tassi di occupazione è di quattro punti percentuali per quelle con un figlio, di 10 per quelle con due figli e di 22 punti per quelle con tre o più.

Nel rapporto l‘Istat si sottolinea come le politiche economiche abbiano sostenuto il reddito disponibile e cercato di contenere l‘impatto della crisi sull‘occupazione, incoraggiando l‘uso della cassa integrazione guadagni. Inoltre la perdita di occupazione ha riguardato soprattutto i giovani che vivono in famiglia, rendendo meno duro l‘impatto complessivo della crisi sulle condizioni dei bilanci familiari.

Ampi segmenti del sistema produttivo sono solidi e altrettanto lo è la posizione patrimoniale di tante famiglie ma ciò non può “far dimenticare le fragilità che la crisi dell‘ultimo biennio ha confermato o accentuato”.

Nel discorso letto in Parlamento, Giovannini ha citato le catteristiche dimensionali e di posizionamento settoriale delle imprese industriali e dei servizi, nonchè la loro scarsa propensione alla ricerca e all‘innovazione.

Due milioni di giovani non studiano e non lavorano e il tasso di disoccupazione giovanile è quasi al 25%; gli investimenti pubblici sono al minimo e allargano il ritardo infrastrutturale dell‘Italia. Il sistema formativo delle giovani generazioni e degli adulti è debole.

Giovannini racconta che un banchiere europeo pochi giorni fa gli ha detto: “Voi europei parlate di speculatori contro l‘Europa ma voi siete un mercato vecchio che non cresce ed è indebitato perchè dovremmo investire su di voi?”.

Nel suo discorso dà questa risposta: “L‘Italia ha dimostrato tante volte la capacità di rispondere a sfide difficili, soprattutto quando gli obiettivi sono stati resi chiari e sono divenuti condivisi. Questo è il compito che ci aspetta tutti, nessuno escluso”.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below