24 aprile 2010 / 08:16 / 7 anni fa

Generali, lungo addio di Bernheim tra lacrime e applausi

di Gianluca Semeraro

<p>Il presidente uscente di Generali Antoine Bernheim. REUTERS/Philippe Wojazer</p>

TRIESTE (Reuters) - Antoine Bernheim si è congedato da Generali con un discorso di addio di quasi due ore, in cui ha ripercorso la sua lunga carriera nella compagnia triestina e ha fatto i migliori auguri ai due amministratori delegati e al futuro presidente Cesare Geronzi.

“Ho una punta di rancore ma non l‘ho manifestata. Sono stato abbastanza pacifico. Sono a favore della pace per i bravi e per quelli non bravi ma sono triste di lasciare questa società in cui ho trascorso 40 anni della mia vita”, ha detto Bernheim in chiusura del suo lungo intervento, costellato da diversi momenti di commozione a cui sono seguiti applausi da parte della platea dei soci.

Ancora applausi da parte della platea quando Bernheim ha deciso di lasciare l‘assemblea prima della messa ai voti delle liste presentate per il rinnovo del Cda. “Non mi vogliono più, me ne vado, andate a intervistare le vedettes che sono i nuovi amministratori”, ha detto ai giornalisti all‘uscita.

“Il mio è stato un lavoro difficile, ero sempre in aereo per i vari paesi europei. Per me era un lavoro full time e spero che il mio successore abbia capacità e voglia di fare altrettanto. Gli auguro molto successo così come agli altri responsabili designati”, ha spiegato Bernheim nel discorso di stamane.

Non sono mancate, tuttavia, le note polemiche. In particolare sulla questione dell‘età, Bernheim - che oggi ha 85 anni - ha sottolineato che “è stata solo un pretesto” per la sua mancata riconferma. “Sembra che io sia un vecchio rimbambito, ma Enrico Cuccia aveva 93-94 anni e guidava ancora Mediobanca che all‘epoca era il crocevia della finanza italiana”, ha spiegato.

Mentre sull‘azionista principale Mediobanca, Bernheim si era espresso nell‘intervista a Il Piccolo. “Nello stato maggiore c’è chi non mi ama perché mi sono sempre battuto per l‘indipendenza di Generali”, ha spiegato, sottolineando come non ritenga che sia Geronzi il regista del suo allontanamento.

“Quando ho iniziato le Generali avevano un fatturato di 1 miliardo e riserve tecniche per 2-3 miliardi, oggi sono a 70 e 320 miliardi. Questo, come potete vedere, dimostra che abbiamo fatto un buon lavoro”, ha poi rimarcato.

CRITICHE PER NUOVA GOVERNANCE, SI’ A PRESIDENZA ONORARIA

Bernheim ha poi speso parole di elogio per i due AD, Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot, quest‘ultimo “talmente buono e gentile da credere che tutto il genere umano sia come lui”.

“Se ho capito bene Perissinotto sarà il Ceo e Balbinot sarà responsabile di tutte le assicurazioni. Questo vuol dire che avrà una responsabilità maggiore perché si occuperà anche dell‘Italia. Per fortuna che tra le tante lingue parla anche l‘italiano”, ha proseguito il banchiere francese.

Sul ruolo futuro di Perissinotto, tuttavia, Bernheim ha detto di non capire “cosa sia il lavoro di un Ceo in una compagnia che si occupa di assicurazioni”.

Per ciò che riguarda la composizione del nuovo consiglio di amministrazione, poi, Bernheim ha espresso rammarico per la mancata riconferma di Claude Tendil e Loic Hennekinne: “Non capisco come mai nel consiglio non siano state rinnovate le persone con le migliori competenze”, ha detto.

Ha invece speso parole di elogio per Ana Patricia Botin, confermata in rappresentanza di Santander, e per Paolo Scaroni, anch‘egli confermato, “persona di grande apertura mentale, unico membro del comitato remunerazioni che si è sempre espresso a mio favore”.

Bernheim ha anche dichiarato che “verosimilmente” accetterà la proposta di presidenza onoraria perché preferisce mantenere comunque un legame con la compagnia.

Infine, il presidente uscente ci ha tenuto a raccontare che il Cae, la rappresentanza sindacale della compagnia, ha votato una mozione per la sua riconferma: “l‘unica volta in cui il sindacato difende il padrone”.

Dopo aver lasciato l‘assemblea Bernheim ha commentato anche la vicepresidenza che sarà riservata all‘imprenditore francese Vincent Bollorè. “Mi risulta che i vicepresidenti non abbiano ruoli operativi a meno che non siano affidate missioni particolari”, si è limitato a dire.

GENERALI DEVE CRESCERE PER VIE ESTERNE MA SERVE AUMENTO

Secondo Bernheim Generali non può evitare di crescere per linee esterne anche perché la crisi offre opportunità di shopping interessanti, ad esempio in Asia.

Tuttavia “non abbiamo i margini di manovra per farlo”, ha sottolineato.

Nell‘intervista a Il Piccolo, Bernheim ha ribadito come sia “logico” un aumento di capitale se l‘obiettivo è la crescita esterna. “Ma Mediobanca non ha mai voluto aumenti di capitale per non diluirsi”, ha aggiunto al quotidiano.

Nell‘intervento in assemblea ha poi svelato un interessante retroscena: Generali è stata in trattative con un potenziale investitore libico per l‘ingresso nel capitale ma uno dei suoi azionisti ha messo il bastone tra le ruote facendo saltare l‘operazione.

“Con l‘amico Tarak Ben Ammar avremmo potuto far entrare nel capitale un socio libico attraverso un aumento di capitale riservato. Il titolo valeva 20 euro, ci accordammo per 25 ma un azionista, di cui non faccio il nome, disse che si poteva fare a non meno di 29 euro e quindi il capitale libico non è arrivato”, ha spiegato. Ieri il titolo ha chiuso a 16,72 euro.

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