20 aprile 2010 / 09:12 / tra 8 anni

Italia, S&P stima crescita Pil 2010 a 0,5%, 2011 a 1%

MILANO (Reuters) - Frenata da una perdita di competitività che scaturisce dal continuo peggioramento della produttività del lavoro, l‘Italia tornerà ad accumulare ritardo rispetto alla zona euro nella fase di ripresa appena partita, annullando alcuni indubbi punti di forza della propria economia.

<p>Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, in foto d'archivio. REUTERS/Sergio Perez</p>

Questo il quadro dipinto dall‘agenzia Standard & Poor’s in una nota di ricerca sull‘economia italiana in cui proietta per quest‘anno un‘espansione del Pil di appena lo 0,5%, rivedendola al ribasso da un precedente 0,7%.

La cifra dell‘agenzia, che ha rating ‘A+’ con outlook stabile sul debito italiano a lungo termine, si confronta con una previsione governativa di 1,1% per quest‘anno.

Per il complesso dell‘area euro S&P ha una stima di 1,2%.

Il divario tra crescita italiana ed europea si aggraverà il prossimo anno quando il Pil dell‘Italia salirà dell‘1%, esattamente la metà di quanto previsto da S&P per i 16 dell‘euro.

Sul 2011 il governo stima una crescita del 2% nel suo Programma di Stabilità aggiornato a gennaio 2010.

“I punti di forza dell‘economia italiana, come il basso indebitamento del settore privato e la tenuta del mercato immobiliare rispetto ad altri paesi della zona euro, potrebbero aiutare a spingere il paese fuori dalla recessione”, scrive S&P.

“Tuttavia le debolezze strutturali, inclusa la bassa crescita della produttività del lavoro e la deteriorata competitività estera, probabilmente freneranno le prospettive di crescita a medio termine”, prosegue.

DEBOLI CONSUMI E EXPORT,INVESTIMENTI ANCORA NEGATIVI IN 2010

Come già durante la recessione, anche in fase di ripresa il governo secondo S&P continua a non avere grossi margini di manovra per spingere l‘economia: il debito quest‘anno raggiungerà il 119% del Pil con una spesa per interessi che supera il 10%.

“La crescita economica dipenderà quasi esclusivamente secondo noi dal settore privato, in particolare consumi, investimenti e commercio estero”.

Quest‘ultimo dovrebbe beneficiare in maniera limitata del deprezzamento dell‘euro mentre continuerà a soffrire per una produttività del lavoro calante che può essere affrontata solo attraverso riforme strutturali e macchinari capaci di incrementare l‘efficienza.

Anche la debolezza dei consumi privati rappresenta una nota dolente per l‘Italia.

Se da un lato la ricchezza delle famiglie italiane è su livelli analoghi a quelli di Francia e Germania mentre l‘indebitamento resta relativamente basso, dall‘altro i redditi reali sono rimasti fermi o sono scesi negli ultimi anni.

A fine 2009 secondo S&P il debito delle famiglie italiane era al 41% del Pil a fronte di una media del 64% per l‘area euro. Analogamente il debito delle imprese non finanziarie era all‘84% in Italia e al 105% nella zona euro.

“Si tratta di una caratteristica importante per l‘Italia nel contesto attuale: i settori privati di numerosi paesi, come Spagna e Gran Bretagna in Europa, devono ridurre l‘indebitamento complessivo, un processo lungo che peserà sul potenziale di crescita economica”.

Ciononostante, i consumi privati non offriranno grosso sostegno alla crescita quest‘anno e il prossimo e la ragione va rintracciata nella debolezza dei redditi, caduti in termini reali negli ultimi tre anni.

Ancora più debole la performance prevista per gli investimenti che continueranno a scendere quest‘anno per crescere solo modestamente il prossimo, depressi dalla capacità inutilizzata nel settore manifatturiero e da prospettive di domanda fiacche.

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