14 aprile 2010 / 17:37 / tra 8 anni

Crisi, sondaggio: per 83% italiani preoccupa ancora

ROMA (Reuters) - L‘Italia si sente ancora in crisi, cala la fiducia nel governo e cresce a sorpresa quello nei sindacati, ancora male la fiducia nelle banche anche se in ripresa. Secondo l‘Osservatorio Confesercenti-Ispo la preoccupazione generale resta all‘83% (circa 40 milioni di persone), anche se c’è un 15% meno pessimista, in rialzo di 4 punti rispetto all‘anno scorso.

E’ quanto si rileva dai dati diffusi oggi dalla Confesercenti.

Il disagio tocca la punta massima fra i disoccupati (94%).

La preoccupazione attraversa anche gli orientamenti politici: più accentuata a sinistra (90%), resta su livelli alti nel centrosinistra (85%) e nel centro (83%) per poi scendere ma non di molto nel centrodestra (78%) e nella destra (76%).

Lo stato di incertezza generale si riflette anche sulla percezione del contributo delle istituzioni. Le meglio considerate sono le Associazioni delle Pmi con un 29% di valutazioni positive (+13 punti rispetto ad ottobre 2009). Al secondo posto gli italiani collocano l‘operato del governo (28% in lieve calo sul 31% di ottobre) e di Regioni ed enti locali (27% rispetto al 26%). In risalita i sindacati (dal 15% di ottobre al 24% odierno) e le opposizioni parlamentari ( 21% rispetto al precedente 12%). Fanalino di coda restano le banche (14%, era il 9% l‘anno scorso).

Il livello di preoccupazione si conferma alto anche quando l‘attenzione si sposta sulla situazione economica dell‘Italia: il 91% del campione si dice molto o abbastanza preoccupato. Guidano l‘allerta-crisi il Sud e le isole (dove il 60% si dice molto preoccupato), tallonati a breve distanza dal nord-est (55%).

Si scende solo di sette punti (84%, invariato rispetto ad ottobre scorso) quando si parla dello stato economico della propria regione di appartenenza. Si risale al 92% quando in campo entra la situazione del mercato del lavoro. I più allarmati sono dirigenti e disoccupati: i primi con il timore di perdere il lavoro, i secondi con quello di non ritrovarlo. Molto elevata anche la considerazione delle difficoltà delle Pmi che secondo l‘81% degli italiani sono state penalizzate più della grandi aziende.

Complessivamente il 51% degli italiani intravede una ripresa tra un anno. Sono queste in particolare le attese di buona parte degli ultra 55enni e degli elettori di destra o centrodestra (un 60% per entrambi) con il 59% seguono i giovani (18-24 anni), imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi. Più ottimisti gli abitanti del Nord-Ovest, molto meno quelli del Sud e delle isole.

Quanto alla situazione economica della propria famiglia preoccupa ancora 2 intervistati su 3. Anche in questo caso però sale l‘ottimismo verso il futuro: tra un anno il 66% ritiene che la situazione della propria famiglia sarà comunque positiva. Sempre a livello di attenzione la questione dell‘accesso al credito: coloro che lamentano difficoltà nell‘ottenere prestiti e finanziamenti passano dal 55% di ottobre scorso al 51% di questo periodo. Giovani e imprenditori restano comunque i soggetti che segnalano i maggiori problemi. E resta quindi insidioso il rischio usura, specialmente per le Pmi nel sud.

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