16 marzo 2010 / 12:49 / 8 anni fa

Grecia, Tremonti: Italia attendista, ragiona anche su Fmi

BRUXELLES (Reuters) - L‘Italia aspetterà la formulazione finale dello schema di sostegno finanziario per la Grecia per decidere in merito alla propria partecipazione a un‘eventuale iniziativa di sostegno. Lo ha detto il ministro dell‘Economia italiano Giulio Tremonti, sottolineando che la decisione finale sullo schema da utilizzare spetta ai capi di Stato e di governo.

<p>Giulio Tremonti in foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

“Noi aspettiamo la formulazione finale poi decideremo... la nostra preferenza è per la soluzione più europea e più coordinata a livello Ue”, ha detto il ministro parlando delle modalità tecniche sul tavolo per sostenere eventualmente Atene.

Tremonti ha aggiunto riguardo alla partecipazione degli altri paesi europei “non penso che nessun paese abbia fatto una scelta finale”.

Tremonti e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli hanno detto che il lavoro svolto dall‘Eurogruppo è stato soprattutto tecnico “si sono affinate le varie ipotesi [di sostegno alla Grecia], si sono visti i pro e i contro delle diverse opzioni”.

Ieri sera il presidente dell‘Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha detto che l‘ipotesi di concedere garanzie ad Atene è passata in secondo piano, dando corpo all‘attesa che un eventuale aiuto potrebbe arrivare attraverso prestiti bilaterali concessi dai paesi europei ad Atene in caso di richiesta.

In un comunicato i ministri della zona euro annunciavano ieri di aver trovato un accordo sulle “modalità tecniche” che permettano di dispiegare velocemente un sostegno per la Grecia, se diventasse necessario.

I ministri europei hanno anche dato l‘appoggio alle misure di austerità aggiuntive varate da Atene per ridurre il deficit all‘8,7% del Pil entro fine anno.

INVESTIMENTO EUROPA IN FMI HA RENDIMENTO BASSO

In un quadro europeo dai contorni ancora poco chiari, Tremonti ha sottolineato in conferenza stampa le ombre, più che i punti di contatto emersi dalla discussione di ieri sera e di oggi.

In particolare il ministro italiano ha ragionato anche sul ricorso al Fondo monetario internazionale per sostenere la Grecia, riaprendo un dibattito sia sulle modalità della rappresentanza dell‘Europa nel Fondo sia sulla possibilità di creare un‘istituzione simile all‘Fmi in chiave europea.

“Se l‘Europa è forte perchè non ricorrere al Fondo monetario internazionale?” si è chiesto Tremonti.

Riguardo al ruolo delll‘Fmi nel porsi come un‘assicurazione finanziaria a sostegno dei paesi che incorrono in crisi debitorie, Tremonti ha detto ai giornalisti che escludere un ricorso della Grecia a Washington “è come stipulare un‘assicurazione, ma non usarla per sè stessi”. “E’ una cosa un po’ sbagliata”.

L‘Italia, però, non intende portare avanti una proposta autonoma, quanto piuttosto seguire la soluzione di consenso che emergerà in sede europea.

Tremonti, poi, ha messo in dubbio anche l‘attuale sistema di rappresentanza dell‘Europa nell‘organismo di Washington, che prevede seggi e constituency divise per i maggiori paesi europei, con una frammentazione del potere e della capacità europea di incidere nelle decisioni prese a Washington.

“L‘investimento europeo al Fondo monetario internazionale ha un rendimento molto basso”, ha detto.

Nell‘ambito di questa riflessione Tremonti non ha scartato l‘idea che si possa costituire un omologo europeo dell‘Fmi, ma ha aggiunto che la proposta avanzata dal ministro delle Finanze tedesco non è mai arrivata formalmente al tavolo dei partner Ue.

DISCUSSIONE SU HEDGE FUND RIMANDATA

Da ultimo il ministro italiano ha preso atto che la discussione sulla bozza di direttiva per regolamentare gli hedge fund è slittata, ma ha detto che su questo tema i lavori tnon si fermeranno. L‘Italia si è schierata con Francia e Germania su questo argomento per vincere le resistenze britanniche contro una maggiore regolamentazione.

L‘obiettivo della presidenza spagnola che ha ritirato l‘argomento dall‘agenda di oggi per cercare di ottenere una maggiore coesione sulla bozza di direttiva è quello di raggiungere un accordo politico entro fine giugno.

Tra i punti della direttiva l‘obbligo per i fund manager di ottenere un‘autorizzazione dall‘autorità competente del proprio paese per operare negli altri paesi europei.

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