15 marzo 2010 / 10:22 / tra 8 anni

Lavoro, Quirinale: ancora nessun orientamento su ddl

ROMA (Reuters) - L‘articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori continua a far discutere.

<p>Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una foto d'archivio. REUTERS/Yves Herman</p>

Il Quirinale ha smentito stamattina di aver già maturato la scelta di non promulgare il disegno di legge Lavoro, dopo che La Repubblica scriveva in prima pagina che Giorgio Napolitano sarebbe pronto a rinviare alle Camere il provvedimento.

La legge approvata la scorsa settimana dal Parlamento dopo un iter di due anni è stata oggetto di polemica perché prevede, fra l‘altro il ricorso all‘arbitrato nelle vertenze di lavoro in alternativa al giudice, come previsto invece dall‘articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

“E’ priva di fondamento l‘indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento”, dice la nota del Colle.

“Il Capo dello Stato, nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali, esamina il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici”.

Apprezzamento per la nota del Quirinale arriva da parte del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che difende la legge.

“Il testo approvato è stato frutto di quattro letture in Parlamento e giovedì scorso tutte le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, tranne la Cgil, hanno condiviso questo istituto avviando il negoziato per definirne l‘applicazione quale opportunità libera tanto per i lavoratori quanto per le imprese”, dice Sacconi in una nota.

La settimana scorsa il governo e una trentina di organizzazioni sindacali, meno la Cgil, hanno sottoscritto una dichiarazione comune che rimuove l‘articolo 18 sul licenziamento per giusta causa dal novero dell‘arbitrato introdotto dal ddl.

Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ritiene che la norma resti incostituzionale perchè costringe di fatto i lavoratori a rinunciare al giudice e optare per l‘arbitrato.

In una nota inviata oggi dal segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, si ribadisce il “giudizio di incostituzionalità” e si precisa che la norma è “sbagliata perché prevede una certificazione del rapporto di lavoro che può contemplare norme diverse dal contratto nazionale e un istituto di arbitrato ‘secondo equità', e cioè che può non tener conto di leggi e contratti, da istituire all‘atto dell‘assuzione, quando il lavoratore è oggettivamente più debole”.

“Inoltre la legge prevede anche un depotenziamento del ruolo del giudice del lavoro che dovrà tenere obbligatoriamente conto di questa certificazione”, dice la Cgil.

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