3 marzo 2010 / 18:24 / tra 8 anni

Fisco, Tremonti: sì a riforma, ma non in tempi brevi

di Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - È arrivato il momento di cominciare a costruire una nuova riforma fiscale sapendo però che non è possibile agire in tempi brevi.

Intervenendo al congresso della Uil, il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti ribadisce che l‘Italia non ha alternative alla politica del rigore e gela le aspettative di chi si aspettava l‘apertura del “cantiere fiscale”.

“Negli anni Sessanta, per costruire l‘attuale sistema ci sono voluti cinque anni. Credo che abbiamo i mezzi per fare una riforma, non possiamo immaginare di farla di colpo, ma bisogna cominciare”, ha detto Tremonti nel corso di confronto dai toni talvolta accesi con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.

Aprendo ieri il congresso, il segretario della Uil Luigi Angeletti aveva chiesto al governo di avviare il confronto subito dopo le Regionali di marzo.

“Quello che dobbiamo fare è costruire un sistema più moderno, efficiente e un po’ meno ingiusto. È arrivato il momento di cominciare il processo di riforma fiscale”, si è limitato a ribadire Tremonti senza scendere nei dettagli.

LOTTA A EVASIONE E CORRUZIONE CON FEDERALISMO FISCALE

Per combattere l‘evasione Bersani ha proposto un patto di fedeltà fiscale sul modello del Trattato di Maastricht, che vincola i governi europei a contenere i disavanzi di bilancio. Tremonti ha risposto con una battuta: “Va bene un patto di fedeltà fiscale ma non a Maastricht, che è un luogo sfortunato: è dove è morto D‘Artagnan”, il celebre personaggio dei romanzi di Alexandre Dumas.

Tremonti non nega la gravità in Italia dei fenomeni di evasione e corruzione ma indica come soluzione il Federalismo fiscale, perché l‘Italia è l‘unico Paese europeo a “non avere fiscalità locale”.

“Il vero costo della politica è la fondamentale immoralità di una quota enorme del sistema di governo”, ha detto Tremonti.

“Credo che entro quest‘anno avremo le prime forme di applicazione del Federalismo fiscale, che si basa sui costi standard, dove i costi standard sono quelli della Lombardia. Siamo convinti che possiamo dare lo standard della Lombardia alle altre regioni”, ha detto Tremonti ribadendo che oggi “da metà Italia in giù tutto il sistema è in default”.

Il confronto si è quindi spostato sul tema delle pensioni. Bersani ha sollecitato una riforma per evitare che le pensioni dei giovani di oggi siano troppo esigue. Tremonti non ha escluso aggiustamenti pur tornando a ribadire che l‘Italia ha il sistema pensionistico “più stabile d‘Europa”.

“Il sistema che porrà dei problemi a partire dal 2030 lo abbiamo fatto insieme. Abbiamo insieme costruito il sistema più stabile d‘Europa, da ultimo con quello che abbiamo fatto noi ad agosto. Dentro quel sistema in prospettiva si possono fare ragionamenti diversi tra generazioni, ma non bisogna dimenticare il bisogno che hanno i vecchi”, ha detto Tremonti a Bersani.

MINACCIA VELATA ALLE MULTINAZIONALI CHE LASCIANO L‘ITALIA

Bersani ha accusato il governo di non aver fatto a sufficienza per limitare la disoccupazione, che ha portato dall‘inizio della recessione nell‘aprile 2008 alla perdita di oltre 600 mila posti di lavoro.

In una replica piccata, Tremonti ha lanciato un avvertimento alle multinazionali che vogliono chiudere gli stabilimenti o ridurre i posti di lavoro in Italia.

Il ministro non ha fatto nomi, ma si riferiva con tutta probabilità ad Alcoa, Glaxo e Severstal.

“Dico una cosa concreta: quando tu hai uno che va via dall‘Italia, una multinazionale, bhé, prima dobbiamo fargli una Tac, perché non è possibile licenziare e non pagare le tasse. Licenzia, ma restituisci gli aiuti di Stato ricevuti”, ha detto Tremonti.

“Vuoi lasciare l‘Italia? Allora è tuo dovere cominciare a pagare le tasse arretrate, vedere se sui siti ci sono debiti pregressi, e allora cominci a vedere che tanti dicono ‘ops! Ho ripensato la mia scelta industriale’”, ha aggiunto Tremonti.

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