1 marzo 2010 / 10:15 / 8 anni fa

Italia, Pil 2009 a -5%, mai così male dall'80

di Francesca Landini

<p>Italia fotografata dal satellite, immagine d'archivio. REUTERS/STR New</p>

MILANO (Reuters) - A fine 2009 il Pil italiano non corretto per i giorni lavorativi è sceso del 5% e, andando a sommarsi a una dinamica di decisa crescita della spesa pubblica, ha spinto il deficit/Pil calcolato ai fini di Maastricht al 5,3% dal 2,7% del 2008. Il dato, al massimo nell‘epoca dell‘euro, è in linea con il target del governo.

Il saldo primario italiano, entrate meno uscite al netto degli interessi sul debito, è tornato in negativo, scivolando a -0,6% del Pil da +2,5% del 2008. Il dato è stato positivo dal 1991 al 2008 compresi.

Il debito/pil, secondo calcoli Reuters, è balzato a 115,8% da 105,8% nel 2008 a fronte di una previsione del governo di 115,1%.

Secondo gli analisti interpellati da Reuters, i saldi di finanza pubblica per il 2009 mostrano una discreta tenuta, soprattutto se confrontati con le difficoltà emerse in altri paesi della zona euro.

“Non vedo per l‘Italia, in termini di conti pubblici, un grosso motivo di allarme” dice Marco Valli di Unicredit. “Certamente uno degli obiettivi da porsi nel medio termine è migliorare sul fronte della spesa corrente primaria”, sottolinea l‘economista.

Nei prossimi mesi il governo deve puntare a un controllo della spesa al netto degli interessi e alla stabilizzazione del fabbisogno, sperando che la ripresa mondiale si consolidi dando vigore al prodotto interno lordo, denominatore dei quozienti deficit/pil e debito/pil.

TENGONO CONTI 2009, MA CORRONO USCITE PRIMARIE

Valli evidenzia che il 5,3% del deficit/pil nel 2009 potrebbe risultare, per la prima volta dalla creazione dell‘euro, migliore del disavanzo medio della zona euro, che la banca stima appena sopra il 6%.

I dati Istat diffusi oggi mostrano entrate totali pari a 47,2% del Pil nel 2009 da 46,7% del 2008.

Salgono di quasi due punti percentuali le uscite totali che risultano sopra la soglia del 50% del Pil a 52,5%.

Quello delle uscite “è un numero decisamente alto, che non vedevamo dal 1996 quando erano il 52,6% del Pil, in sintesi le uscite totali sono tornate a livelli pre Maastritcht, probabilmente spinte dagli stabilizzatori automatici”, commenta Fedele De Novellis di Ref.

“In aggiunta le uscite al netto degli interessi sono pari al 47,5% del Pil, un record storico assoluto”.

Secondo dati Istat, nel 2009 la spesa corrente è salita del 4,2% rispetto al 2008, mentre le entrate correnti si sono ridotte del 3,6%.

D‘altra parte, secondo gli analisti, la politica fiscale molto cauta del governo ha permesso di limitare i danni su l fronte deficit/pil, mentre altri paesi hanno pagato le politiche di incentivi in termini di maggior disavanzo.

“L‘anno scorso il governo ha gestito un trend crescente del fabbisogno, ma nel 2010 bisogna stabilizzare il fabbisogno se non si vuole diventare bersaglio dei mercati con un conseguente allargamento degli spread e maggiori oneri da interessi” dice comunque De Novellis.

RIPRESA POTREBBE AIUTARE CONSOLIDAMENTO BILANCIO

Molto dipenderà anche dalla ripresa: se il recupero dell‘economia si consoliderà, allora l‘azione del governo sarà aiutata da una ripresa del Pil, che aiuterebbe a frenare la dinamica dei quozienti di bilancio.

“Vediamo il Pil salire di 0,9% quest‘anno, appena sotto la media di 1,1% che indichiamo per la zona euro” dice Gilles Moec di Deutsche Bank che vede una “stabilizzazione del deficit nel 2010 e nel 2011”.

Il governo si attende un‘espansione di 1,1% quest‘anno, cifra ritenuta plausibile da Fondo monetario (1%) e da Ocse (1,1%).

I target del programma di stabilità del governo sembrano vicini per quest‘anno, se la ripresa si consoliderà, indicando un deficit a 5% del Pil, un debito a 116,9% e un avanzo primario ancora negativo, a -0,1%.

Più arduo sembrano gli obiettivi per i prossimi due anni, con un deficit che dovrebbe scendere a 2,5% del Pil nel 2011 e tornare sotto il 3% del Pil nel 2012, mentre l‘avanzo primario ritornerebbe in nero in modo da iniziare la manovra di riduzione del debito/pil.

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