23 febbraio 2010 / 12:20 / tra 8 anni

Riciclaggio: indagine su Fastweb, chiesto arresto senatore Pdl

ROMA (Reuters) - L‘ex AD di Fastweb, Silvio Scaglia, e il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo sono tra i destinatari delle 56 ordinanze di custodia cautelare emesse nell‘ambito di un‘inchiesta su riciclaggio e frode per 2 miliardi di euro, che vede indagati anche Telecom Italia Sparkle, controllata interamente da Telecom Italia, e Fastweb -- società per le quali la procura di Roma ha chiesto l‘interdizione all‘attività -- con il suo attuale AD Stefano Parisi.

<p>Carabinieri fuori da un'aula di tribunale. Foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Garofalo(ITALY CRIME LAW POLITICS)</p>

E’ quanto emerge dai documenti investigativi e da dettagli resi noti dagli investigatori in una conferenza stampa, alla presenza del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e dei pm di Roma che hanno condotto l‘inchiesta.

Le due società di telecomunicazione sono indagate “nella persona del loro legale rappresentante pro tempore per il reato di associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata, in quanto operanti in più Paesi, sia nella Ue sia extra Ue; fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio in cambio dell‘aumento dei crediti Iva verso l‘erario, dell‘aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell‘Iva”, si legge nel capo di imputazione delle ordinanze di arresto.

Anche Parisi risulta indagato per associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata.

IL 2 MARZO DECISIONE SU NOMINA COMMISSARIO GIUDIZIALE

La procura ha chiesto per entrambe le società indagate la misura cautelare dell‘interdizione dall‘esercizio delle loro attività, in base alla legge 231 del 2001, quella sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati eventualmente commessi dai proprio funzionari. Misura che -- qualora venisse accolta -- comporterebbe la nomina di un commissario giudiziale per le due aziende. Sarà il gip a decidere in una camera di consiglio fissata il 2 marzo prossimo.

Sia Fastweb che Telecom Italia, con due distinte note stampa, si sono dichiarate estranee alle contestazioni e “parti lese” dei reati eventualmente commessi dagli indagati

Fastweb precisa che i fatti in esame risalgono al 2005-2006, già oggetto di contestazioni, e riguardano una presunta evasione dell‘Iva derivante “da attività truffaldine di terzi” che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori di telecomunicazioni, rispetto ai quali la società “si ritiene estranea e parte lesa”.

Nella sua nota Telecom Italia comunica che si tratta di una “vicenda nota” e che nelle note al bilancio consolidato 2007 “ebbe a rappresentare” che Telecom Italia Sparkle aveva ricevuto “richieste di informazioni da parte dell‘autorità giudiziaria” e che Telecom Italia Sparkle “interruppe i rapporti commerciali con i soggetti indagati”.

Fastweb aggiunge di garantire la “continuità dell‘attività ai clienti e ai 3.500 dipendenti e alle oltre 8.000 persone” che lavorano per la società.

FRODE DA 2 MILIARDI DI EURO

Un comunicato diffuso durante la conferenza stampa stamani in procura spiega che “le indagini hanno accertato che i capitali illegali, riciclati attraverso un sofisticato circuito internazionale finanziario e bancario, provenivano da operazioni commerciali fittizie di acquisti e vendita di servizi di interconnessione telefonica internazionale per un valore di oltre 2 miliardi di euro”.

“Le operazioni sono state realizzate con la compiacenza di alti funzionari amministratori delle società Telecom Italia Sparkle e Fastweb attraverso società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off shore”, si legge nel comunicato, che precisa che parte dei fatti contestati risalgono agli anni 2003-2006.

L‘indagine condotta dai sostituti procuratori Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti, “ha accertato evasione Iva per 400 milioni di euro, un danno allo stato italiano per oltre 365 milioni di euro e mancato versamento attraverso utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 1,8 miliardi di euro”, si legge nella nota.

SCAGLIA ALL‘ESTERO PER LAVORO

Scaglia -- che si dice “estraneo a qualunque reato” -- in una nota ha riferito di essere all‘estero per lavoro ma di aver dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda.

Per Di Girolamo -- eletto nella circoscrizione estera “Europa” -- è stata inoltrata al Senato la richiesta di autorizzazione all‘arresto.

Il senatore risulta indagato perché ritenuto colluso con l‘organizzazione per costituire società internazionali di comodo funzionali al riciclaggio, ma anche per violazione della legge elettorale, in quanto gli investigatori ipotizzano brogli a suo favore nel distretto di Stoccarda, Germania, in occasione delle elezioni politiche del 2008.

Per gli investigatori, sponsor dell‘elezione di Di Girolamo sarebbe stato l‘imprenditore Gennaro Mokbel, già segretario del movimento Alleanza federalista nel Lazio e poi del Partito federalista. Secondo le indagini, Mokbel sarebbe riuscito ad appropriarsi di un cospicuo numero di schede elettorali del distretto di Stoccarda sulle quali era stata apposta la preferenza per Di Girolamo, poi consegnate al consolato italiano.

GLI INQUIRENTI: “COLOSSALE OPERAZIONE DI RICICLAGGIO”

Alcuni indagati sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo -- emesso dal gip di Roma Aldo Morgigni -

- in Usa, Inghilterra e Lussemburgo.

Per gli inquirenti, “la colossale operazione di riciclaggio si articolava su tre fasi”: introduzione dei capitali illeciti nel circuito finanziario legale, accreditando il denaro su conti di società offshore, accesi in Italia, Austria e Inghilterra con operazioni commerciali fittizie. Poi stratificazione, dissimulandole l‘origine illegale attraverso una serie di operazioni per eludere i controlli antiricilcaggio previsti dalla normativa internazionale, con il denaro che veniva depositato presso istituti bancari di Hong Kong, Singapore, Emirati Arabi, Seichelles, Svizzera e Cipro, dove l‘organizzazione aveva accumulato nel tempo enorme liquidità.

La terza fase era quella del reintegro, col recupero di parte dei capitali illeciti attraverso istituti di credito svizzeri, lussemburghesi e sanmarinesi, con investimenti in Italia nell‘acquisto speculativo di diamanti, immobili, gioielli, auto di lusso, ora sequestrati dalle forze dell‘ordine.

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