4 febbraio 2010 / 11:25 / tra 8 anni

Telefonica/Telecom, Berlusconi: siamo per libero mercato

ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto oggi che sui possibili sviluppi dei rapporti tra Telecom Italia e la spagnola Telefonica il governo di centrodestra rispetterà le regole del libero mercato lasciando intendere che potrebbe dare il proprio via libera ad un‘operazione di concentrazione.

<p>La sede milanese di Telecom Italia. REUTERS/Stefano Rellandini</p>

Ma in Parlamento il sottosegretario al Tesoro Luigi Casero ha ricordato che la rete è strategica e che il governo ha il diritto di veto su vendite della società a una compagnia straniera.

Intanto nel pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico si è svolto l‘annunciato incontro fra Claudio Scajola ed i vertici dell‘ex monopolista che si è concluso con l‘assicurazione di Telecom di tenere informato il governo.

“Per quanto riguarda la sostanza di qualche proposta, ricordo che siamo un governo liberale e viviamo, e crediamo sia giusto così, in un‘economia di mercato”, ha detto Berlusconi in una conferenza stampa a palazzo Chigi.

Il Cavaliere ha confermato, tuttavia, di non aver ancora ricevuto “nessuna proposta, nessun progetto”.

Nel pomeriggio Casero, rispondendo ad una interrogazione alla Camera ha detto che, “per quanto esista un intendimento europeo di contrasto” all‘utilizzo della golden share, i diritti speciali sono previsti dallo statuto di Telecom ed il governo valuterà se utilizzarli nel caso “dovessero verificarsi i presupposti per la concreta realizzazione di tale operazione” di fusione.

Casero ha quindi aggiunto che “la rete Telecom è asset strategico per l‘Italia e per il suo sviluppo futuro”.

Nel pomeriggio si è svolto per circa 40 minuti il faccia a faccia tra Scajola e i vertici di Telecom.

“Telecom Italia sta proseguendo nella realizzazione del proprio progetto industriale, comprese le sinergie con Telefonica già inserite nel proprio piano, e sarà cura del vertice di Telecom Italia informare tempestivamente il governo di ogni elemento che ne dovesse modificare il corso”, si legge in una nota di Scajola al termine dell‘incontro.

Scajola dice anche che si è parlato della necessità di sviluppare la rete, “asset strategico”, e che il governo manterrà l‘impegno di superare il digite divide sulla banda larga.

AZIONI IN ALTALENA

Telefonica, secondo operatore europeo di tlc con una capitalizzazione vicina agli 80 miliardi di euro, è il principale azionista del patto che controlla Telecom Italia, 20 miliardi circa di capitalizzazione.

Dopo le parole di Berlusconi il titolo ha allungato il passo in Borsa a +1,4% per poi chiudere a -1,8% meglio però del mercato cedente del 2,55%, mentre a Madrid Telefonica perdeva l‘1,7% a 17 euro per poi chiudere -3,44% a 16,7 euro in un mercato spagnolo che ha perso oltre il 6%.

Un trader non esclude la possibilità che qualcuno abbia letto la dichiarazione del capo del governo come un‘apertura all‘eventuale fusione.

Martedì palazzo Chigi ha smentito un articolo de La Repubblica in cui si sosteneva che l‘esecutivo avesse dato il via libero politico a un‘offerta pubblica di scambio di Telefonica su Telecom a condizione che la gestione della rete fissa di comunicazioni rimanesse in mani italiane.

La smentita non era tuttavia riuscita a spegnere la fiammata delle azioni Telecom che avevano chiuso in rialzo del 6%.

Ad alimentare la speculazione potrebbero aver influito anche le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti del governo che parlano di come risolvere il problema di un‘eventuale governance della rete in caso di fusione.

Sia il vice ministro allo Sviluppo Paolo Romani, che l‘ex ministro delle Comunicazioni e capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri hanno sottolineato la necessità che la gestione resti italiana. Gasparri ha anche espresso la convinzione che il governo riuscirà a trovare “una giusta sintesi”.

Quello che appare verosimile è che le banche azioniste di Telecom Italia - Intesa e Mediobanca - vogliano dismettere le loro partecipazioni in Telecom Italia che da inizio 2007 hanno dimezzato il loro valore, anche per il timore di essere chiamate presto a un aumento di capitale.

E anche che Berlusconi si trovi in una situazione di possibile conflitto di interessi tra il ruolo di azionista di riferimento del gruppo televisivo Mediaset, presente in Spagna con Telecinco, e quello di capo del governo.

“Intesa e Mediobanca spingono per vendere a Telefonica ma devono superare le obiezioni del governo e dell‘opinione pubblica”, ha detto una fonte italiana a Reuters.

Sul Corriere della Sera - quotidiano di cui sono azionisti sia Intesa che Mediobanca - è stata ventilata l‘ipotesi di uno scambio tra Italia e Spagna basato sull‘acquisto di Abertis da parte di Atlantia e sull‘acquisto di TI da parte di Telefonica.

In questo modo, suggeriva l‘articolo, Berlusconi, - che si è battuto per impedire la vendita di Alitalia agli “stranieri” di Air France - potrebbe rendere più accettabile la perdita del controllo italiano su Telecom.

Inoltre, il governo spagnolo non potrebbe più lamentare la mancanza di reciprocità dopo che Enel si è aggiudicato Endesa e la stessa Telecinco, la televisione Prisa Cuatro.

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