2 febbraio 2010 / 08:18 / 8 anni fa

Telecom/Telefonica, Berlusconi smentisce di aver dato ok

di Giselda Vagnoni

<p>Il logo di Telecom Italia. REUTERS/Stefano Rellandini</p>

ROMA (Reuters) - Il governo di Silvio Berlusconi ha smentito stamane di aver dato il proprio via libera politico alla fusione tra Telecom Italia e Telefonica, di cui scrive oggi La Repubblica, ma non ha convinto del tutto il mercato e le azioni del gruppo italiano mantengono un buon guadagno dopo un balzo di quasi il 9%.

Il quotidiano, controllato dal gruppo di Carlo De Benedetti vicino all‘opposizione di centrosinistra, scrive in prima pagina che l‘esecutivo di centrodestra avrebbe autorizzato un‘offerta pubblica di scambio di Telefonica su Telecom Italia a condizione che la gestione della rete nazionale di telecomunicazioni rimanga in mani italiane.

“La presidenza del Consiglio smentisce nella maniera più totale: nessun incontro, nessun contatto, nessun paletto come riferito nell‘articolo”, dice la nota trasmessa poco dopo le 9,20.

Dopo qualche minuto, da Gerusalemme, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola nega che ci sia alcun parere favorevole del governo e indica per giovedì un incontro con l‘amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, più volte annunciato negli ultimi giorni.

“Ci sono molte parole, molte chiacchiere, troppe”, aggiunge il ministro.

Telecom Italia e Telefonica non hanno commentato.

Sull‘articolo de La Repubblica le azioni di Telecom sono schizzate fin dai primi scambi arrivando a toccare +8,7%. Alle 15,30 il titolo riduce il rialzo al 5,46% a 1,1400 euro con volumi molto sopra la media, oltre 321 milioni.

Alla stessa ora i titoli di Telefonica erano in calo dell‘1,18% a 17,120 euro.

Gli operatori dicono che il mercato sembra dare più credito di prima alle voci di fusione che circolano da diverso tempo.

Un analista si spinge a dire che l‘offerta di Telefonica potrebbe concretizzarsi a breve sulla base delle quotazioni depresse di Telecom e nell‘ambito di un processo di consolidamento europeo in via di accelerazione.

“Per me c’è l‘80% di possibilità di un accordo entro i prossimi due o tre trimestri”, ha detto Michael Kovacocy di Daiwa. “Sarebbe un buon affare per gli spagnoli perchè comprerebbero a prezzi economici”.

Le azioni di Telecom Italia hanno dimezzato il loro valore da inizio 2007 e la capitalizzazione del gruppo è ora di 19,6 miliardi di euro contro i 79 miliardi di Telefonica.

IL NODO DELLA GESTIONE ITALIANA DELLA RETE

A tenere alta la speculazione potrebbero aver influito anche le recenti dichiarazioni, ribadite oggi, di Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo economico con delega per le Comunicazioni.

Romani ha sottolineato che sulla vicenda l‘esecutivo può solo esercitare un‘opera di moral suasion con i soci italiani di Telecom - Mediobanca, Intesa e Generali - perchè non appoggino un‘operazione che porterebbe il controllo del gruppo italiano nelle mani di quello spagnolo.

Alimentando l‘impressione di un‘apertura condiizonata del governo italiano alla vendita di Telecom a Telefonica, Romani ha anche precisato che nel caso di un‘eventuale fusione con gli spagnoli non si potrà espropriare la rete.

“La governance oggi è italiana con un socio straniero. Se la testa e il cuore sono fuori dall‘Italia il rischio è che la rete possa impoverirsi di qualità tecnica in quanto necessita di impegni e investimenti continui. Ritengo che questo sia un problema che il governo non possa non affrontare in maniera seria”, ha detto Romani oggi ai giornalisti in parlamento.

L‘accento sulla italianità della gestione della rete è stato risottolineato oggi da Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl alla Camera.

L‘ex ministro delle Comunicazioni premette in una nota che “finora ogni ipotesi fatta sui termini della fusione tra Telecom e Telefonica rientra nell‘ordine delle congetture”. Poi dice che, sebbene non ci sia nulla di certo, “il governo farà di tutto per trovare la sintesi giusta per preservare l‘italianità dell‘azienda”. E sollecita: “La gestione della rete e il suo sviluppo restino italiane”.

GLI INTERESSI DELLE BANCHE AZIONISTE

Se da un lato, dicono gli osservatori, le indiscrezioni de La Repubblica potrebbero mirare anche a screditare un governo che si è vantato di aver impedito la vendita della compagnia di bandiera Alitalia agli ‘stranieri’ di Air France, dall‘altra è da tenere in considerazione il fatto che le voci su Telecom/Telefonica hanno ripreso corpo dopo un articolo del Corriere della sera del 23 gennaio.

Nel pezzo di Massimo Mucchetti pubblicato in prima pagina dal Corriere - di cui sono azionisti Mediobanca e Intesa - si ventilava uno scambio tra Italia e Spagna basato sull‘acquisto di Abertis da parte di Atlantia e sull‘acquisto di Telecom Italia da parte di Telefonica.

In questo modo Berlusconi potrebbe rendere più accettabile la perdita del controllo italiano su Telecom e il governo spagnola non potrebbe più lamentare la mancanza di reciprocità dopo che Enel si è aggiudicato Endesa e la stessa Mediaset, controllata da Berlusconi, la televisione Prisa Cuatro.

“Intesa e Mediobanca spingono per vendere a Telefonica ma devono superare le obiezioni del governo e dell‘opinione pubblica”, ha detto una fonte italiana a Reuters commentando l‘articolo del Corriere.

- ha contribuito da Gerusalemme Valentina Rusconi

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano.

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