26 gennaio 2010 / 20:26 / 8 anni fa

Draghi chiede ai banchieri rafforzamento patrimoniale

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Durante il tradizionale incontro con i sei principali istituti di credito italiani, il governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi ha spronato i banchieri a proseguire le azioni di rafforzamento patrimoniale anche in relazione agli sviluppi della regolamentazione internazionale.

Lo riferisce una fonte vicina ai partecipanti aggiungendo che nella riunione a palazzo Koch è stata confermata l‘aspettativa di un impatto negativo sul conto economico delle banche nel 2009 e nel 2010 dell‘aumento delle perdite su crediti collegato alla congiuntura negativa.

Una seconda fonte aggiunge che Draghi ha anche chiesto informazioni sulla destinazione dei fondi recuperati con lo scudo fiscale che ha regolarizzato 95 miliardi di euro esportati illecitamente all‘estero.

Altro argomento trattato dai banchieri con il direttorio è stato quello delle loro remunerazioni e degli altri manager.

“Le banche hanno illustrato i progressi già fatti e i programmi di azione che verranno attuati entro la prima parte dell‘anno”, ha detto la prima fonte.

Nell‘incontro si è comunque parlato soprattutto della situazione del credito in Italia e della valutazione delle nuove regole sui requisiti patrimoniali.

Poiché i segnali di ripresa dell‘attività produttiva sono ancora fragili e differenziati tra i diversi settori di attività economica, il fabbisogno finanziario e la domanda di credito da parte di molte imprese rimangono deboli, dice la prima fonte.

“Sono in miglioramento le condizioni di accesso al credito. Le condizioni di liquidità sono migliorate e si avvicinano alla normalità”, aggiunge.

Nel Bollettino economico di metà gennaio, gli economisti di Bankitalia hanno stimato una ripresa lenta per l‘Italia dopo il meno 6% messo a segno nell‘ultimo biennio: un aumento del Pil dello 0,7% per quest‘anno e dell‘1% per il prossimo.

Il direttore generale dell‘Abi Giovanni Sabatini ha previsto che quest‘anno le sofferenze bancarie al netto delle svalutazioni crescano del 27% dal più 34,4% l‘anno scorso.

VIGNI: BASILEA NON PENALIZZI BANCHE ITALIANE

All‘incontro dovrebbero aver partecipato i top manager di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Mediobanca, oltre a Antonio Vigni, direttore generale di Mps, Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca e il presidente dell‘Abi Corrado Faissola.

Subito dopo la riunione in via Nazionale, Vigni si è limitato a dire che l‘incontro “è andato bene” e ha confermato in Parlamento che “il miglioramento della congiuntura reale prosegue a ritmi ridotti e ha difficoltà a consolidarsi”.

“L‘aumento di produzione, ordini e fatturato industriale è contenuto e riguarda soprattutto imprese strutturate e con prodotti di qualità, sebbene vada diffondendosi”, ha detto Vigni alla commissione Industria del Senato.

Ai senatori Vigni ha ribadito la richiesta del sistema bancario italiano di requisiti patrimoniali più stringenti per le banche d‘investimento e più elastici per quegli istituti che, come in Italia, prilegiano l‘attività commerciale di raccolta ed erogazione di impieghi.

Il timore, infatti, è che con le nuove regole di Basilea sui requisiti patrimoniali sarà più difficile per le banche sostenere l‘economia finanziando le imprese.

Secondo il direttore generale di Mps, Basilea III deve essere un‘occasione per un effettivo “level playing field”, ossia per una armonizzazione delle regole del gioco, ma “bisognerà tenere conto dei diversi modelli di business, più stringenti per gli operatori con attività più rischiose”, meno per banche come quelle italiane con attività tradizionale a supporto del territorio e delle imprese.

Vigni ha sottolineato alcuni punti di attenzione: la deducibilità dal patrimonio delle “deferred taxes asset”, delle partecipazioni e delle minorities; la necessità di un periodo di transizione per sostituire gli attuali ratio patrimoniali; la necessità di introdurre buffer anticiclici; l‘opportunità di introdurre il leverage ratio come misura accompagnatoria a quella dei ratio patrimoniali basata su dati “assolutamente confrontabili”.

Il mese scorso Draghi, che è anche presidente del Financial Stability Board, ha cercato di smorzare le preoccupazioni dei banchieri italiani sul potenziale effetto negativo di una revisione dei requisiti patrimoniali da parte del comitato di Basilea.

Draghi ha detto che le proposte pubblicate da Basilea sono a un livello ancora embrionale, saranno introdotte in modo graduale e dovrebbero avere un impatto contenuto sugli istituti di credito italiani.

In ogni caso l‘azione di rafforzamento patrimoniale già attuata nel 2009 dalle banche italiane “dovrà continuare anche in relazione agli sviluppi della regolamentazione internazionale”, avrebbe detto Draghi secondo le fonti.

- ha contribuito Stefano Bernabei

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