18 gennaio 2010 / 14:51 / tra 8 anni

Uganda, dopo Tullow, Eni attende indicazioni da Kampala

* Ultima parola spetta a governo ugandese

<p>Il ministro degli Esteri Franco Frattini. REUTERS/Max Rossi</p>

* Impatto sul titolo al momento marginale

MILANO/LONDRA (Reuters) - Finisce in stand-by l‘acquisizione del 50% di due blocchi petroliferi ugandesi per 1,5 miliardi di dollari, annunciata lo scorso 23 novembre, che, nelle intenzioni dell‘Eni, dovrebbe fare aumentare la produzione giornaliera di 50.000 barili di petrolio equivalente dal 2014.

A mettersi di traverso la Tullow Oil, che ha ieri deciso di esercitare il diritto di prelazione sul 50% e sull‘operatorship dei blocchi 1 e 3A messi in vendita da Heritage. La palla a questo punto è nelle mani del governo di Kampala al quale spetta comunque l‘ultima parola sulla vendita. Non è un caso che il gruppo petrolifero italiano abbia deciso di attendere indicazioni dal governo ugandese prima di rescindere il contratto di compravendita precedentemente firmato con Heritage.

Il mercato non sembra penalizzare più di tanto il titolo del colosso dell‘energia italiano: l‘importo dell‘investimento è ridotto anche se il deal potrebbe essere rilevante a livello strategico.

Alle 14,30 Eni è invariata a 18,35 euro. L‘indice settoriale europeo fa decisamente meglio con un balzo dello 0,5%.

“L‘impatto sul titolo di una eventuale marcia indietro di Eni è comunque limitato. Si tratta di un investimento contenuto e il mercato sta dando la risposta giusta”, sottolinea un‘analista di una banca d‘affari.

In Uganda Tullow, oltre a detenere il 50% di questi due blocchi situati nel bacino del lago Albert, controlla anche il 100% del blocco 2. L‘anno scorso Tullow ha iniziato un processo per vendere fino al 50% dei suoi asset ugandesi. Ma, a inizio del 2010, la società inglese ha deciso di cambiare strategia e adesso punta a cedere solo il 50% della partecipazione nel blocco 2, e il 50% dei due blocchi che Heritage Oil aveva deciso di vendere a Eni, mantenendo per sè l‘operatorship, come ha riferito a Reuters l‘AD Aidan Heavey. Il manager ha comunque aggiunto che, in ogni caso, Eni non è nella short list di possibili acquirenti di asset in Uganda.

Heavey ha poi sottolineato che che i segnali provenienti dal governo vanno verso un appoggio alla mossa della società britannica.

ULTIMA PAROLA SPETTA A GOVERNO, FRATTINI IN UGANDA

La scorsa settimana il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha incontrato esponenti del governo ugandese, caldeggiando una conclusione favorevole degli accordi in ragione degli ingenti investimenti che il gruppo italiano si appresterebbe a realizzare, secondo quanto riporta la stampa.

Avvicinato poco fa a margine di un convegno a Roma, il ministro si è limitato a dire che “c’è un‘offerta di Eni e di una concorrente. Aspettiamo una risposta dal governo ugandese che non ci ha dato tempi”.

Il ministro del Petrolio ugandese, Hillary Onek ha oggi detto a Reuters che Kampala attende di vedere i docuumenti sulla vendita degli asset di Heritage Oil, sottolineando che le due società petrolifere non hanno consultato il governo su queste operazioni.

“Il governo non ha formalmente ricevuto i documenti sulla vendita. Quando li avremo li guarderemo e decideremo se approvarlo o meno”, ha sottolineato il ministro. Che ha aggiunto: “Heritage non ci ha consultato sulla cessione dei suoi asset a Eni e neanche Tullow ci ha informato sull‘esercizio del diritto di prelazione”.

Per Eni il deal ugandese sarebbe comunque molto importante, come spiegò l‘AD, Paolo Scaroni, il giorno della firma dell‘accordo con Heritage lo scorso novembre: l‘Africa sub sahariana rappresenterà per il gruppo petrolifero italiano il 25% di tutta la produzione giornaliera, pari a 500.000 barili, a fronte dei 450.000 di oggi, dal 2014 in avanti.

“Ci attendiamo a regime che la nostra produzione ‘equity’ sia superiore ai 50.000 barili al giorno. La prima produzione ci sarà nel 2014. Si tratta di un progetto importante per noi che ci dà riserve a costi bassi, fra 5-6 dollari al barile”, sottolineò il manager.

-- ha collaborato Daniele Mari

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