15 gennaio 2010 / 12:37 / tra 8 anni

Mediaset, stato agitazione per dipendenti e nuovo sciopero

<p>Pier Silvio Berlusconi, vice presidente Mediaset. Immagine d'archivio. REUTERS/Tony Gentile</p>

MILANO (Reuters) - Dopo lo sciopero degli scorsi 10 e 11 gennaio -- il primo nella storia del gruppo -- i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e i dipendenti di Mediaset hanno indetto lo stato di agitazione, annunciando un‘altra giornata di protesta in data da destinarsi, contro l‘esternalizzazione delle attività di sartoria, trucco e acconciatura.

Ieri, al termine di un incontro con i diversi sindacati e un rappresentante dell‘azienda, è stato indetto lo stato d‘agitazione “con immediato blocco delle prestazioni di lavoro straordinario” e proclamato “una ulteriore giornata di sciopero nazionale per l‘intero Gruppo Mediaset, del quale definiranno quanto prima la data”, come si legge in una nota dei sindacati in cui si precisa che da oggi si svolgono assemblee dei lavoratori.

I dipendenti del Biscione temono che la decisione di esternalizzare le attività di sartoria, trucco e acconciatura possa portare a perdere il posto mentre i sindacati temono che le esternalizzazioni possano riguardare in futuro anche altri settori, sedi o attività del gruppo.

Mediaset -- che nei giorni scorsi ha detto che nessuno dei dipendenti verrà licenziato -- ieri ha spiegato che la cessione del ramo d‘azienda “fornirebbe garanzie occupazionali (durata della commessa di cinque anni), mantenimento delle attuali condizioni retributive, anche tenendo conto dell‘Accordo Integrativo Aziendale”.

Come si legge nella nota, “l‘azienda ha smentito che vi siano cambiamenti d‘impostazione rispetto agli impegni di sviluppo sulla produzione dei contenuti” e “ha risposto che non sono previste ulteriori operazioni di cessione di rami d‘azienda in tutto il Gruppo”.

“Ha invece confermato -- prosegue la nota -- che Mediaset intende proseguire nella diversificazione delle attività sulle piattaforme tecnologiche, nello sviluppo delle produzioni, assicurando investimenti sui Centri di produzione di Milano e Roma, garantendo le attività all‘interno”.

Al termine dell‘incontro di ieri i sindacati -- che hanno ribadito la propria insoddisfazione -- hanno chiesto all‘azienda di “offrire ulteriori elementi di chiarezza a garanzia del percorso di sviluppo strategico, attraverso la presentazione di un documento programmatico nel quale siano chiaramente indicate le scelte produttive, organizzative ed occupazionali”. E “in tale quadro si dichiarano disponibili ad esaminare soluzioni interne atte al miglior utilizzo del personale di sartoria, trucco e acconciatura”.

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