15 gennaio 2010 / 11:47 / 8 anni fa

Eurogruppo, Juncker rivendica appoggio Francia, visita Eliseo

BRUXELLES/PARIGI (Reuters) - A ormai soli tre giorni dalla prevista conferma alla presidenza dell‘Eurogruppo, il primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker si è detto ieri certo del sostegno francese al proprio programma politico per i prossimi sei mesi.

<p>Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo, con Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo. REUTERS/Thierry Roge</p>

Lo ha sostenuto ieri sera, al termine di un bilaterale con Nicolas Sarkozy all‘Eliseo, aggiungendo di non essere contrario alla proposta caldeggiata dalla Francia che l‘Eurogruppo possa all‘occorrenza convocare vertici ma soltanto in circostanze eccezionali.

“Siamo d‘accordo - e su questo non c’è da meravigliarsi - che occorre un rafforzamento nel coordinamento delle politica economiche” spiega il numero uno dell‘Eurogruppo.

“Ho illustrato nel dettaglio le mie idee in proposito; il presidente della Repubblica si è detto d‘accordo sui grandi assi di quella che sarà l‘azione dell‘Eurogruppo nei prossimi anni” aggiunge.

Jean-Claude Juncker rivendica inoltre l‘appoggio di Parigi alla propria conferma nel ruolo di ‘mr euro’, presidente dell‘Eurogruppo inteso come forum per il coordinamento di politica economica dei sedici paesi euro la cui esistenza è formalmente riconosciuta dall‘entrata in vigore del trattato di Lisbona.

Alla carica di presidente dei sedici ministri finanziari Uem potrebbe venire confermato già lunedì sera in sede Eurogruppo, se non altro alla luce della mancanza di concorrenti.

Si sono infatti sempre ieri sciolti i già sottili equivoci in merito alle chances di Giulio Tremonti.

L‘Italia, ha detto l‘inquilino di Via XX Settembre, non avanzerà alcuna candidatura, smentendo che egli stesso sia mai stato interessato alla carica Juncker.

“Ho parlato con il presidente del Consiglio e abbiamo convenuto che non ci sarà e, per quel che mi riguarda, non c’è mai stata una candidatura italiana” ha dichiarato Tremonti al termine di un pranzo a Roma la collega spagnola Elena Salgadom secondo cui il ministro italiano sarebbe invece stato “un canditato eccellente e lo resta per il futuro”.

IN DICEMBRE FRANCIA AVEVA CHIESTO PIANO SU RUOLO ‘MR.EURO’

Al di là delle passate divergenze con la Francia sul grado di approfondimento del programma politico di ‘mr euro’, di una conferma del lussemburghese per i prossimi due anni e mezzo si sono dette certe anche fonti europee vicine ai lavori preparatori delle riunioni Eurogruppo ed Ecofin della prossima settimana.

“Illustrerà lunedì il programma di lavoro per il 2010 ma lo fa tutti i semestri” spiega una fonte, aggiungendo che il più anziano membro dell‘Eurogruppo può coomunque essere “ottimista” sulla rielezione, “non avendo finora udito nulla che potrebbe mettere in forse la decisione che verrà adotatta lunedì sera”.

Giochi quindi sulla carta chiusi per il lussemburghese.

In occasione della riunione del primo dicembre scorso, primo incontro Eurogruppo dall‘entrata in vigore del trattato di Lisbona che ne muta la natura da informale a formale, i sedici sono di fatto giunti a un‘intesa su Juncker. Alcuni di loro hanno però chiesto l‘elaborazione di un programma specifico, cosa che Juncker non sembra aver finora fatto né avere intenzione di fare.

Era stata in particolare la Francia a chiedere in più occasioni che il lussemburghese presenti una tabella di marcia ambiziosa per il rafforzamento della coordinazione.

Oltre a obiettivi e priorità, Parigi vorrebbe dal presidente una riflessione sui mezzi necessari a raggiungere la meta prefissata, in particolare l‘eventuale costituzione di un segretariato permanente.

Per quanto riguarda il primo punto il premier lussemburghese ha spiegato che l‘Eurogruppo è diventato “una formazione più riconosciuta, dunque sarà necessario essere maggiormente pro-attivi rispetto all‘esterno, come non mancherò di fornire esempi concreti nei giorni a venire”.

Quanto invece al tema del segretariato generale, il numero uno dell‘Eurogruppo ritiene si tratti di qualcosa di poco essenziale.

“Vorrei avere a disposizione a livello di squadra un gruppo di quattro o cinque alti funzionari dell‘Unione europea che mi appoggino nell‘analisi dei contributi forniti dalla banca centrale o dalla Commissione, in modo da garantire una maggiore economia dell‘Eurogruppo”.

Juncker, che dispone oggi soltanto di due collaboratori per la presidenza dell‘Eurogruppo, aggiunge di aver inoltre già fatto ricorso a esperti esterni - il riferimento è in particolare al centro studi Bruegel - nell‘intento di dotare il forum di una “capaità di analisi propria”.

Sull‘ultimo tema, l‘ipotesi di riunire vertici di capi di Stato e di governo dei sedici caldaggiata da Francia e Spagna ma osteggiata dalla Germania - Juncker si dichiara infine favorevole ma a patto che “si prestino agenda e ordine del giorno”.

“Tenere riunioni regolari a intervalli di tre o sei mesi non mi pare saggio, se però ce lo richiede una tragedia monetaria o economica allora sono favorevole” sottolinea.

Questo tipo di vertici si è peraltro tenuto finora una sola volta, su richiesta dalla Francia, durante la crisi finanziaria del 2008.

A chi gli chiede se le attuali difficoltà della Grecia possano giustificare la convocazione di un summit Juncker risponde: “credo siamo in grado di gestire i problemi greci a livello di ministri delle Finanze; se però la crisi dovesse peggiorare - anche se non lo credo - e si dovessero adottare decisioni più gravi, sarebbe in quel caso compito dei capi di Stato e di governo”.

Per concludere sul tema Grecia, ‘mr euro’ non ritiene “opportuno e benvenuto” un sostegno ad Atene da parte del Fondo monetario internazionale.

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