14 gennaio 2010 / 13:49 / tra 8 anni

Fiat, sciopero nel gruppo per 4 ore il 3 febbraio

ROMA (Reuters) - Fiom, Fim, Fismic e Uilm hanno indetto uno sciopero nel gruppo Fiat di 4 ore per il 3 febbraio.

<p>Il logo della Fiat. REUTERS/Rebecca Cook</p>

Lo si legge in una nota a firma delle quattro organizzazioni che ha confermato l‘indiscrezione proveniente da un fonte sindacale presente all‘incontro di questa mattina fra Fim, Fiom, Uilm e Fismic.

I sindacati protestano contro il piano di riorganizzazione della Fiat che prevede, tra l‘altro, la chiusura dal 2012 dello stabilimento in Sicilia di Termini Imerese, decisione definita dall‘ad Sergio Marchionne “irrevocabile”.

Nel comunicato diffuso al termine dell‘incontro si legge anche che “le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno deciso di avviare la mobilitazione dei lavoratori di tutto il Gruppo Fiat con una prima iniziativa nei confronti della stessa Fiat e del Governo allo scopo di rilanciare il settore automotive nel nostro Paese”.

In serata il ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso una nota in cui si dice che il tavolo per Termini Imerese è stato convocato per il 29 gennaio. Nel comunicato Claudio Scajola si dice convinto che sarà possibile trovare una soluzione per far restare l‘impianto Fiat nel settore dell‘Automotive, come richiesto dai sindacati.

Antonino Regazzi, segretario nazionale della Uilm, ha spiegato a margine della riunione “che i sindacati partono dal presupposto che in Italia non ci sia un eccesso di capacità produttiva, come in altre aree del mondo. Da noi si vendono più di due milioni di auto all‘anno e abbiamo impianti che potrebbero arivare a produrre 1,6 milioni di vetture e invece si fermano a 650 mila, quindi non si può parlare di capacità in eccesso”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Gianni Rinaldini, responsabile per il settore dell‘auto della Fiom: Fiat e governo “pensano di poter chiudere stabilimenti in un paese che è importatore di auto, questo noi pensiamo che non si possa fare”.

Di qui la richiesta ribadita all‘unisono di mantenere la produzione di auto anche a Termini Imerese, la cui chiusura è vista dai sindacati come una anticipazione di altri e più gravi problemi: “Lo spostamento della produzione della Panda a Pomigliano è un fatto positivo ma contingente quando si sentono voci di vendita dell‘Alfa” che viene prodotta soprattutto nello stabilimento campano, dice ancora Rinaldini.

Tutti sostengono la necessità che non si scambino le produzioni negli stabilimenti italiani: noi non vogliamo Ikea o centrali nucleari al posto della Fiat a Termini Imerese, sintetizza Rinaldini.

Alla riunione le quattro sigle sindacali si sono presentate con posizioni differenziate: la Uilm con la richiesta di una fermata limitata a due ore, la Fim Cisl a 4 mentre la Fiom era più favorevole ad una fermata di 8 ore.

Ha prevalso la via mediana anche perchè fra i sindacati è diffusa la sensazione che “la trattativa sarà molto lunga e quindi non conviene disperedere le energie”.

I vertici dei quattro sindacati temono a questo punto soprattutto l‘atteggiamento del governo.

Scajola, ha detto ancora Regazzi, “alle prime riunioni era sulle nostre posizioni, ma poi ha cambiato posizione e si è aperto a qualsiasi soluzione per Termini Imerese”.

Roberto Di Maulo, segretario Fismic, riassume la posizione delle quattro organizzazioni dicendo: “Non si tratta solo di Termini ma del fatto che il più importante gruppo industriale italiano va definendo fuori dai confini italiani il baricentro del suo piano industriale senza comunicarlo al governo e ai sindacati”.

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