14 gennaio 2010 / 08:54 / tra 8 anni

Fiat, Marchionne ribadisce chiusura Termini in mezzo a proteste

DETROIT (Reuters) - L‘AD di Fiat ha ribadito ieri, nel corso di un evento serale a Detroit, che la casa automobilistica non cambierà idea sul progetto di chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, sottolineando che l‘industria europea dell‘auto ha bisogno di ridurre la capacità produttiva senza l‘interferenza dei governi.

<p>L'AD di Fiat Sergio Marchionne ieri all'Automotive News World Congress a Detroit. REUTERS/Rebecca Cook</p>

Intervenendo all‘Automative News World Congress, Sergio Marchionne è stato interrotto due volte da alcuni dimostranti mentre spiegava le difficoltà che l‘industria continua ad affrontare anche dopo che la crisi finanziaria ha portato alla bancarotta lo scorso anno Chrysler e GM.

Un uomo ha più volte gridato in italiano “vergogna” prima di essere accompagnato fuori dalla sala dalla sicurezza. Altri dimostranti hanno esposto uno striscione di protesta in un‘altra sala.

Marchionne ha poi detto che Fiat non ha nulla da aggiungere ai lavoratori di Termini Imerese che in questi giorni stanno protestando, anche con scioperi, contro la programmata chiusura, prevista dopo il 2011, dello stabilimento siciliano.

“Abbiamo deciso di chiudere un impianto in Sicilia. Questa decisione è irreversibile”, ha affermato il manager.

Parlando delle difficolta dell‘industria europea dell‘auto, Marchionne ha spiegato che il tasso di utilizzo della capacità potrebbe calare al 65% nel 2010 dal 75% dell‘anno appena chiuso, con vendite attese ampiamente in calo.

“I produttori europei semplicemente non chiudono impianti. Infatti, sono sempre stati pagati per non farlo”, ha osservato l‘AD, riferendosi ai sussidi governativi che hanno “distorto” il settore europeo dell‘auto.

Marchionne ha poi ricordato che soltanto sei grandi big dell‘industria sopravviveranno per diventare player globali nei prossimi dieci anni.

Infine, il manager ha dichiarato che Chrysler sta pensando di rivolgersi a un tribunale per contestare una legge Usa, approvata a novembre, che consente ai concessionari di rifiutarsi di negoziare con la casa automobilistica per mantenere gli accordi di franchise, come conseguenza di un fallimento. Una norma che, secondo Marchionne, potrebbe “non essere costituzionale”.

Chrysler ha interrotto accordi di franchise con circa 790 concessionari Usa, il 25% del totale.

Parlando di Chrysler, l‘AD ha poi rilevato che la liquidità della casa statunitense è superiore a quella di novembre ed è pari a circa 6 miliardi di dollari.

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