3 dicembre 2009 / 17:05 / tra 8 anni

Draghi, Bce più vicina dopo insuccessi Italia in Europa

di Luca Trogni

<p>Il presidente della Bce Jean Claude Trichet, a destra, e il governatore di Bankitalia Mario Draghi l'8 ottobre scorso a Venezia. REUTERS/Stefano Rellandini</p>

MILANO (Reuters) - D‘Alema, Tajani, Tremonti. Tre storie di insuccesso italiano nel Veccho Continente che potrebbero avere una ripercussione positiva nel medio termine: la nomina di Mario Draghi al posto di Jean-Claude Trichet nell‘autunno 2011 alla guida della Bce.

Dopo il nulla di fatto delle ultime settimane si è creata “una congiuntura astrale irripetibile per l‘Italia” sintetizza un Ecb-watcher che preferisce non essere citato. “Alla Commissione Ue può facilmente capitare che venga scelto un candidato di mediazione, caratteristica che può prevalere su quello delle capacità. Per la presidenza Bce non si può prescinderne e questo restringe il campo dei candidati” aggiunge.

All‘indomani della quasi-conferma di Jean-Claude Juncker alla guida dell‘Eurogruppo sino al 2012, il positivo risvolto della medaglia per un‘Italia sempre meno in posti di rilievo in campo internazionale sembra quindi riguardare un futuro a Francoforte per il governatore di Bankitalia: i riconoscimenti internazionali delle competenze di Draghi non mancano e la concorrenza sembra limitata al presidente della Bundesbank Axel Weber.

Ma oggi, con Trichet appena all‘inizio dell‘ultimo biennio del suo mandato, quali altri fattori ci sono a sostegno della candidatura di Draghi?

Il ruolo di presidente del Financial Stability Board gli garantisce uno standing e una visibilità internazionale di tutto riguardo. Non solo. Sinora nell‘ambito della comunità finanziaria internazionale gli è stato riconosciuto di saper gestire con capacità politiche un organismo al centro del ciclone dopo i dissesti bancari degli ultimi anni.

Il concorrente oggi in campo, Weber, ha sinora espresso un‘ortodossia monetarista, con tanto di scenari caratterizzati da futuri rialzi dei tassi di interesse, che rischia di non essere apprezzato dai governi europei chiamati a scegliere il successore di Trichet.

Se l‘obiettivo di politica economica del Vecchio Continente sarà quello di ritrovare la via di una crescita solida e continua nel tempo, più facile pensare a un Draghi che nei suoi anni nel consiglio Bce non si è connotato nè come falco, nè come colomba piuttosto cha a un Weber che ripropone frequentemente una visione centrata sul tema dell‘inflazione, anche, secondo alcuni, al di là di quanto previsto statutariamente per la Bce.

“La Bce nell‘era Trichet si è già connotata per decisioni politiche. Ad esempio la scelta di acquistare covered bond e non altri tipi di bond ha sostenuto Germania e Spagna, che hanno abbondanza di questi titoli, più di altri paesi. Chiunque succeda a Trichet dovrà confrontarsi con un‘economia europea molto disomogenea nei singoli Paesi e mostrare capacità di tenerne conto nelle sue scelte. A oggi Weber sembra privilegiare un altro orientamento” spiega Chiara Manenti, analista di Intesa Sanpaolo.

Non sembra invece un ostacolo per Weber la sua nazionalità. Se alla fine degli anni Novanta, a ridosso della scelta di Francoforte come sede della Bce, un presidente tedesco non era nelle scelte possibili per la concentrazione tedesca che avrebbe comportato, oggi, superati i dieci anni di vita dell‘istituzione europea, non vengono ipotizzati veti su Weber per questo fattore.

PER APPOGGIO A ITALIA SU DRAGHI NON MANCANO FATTORI CRITICI

A un anno dal presumibile inizio delle procedure Ue per la scelta del presidente Bce la candidatura di Draghi soffre comunque di fattori di debolezza legati in primo luogo all‘attuale ruolo internazionale dell‘Italia.

In ambito europeo le capacità di tessere relazioni vincenti sono su bassi livelli. Lo dimostrano la scelta di Catherine Ashton nel ruolo di ministro degli Esteri, le deleghe importanti ma non cruciali affidate al commissario all‘Industria Ue Antonio Tajani, la conferma - ancora da ratificare - di Juncker alla presidenza dell‘Eurogruppo nonostante la candidatura ufficiosa di Giulio Tremonti,

Sposando l‘ipotesi odierna del Financial Times Deutschland, secondo cui l‘Italia vincolerebbe il suo sì a Juncker a un appoggio degli altri Paesi alla candidatura di Draghi, resta da vedere quale sarà la risposta da parte di soggetti che anche in casi recenti hanno fatto emergere alleanze di cui Roma non ha fatto parte.

Nè pare essere necessariamente un vantaggio l‘appoggio unanime da parte del mondo anglosassone - i media in primo luogo - dal momento che la decisione sarà sostanzialmente presa in ambito continentale.

Difficile pensare che nella lunga partita che si profila si possa prescindere dal lasciapassare di Francia e Germania. E se la prima, post-Trichet e con Dominique Strauss-Kahn e Pascal Lamy ai vertici di Fmi e Wto, non avrà proprie candidature, per la seconda il lavorio del cancelliere Angela Merkel non mancherà.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below