30 novembre 2009 / 17:47 / tra 8 anni

Ecofin discuterà exit strategy per banche, primo orizzonte 2010

MILANO (Reuters) - Nonostante la crisi del Dubai abbia provocato nuove increspature sui mercati finanziari, mercoledì prossimo i ministri delle Finanze europei riuniti per la riunione mensile dell‘Ecofin discuteranno l‘eventuale rimozione delle misure straordinarie per il settore finanziario europeo.

Nell‘agenda dell‘Ecofin c’è un nuovo capitolo sulle strategie d‘uscita per le politiche fiscali - con la discussione sulle procedure di deficit eccessivo proposte dalla Commissione - ma i ministri inzieranno anche a confrontarsi sui tre interventi messi in campo a favore delle banche: le garanzie di stato per le emissioni bancarie, gli interventi dello Stato nel capitale delle banche e i piani di trasferimento degli asset tossici.

Si tratta di argomenti non meno spinosi di quelli relativi a deficit e debito pubblico dal momento che “l‘utilizzo degli aiuti alle banche è stato disomogeneo tra i paesi europei, con effetti rilevanti sulla concorrenza tra gli istituti dei diversi paesi” riferisce un tecnico.

Il documento preparato dai tecnici per l‘Ecofin stabilisce la sequenza delle exit strategy, che vedrà prima il phase-out delle garanzie sulle emissioni bancarie, poi il ritiro degli interventi governativi nel capitale degli istituti e infine la cessazione delle misure di trasferimento degli asset tossici.

Sul fronte delle garanzie alle emissioni bancarie, “molti Paesi chiederanno alla Commissione Ue il rinnovo degli schemi di garanzia che stanno scadendo: lo scenario di base è che ci sarà un‘uscita graduale nel corso del 2010”, dice la fonte vicina ai lavori preparatori per l‘Ecofin.

In altre parole, le garanzie verrebbero prorogate per il tempo strettamente necessario per consentire il passaggio da un sistema di garanzie generalizzate a uno di garanzie mirate.

Il documento che arriverà sul tavolo dei ministri non indicherà, però, un orizzonte temporale preciso.

GARANZIE PROROGATE, MA ATTENZIONE A DISTORSIONI

Secondo i dati della Commissione, i governi europei hanno messo in campo garanzie per emissioni bancari per 2.900 miliardi di euro, pari al 25% del Pil dell‘Unione. Finora gli istituti europei hanno utilizzato garanzie per 1.000 miliardi, o l‘8% del Pil Ue. Si tratta della misura straordinaria di maggiore entità messa a disposizione del sistema finanziario nel corso della crisi.

Le banche italiane non hanno usato le garanzie per raccogliere finanziamenti sui mercati, dal momento che il meccanismo di prezzo stabilito a livello europeo si è rivelato penalizzante per gli istituti garantiti dalla Repubblica. Per le banche italiane la garanzia e i tempi del suo ritiro sono rilevanti sotto il profilo della concorrenza.

“Ora c’è una forte distorsione di mercato” nota un banchiere.

A esempio, le banche tedesche possono emettere con la garanzia della tripla A della Germania a costi più contenuti di quelli praticati agli istituti italiani, che possono ottenere la garanzia da un sovrano con rating Aa2 (Moody‘s).

Dai paesi che hanno utilizzato meno le garanzie sono arrivate, quindi, richieste di mettere fine a questa distorsione nel più breve tempo possibile, modificando il meccanismo di prezzo.

“In aggiunta la Commissione Ue si è impegnata a rendere più stringente il controllo sull‘utilizzo delle garanzie e sulle condizioni di prezzo ottenute dai diversi istituti”, riferisce la fonte. “L‘esecutivo Ue ha promesso di discriminare tra un uso delle garanzie che si configura di fatto in aiuto di Stato e quello che, invece, funziona come un sostegno di emergenza”, aggiunge.

In uno studio pubblicato lo scorso 3 novembre sul sito Vox.eu.org da Aviram Levy - capo della divisione per l‘analisi finanziaria dell‘area Ricerca economica della Banca d‘Italia - e Fabio Panetta - capo del servizio studi di congiuntura e politica monetaria di Banca d‘Italia - i due economisti sostengono che il meccanismo delle garanzie è stato efficace e va prorogato nel 2010.

Tuttavia, sottolineano come banche con rating ‘debole’ appartenenti a Paesi a rating ‘forte’ abbiano potuto accedere al funding a costi più competitivi rispetto a banche ‘forti’ di un Paese ‘debole’.

Per assicurare condizioni omogenee, “il pricing delle garanzie potrebbe essere modificato in modo da tener presente i fattori country-specific [...] ad esempio i Paesi Ue deboli dovrebbero poter caricare commissioni più basse alle proprie banche in modo da compensare quelle ampie differenze nel costo di emissione dei bond non collegate alle caratterische proprie delle banche”. Un‘ipotesi che non ha trovato, però, l‘appoggio dei politici.

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