27 novembre 2009 / 09:13 / 8 anni fa

Crac Dubai World innesca panico nuova crisi finanziaria

<p>Una veduta aerea delle "isole a forma di palma", costruite a largo di Dubai. REUTERS/Ahmed Jadallah</p>

di Tamara Walid e David Dolan

DUBAI/TOKYO (Reuters) - Gli investitori si sono ritirati dagli asset a rischio e si sono liberati delle quote azionarie in banche e costruttori asiatici, temendo che il default del debito di Dubai possa riaccendere il panico finanziario del credit crunch.

I titoli da Tokyo a Mumbai sono stati colpiti dal sospetto che le società di investimento si trovassero esposte con quelle che hanno costruito le isole nel Golfo, progettato città dal Pakistan all‘Africa e plasmato l‘hub finanziario della più grande regione petrolifera del mondo.

“E’ un monito importante per ricordarci che la crisi del credito può anche essere stata dimenticata ma non è finita”, spiega in una nota Robert Rennie, analista strategico per il Westpac Global Markets Group.

Le banche asiatiche come anche quelle europee si sono dannate per prendere le distanze da Dubai, un emirato deserto emerso da una polverosa oscurità investendo in società di prestiti come Standard Chartered e attirando fund manager con il miraggio di una vita esentasse.

Dubai, parte degli Emirati Arabi Uniti, paese esportatore di petrolio, mercoledì aveva annunciato che avrebbe chiesto ai creditori della società di stato Dubai World e di Nakheel di accettare un congelamento dei miliardi di dollari di debito come primo passo verso una sua ristrutturazione.

Dubai World, il colosso che ha guidato l‘espansione dell‘emirato, ad agosto avere un passivo di 59 miliardi di dollari, una buona parte del complessivo di Dubai, che si aggira sugli 80 miliardi di dollari. Nakheel è la società che ha costruito l‘isola a forma di foglie di palma a largo dell‘emirato.

La notizia si è abbattuta su mercati che si stavano appena riprendendo dalla scoppio della bolla edilizia americana e dal contagio che aveva rischiato di avere un effetto dirompente sul sistema finanziario globale.

“Il tasto del panico è stato schiacciato di nuovo”, ha detto Francis Lun, general manager di Fulbright Securities ad Hong Kong.

Gli analisti si aspettano che si muova per fornire una copertura finanziaria Abu Dhabi, il più grande degli emirati che compongono lo stato del Golfo nonché produttore della maggior quantità di petrolio. Ma Dubai potrebbe essere costretta ad abbandonare un modello economico che si è basato sullo sviluppo di strisce desertiche grazie a denaro e forza lavoro provenienti dall‘estero.

La prospettiva di un salvataggio dalla bancarotta non è riuscita a placare la preoccupazione degli investitori, già impensieriti dal fatto che l‘economia globale potrebbe non riprendersi abbastanza velocemente da giustificare il raddoppio dei prezzi sui mercati azionari dei paesi emergenti e delle commodity, registrato da marzo.

“La più grande preoccupazione è che il crac di Dubai possa provocare un rialzo dei prezzi sui mercati azionari dei paesi emergenti”, ha detto Arthur Lau, fund manager ad Hong Kong per JF Asset Management.

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