26 novembre 2009 / 17:01 / 8 anni fa

Dubai, rischio default per colossi statali, balzano cds

(Reuters) - Arriva dal mondo arabo il nuovo terremoto per le borse, spaventate dai problemi debitori del Dubai legati al colosso statale Dubai World e alla controllata Nakheel.

<p>L'immagine dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e primo ministro degli Emirati arabi uniti e governatore di Dubai. REUTERS/Steve Crisp</p>

In giornata i credit default swaps a cinque anni dell‘emirato del Golfo Persico, che esprimono il costo per assicurare il debito sovrano, hanno toccato un picco a 580 punti base, dicono i trader, dai 300 pb anteriori all‘annuncio del piano di ristrutturazione. Servirebbero quindi oltre 500.000 dollari per assicurare in cinque anni 10 milioni del debito nazionale.

Questo livello sarebbe adeguato a un paese con un rating sul credito sovrano a ‘B’, mentre Dubai, come parte degli Emirati Arabi Uniti avrebbe per Moody’s un giudizio a ‘Aa2’.

Dopo sei anni di frenetico boom delle costruzioni e dell‘attività economica, l‘alto debito del Dubai aveva già iniziato a preoccupare gli investitori. Ma ieri sera la notizia che il governo ha chiesto una moratoria di sei mesi per ripagare i prestiti della potente holding statale Dubai World e di Nakheel, la controllata attiva nel settore immobiliare, ha comunque colpito molto i mercati.

Il governo di Dubai ha intanto annunciato un piano di ristrutturazione per far fronte all‘emergenza.

Dubai World è un colosso statale attivo in quattro aree strategiche di crescita: trasporto e logistica, settore marittimo, sviluppo urbano, servizi finanziari e di investimento. Al suo interno convivono molte società con competenze nettamente differenziate. Tra di esse Dp World, redditizia controllata attiva in campo portuale, non sarà coinvolta nei piano di ristrutturazione, ha precisato il governo.

“Per i nostri criteri si tratta di un default e rappresenta il fallimento del governo di Dubai nel fornire supporto finanziario a una società statale core”, ha commentato ieri l‘agenzia di rating Standard & Poor’s in una nota, abbassando il rating su cinque società di Dubai a ‘junk’, mentre Moody’s ne ha declassate sei ad appena un livello sopra il ‘junk’.

“E’ scioccante perché negli ultimi mesi le notizie che sono state diffuse avevano confortato gli investitori sulle possibilità di Dubai di far fronte al debito”, commenta Shakeel Sarwar, operatore di Sico Investment Bank.

UN DEBITO TROPPO ALTO

La mossa shock di Dubai ha reso evidente quello che si respirava nell‘aria già da mesi: l‘emirato non ha fondi per ripagare i suoi debiti, mentre dirompente è l‘avvicinarsi della scadenza del 14 dicembre per un bond islamico da 3,5 miliardi di dollari di Nakheel.

I creditori di Dubai World e della sua controllata hanno così scoperto che non vedranno il proprio denaro almeno fino al prossimo maggio, sempre che Aidan Birkett, ex direttore di Deloitte chiamato ieri a gestire la ristrutturazione, riesca nel suo incarico.

Il debito totale della società ammonta a 59 miliardi, inclusi i finanziamenti della propria controllata Nakheel, la costruttrice delle famose isole a forma di palma nel cuore dell‘emirato. Una cifra spropositata, pari al 70% dell‘intero debito di Dubai che sarebbe stimato attorno a 80 miliardi.

Dubai stava già cercando da tempo di ottenere fondi, ma l‘annuncio di ieri chiuderà con ogni probabilità ogni porta ai finanziamenti, lasciando lo stato in balia della vicina Abu Dhabi che ha già sborsato fino a 10 miliardi di dollari per venire in suo aiuto.

Pare arrivata la fine del modello di crescita basato su investimenti nell‘immobiliare e su flussi in entrata di capitale straniero. In una mossa a sorpresa nel fine settimana l‘emiro di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum ha già sostituito i leader di alcune delle maggiori istituzioni del paese in nome di una svolta conservatrice nella dirigenza.

Dubai è uno dei sette emirati degli Emirati arabi uniti, la federazione nata nel dicembre del 1971 nella penisola arabica. Secondo dati diffusi da enti del paese, il 75% della sua popolazione, che ammonta a circa un milione di persone, viene dall‘estero. Rispetto ai suoi vicini ricava soltanto una minoranza del proprio prodotto interno lordo dal petrolio e ha sempre puntato sul turismo.

LE REAZIONI DEL MERCATO

“Tutto quello che è in mano agli arabi viene venduto”, commentava già questa mattina un operatore con sede a Francoforte.

Protagonisti di oggi sono stati infatti gli acquisti rifugio, in particolare sui titoli di stato e sulle valute considerate più sicure, come yen e dollaro. Quest‘ultimo, dopo aver toccato un minimo record contro l‘euro a 1,5141, ha recuperato sulle notizie provenienti da Dubai, scambiando intorno alle 17,45 su 1,4983/86 dollari. E’ andata meno bene alla sterlina, scesa ai minimi di un mese contro la moneta unica a 91 pence, sulle preoccupazioni di possibili esposizioni delle banche inglese al debito di Dubai. Proprio le banche hanno vissuto una seduta nera. L‘indice di settore ha perso il 4,92%, mentre si rincorrevano le voci sulle esposizioni degli istituti finanziari.

Tra gli altri Ubs ha ammesso una piccola esposizione e così Allianz, Lloyds, Dnb Nor (per 300 milioni di dollari), Hannover Re, Ing. Munich Re nel tardo pomeriggio dichiara che l‘esposizione al Dubai ha conseguenze trascurabili sulle sue attività.

Il benchmark paneuropeo Stoxx600 ha lasciato sul terreno il 3,36%.

Ha chiuso a -5,05% la casa automobilistica tedesca Porsche in cui il Qatar detiene una quota del 10%.

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