24 novembre 2009 / 13:23 / 8 anni fa

Tremonti: Italia potrebbe crescere in 2010 di 1% o più

di Stefano Bernabei e Alberto Sisto

<p>Giulio Tremonti. REUTERS/Andrew Winning</p>

ROMA (Reuters) - L‘anno prossimo il Pil italiano potrebbe crescere dell‘1% o anche di più contro l‘ultima previsione governativa dello 0,7%. Una riforma del fisco sarà attuata entro il 2013 ma nel rispetto dei conti.

Lo ha detto il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti all‘assemblea dell‘Unione industriali di Roma, dopo giorni di tensioni con i suoi colleghi di governo per la politica di bilancio conservativa portata avanti durante la crisi.

Nella stessa occasione Tremonti, che il mese scorso è stato dato sul punto di dimettersi per contrastare un piano di riduzione dell‘Irap con lui non coordinato, si è visto tributare un importante riconoscimento da Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro di Silvio Berlusconi.

“A Tremonti dobbiamo dare atto di aver tenuto salda la barra dei conti pubblici in un anno di tempesta tra marosi e pericoli che avrebbero potuto affondare il vascello”, le parole di Letta.

Agli imprenditori romani Tremonti ha spiegato che l‘orizzonte non è più buio e “può essere che nel 2010 la crescita sarà con segno positivo, +1% o di più” contro il più 0,7% ultima stima del governo. Ha anche assicurato che sta studiando gli attesi tagli fiscali con il presidente del Consiglio. Ma la riforma fiscale arriverà “al termine della legislatura” e “in una prospettiva lunga e con il vincolo del bilancio”.

NON ASCOLTARE I DOTTORI STRANAMORE

Non bisogna infatti dimenticare che l‘Italia ha perso negli ultimi due anni sei punti di Pil, ha sottolineato il ministro, e risalire da -6 “fa una certa differenza per un sistema costruito sul fatto che ci sia sempre una crescita”.

“Se perdi 80-90 miliardi di Pil perdi 30-40 miliardi di entrate, ma non puoi pensare di negare agli ammalati le medicine, ai pensionati la pensione. Non si indicizzano quelle voci, se non al margine, non puoi dire sono finite le entrate”.

Per questo ha deciso di fare il minimo indispensabile attirandosi la critica di immobilismo. Non ha accettato le proposte di riforma delle pensioni della Banca d‘Italia perchè avrebbero colpito la fiducia dei cittadini in un momento di panico finanziario e non ha sposato nessuna delle proposte di spesa dell‘economia provenienti dai suoi colleghi di governo, preoccupati dalla possibile asfissia delle aziende meno forti.

“Non ci sono ricette magiche e sarebbe poco responsabile dare credito a guaritori, dottori Stranamore e figure che si presentano con ricette salvifiche”, ha detto ancora.

“Ho letto che si può fare una grande manovra di bilancio a saldo invariato operando alcuni tagli. Apparizione magica e salvifica: i tagli sono immaginati come trasferimento alle imprese, 13, 11 e 10 miliardi nel triennio e dietro ci sono le Ferrovie, le Poste, il trasporto locale, non razionalmente tagliabili”, ha detto Tremonti.

Riferendosi a quello del presidente della commissione Finanze del Senato Mario Baldassarri, ha criticato piani in cui si parla di agire sulla dinamica dei consumi intermedi del governo e delle amministrazioni locali.

“C’è un contesto in cui la spesa è salita e sono i consumi intermedi delle regioni. Ma pensate che sia tagliabile la sanità che costa meno della media europea? Pensate che ci sia un futuro che taglia la sanità?”.

POLITICA RIGORE APPREZZATA DA MERCATI

Se un taglio si potrà fare è quello nelle amministrazioni provinciali e arriverà come emendamento alla Finanziaria 2010 all‘esame della Camera.

“Il costo politico delle Province è di 200-300 milioni e si può risparmiare su quello. Sarà fatto, in Finanziaria stiamo studiando una norma, molto forte, sul numero degli assessori e dei consiglieri comunali e provinciali, ma non andiamo in giro a dire che se si eliminano le province si risparmiano 8 miliardi” ha detto Tremonti chiedendo alla platea se davvero si pensa di eliminare strade e scuole provinciali.

Il basso spread dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi sembra premiare il rigore anche se secondo alcuni economisti cela una riduzione del potenziale di crescita del Paese. E nelle ultime classifiche del Financial Times, su 19 ministri dell‘Economia Giulio Tremonti si è piazzato quinto recuperando dieci posizioni sullo scorso anno.

“Sui mercati la posizione del governo italiano è apprezzata. E’ seria e responsabile. Tuttavia, passare da 100 in rapporto a debito pil a 120 vuol dire spendere in interessi un punto di pil in più all‘anno. Quindi fare debito non è gratis, si fanno interessi che si aggiungono agli altri interessi”, ha detto Tremonti.

Tuttavia, “i numeri della crescita italiana per la prima volta sono superiori alla media europea. I numeri del deficit e del debito italiano sono inferiori come tendenza alla media europea, i numeri di occupazione e disoccupazione sono migliori”..

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