November 18, 2009 / 12:40 PM / 10 years ago

Fame, imprese chiedono "azioni concrete" ma anche più mercato

ROMA (Reuters) - Le aziende e le associazioni d’impresa del cosiddetto agribusiness chiedono di tradurre in “azioni concrete” le “buone intenzioni” espresse nel corso del Vertice Mondiale sull’Alimentazione che si chiude oggi a Roma, e in una dichiarazione comune indicano un mercato remunerativo per i prodotti agricoli come un requisito importante per assicurare il miglioramento della sicurezza alimentare.

I delegati presenti al "Food Security Summit" organizzato dalla Fao a Roma. REUTERS/Alessandro Di Meo/Pool

A portare oggi al summit la voce della “Carta di Milano”, siglata venerdì scorso nel capoluogo lombardo da un centinaio di imprese e associazioni nazionali e internazionali, tra cui Nestlé e Barilla, è stato l’amministratore delegato dell’Expo 2015 ed ex ministro Lucio Stanca, secondo cui “se qualcuno ritiene che il settore sia parte del problema dell’insicurezza alimentare, deve pensare anche che esso va coinvolto per trovare una soluzione”.

“E’ loro interesse partecipare, (le aziende) lo hanno detto in modo chiaro. Volevano essere coinvolte, ma non lo sono state mai finora”, ha detto Stanca durante un incontro coi giornalisti.

Lunedì scorso il vertice ha adottato una dichiarazione di principio contro la fame che non contiene nuovi impegni né destina nuovi fondi, pur ribadendo la scadenza del 2015 per dimezzare il numero degli affamati nel mondo che oggi, dice la Fao, ha superato il miliardo.

“Le aziende e gli imprenditori che noi rappresentiamo sono orientate all’azione”, dice nell’ultimo dei suoi 20 punti la Carta.

“E’ importante tradurre le buone intenzioni espresse durante questo summit in azioni concrete e tabelle di marcia per la loro applicazione. Noi facciamo appello e siamo pronti a lavorare con Fao, Ifad e Pam, le nostre stesse federazioni del settore alimentare e importanti piattaforme come l’Expo Milano 2015 e il World Economic Forum per promuovere, coordinare e facilitare le azioni locali e globali che portino a una migliorata sicurezza alimentare e nutrizionale”.

Nel loro documento, le imprese dell’agribusiness sottolineano la necessità di migliorare nei paesi in via di sviluppo l’efficienza nell’uso dell’acqua e le infrastrutture, l’adozione di “tecnologie appropriate” e “pratiche di gestione delle risorse” per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, la riduzione degli sprechi nella catena che porta dalla produzione al consumo di cibo.

I firmatari della Carta di Milano riconoscono che i piccoli agricoltori rappresentano “una significativa parte della capacità mondiale della produzione di cibo”, ma per loro immaginano un futuro in cui si amplino “le opportunità di aumentare il valore aggiunto” vendendo “prodotti di alta qualità su mercati affidabili”.

La strada principale per migliorare la produttività alimentare sostenibile, dice ancora la Carta, “sono i mercati che offrono prezzi remunerativi per i prodotti agricoli e prezzi affidabili per i consumatori”. E perché questo sia possibile bisogna anche “ridurre le barriere di accesso al mercato e gli incentivi che provocano distorsioni” all’interno di esso e fissare “priorità realistiche” basate sulla “comprensione delle tendenze e dei requisiti di mercato”.

Infine, pur senza citare direttamente gli Ognm, gli organismi geneticamente modificati, la Carta invoca la “protezione della proprietà intellettuale” come un elemento cruciale per “un contributo sostenibile del settore privato”.

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