10 novembre 2009 / 11:15 / tra 8 anni

Risanamento:Tribunale respinge fallimento, omologa piano

MILANO (Reuters) - Il Tribunale di Milano ha omologato oggi il piano di salvataggio di Risanamento, elaborato insieme alle maggiori banche creditrici dalla società immobiliare gravata da un debito di quasi tre miliardi di euro, respingendo l‘istanza di fallimento presentata dalla procura.

<p>Un'immagine di archivio di un'aula del tribunale di Milano. REUTERS/Loris Savino</p>

Lo dice una nota della società che conferma quanto riferito da una fonte giudiziaria, dopo che la decisione del collegio composto dai giudici Filippo Lamanna, Pierluigi Perrotti e Marianna Galioto, è stata depositata oggi in cancelleria.

La decisione di omologa riguarda anche le società del gruppo Zunino, Zunino Investimenti, Tradim e Nuova Parva.

Il Tribunale si era riservato la decisione nell‘udienza del 15 ottobre scorso.

“Il Tribunale ha deciso nell‘interesse dei creditori - ha detto il vicepresidente di Risanamento, Umberto Tracanella - Il piano è sufficiente per vincere l‘insolvenza”.

“E’ una buona notizia” ha commentato Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, a margine della riunione dei consigli della banca coinvolta nel piano di ristrutturazione di Risanamento.

A Piazza Affari il titolo, balzato dopo la decisione, ha chiuso con un guadagno del 15,7% a 0,5380 dopo avere toccato un massimo annuale di 0,61 euro.

PER TRIBUNALE ACCORDI IDONEI CONTRO ISOLVENZA

Secondo il Tribunale, “al momento non vi è prova riscontrata ed attendibile del dedotto stato di insolvenza di Risanamento Spa” e comunque gli accordi sottoscritti con le banche sono “idonei ad escluderlo”, si legge nelle motivazioni del decreto con cui è stato dato il via libera piano di salvataggio di Risanamento e delle holding.

“Il Tribunale ritiene di non condividere [...] la tesi pervicacemente negativistica delineata dal pubblico ministero”, scrive il presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, Filippo Lamanna.

Secondo la procura, infatti, il piano non sarebbe stato in grado di rimuovere l‘insolvenza del gruppo.

Da un punto di vista finanziario il piano prevede un aumento di capitale da 150 milioni di euro, di cui 130 milioni cash, riservato alle banche, e un prestito convertendo da 350 milioni (con conversione prevista nel 2014) attraverso il quale gli stessi istituti di credito convertiranno parte del debito della società in equity.

Intesa Sanpaolo, UniCredit, Pop Milano, Banco Popolare e Mps entreranno così direttamente nel capitale del gruppo, senza dover lanciare un‘Opa grazie all‘esenzione dall‘obbligo di offerta concessa da Consob a inizio settembre. Secondo indiscrezioni mai smentite, post-aumento le banche dovrebbero avere, post convertendo, circa l‘80%.

Gli istitui di credito hanno poi garantito una linea di credito da 272 milioni a copertura del bond convertibile da 220 milioni, in scadenza nel 2014, e una ulteriore facility da 76 milioni, a tutela di eventuali accertamenti fiscali su alcune transazioni immobiliari.

Sotto il profilo industriale, il piano prevede la cessione dell‘ex area industriale Falck a Sesto San Giovanni entro il 2012 ad un prezzo stimato di 450 milioni di euro, e la cessione del 45% di Milano Santa Giulia programmata per il 2012 per un valore ipotizzato di 420 milioni.

Sono state programmate, inoltre, cessioni del portafoglio immobiliare da trading che dovrebbero portare nelle casse del gruppo una somma di circa 93 milioni, mentre saranno tenuti a reddito gli immobili detenuti all‘estero di Parigi e New York.

RISORSE SUFFICIENTI PER DEBITI FINO A FINE 2010

Il Tribunale sottolinea come “l‘attenzione deve essere riposta, in particolare, sulla capacità del piano di generare in tempi molto brevi la disponibilità di risorse liquide certe per un importo di quasi 300 milioni di euro”.

Il riferimento è ai 130 milioni derivanti dall‘aumento di capitale che vanno sommati ai 73 milioni per la sostituzione dei depositi cauzionali con garanzie fideussorie e ai 93 milioni per le attese cessioni nel trading.

Queste risorse finanziarie “appaiono idonee [...] a fronteggiare tutti i debiti scaduti e in scadenza sino a tutto il 31.12.2010, e dunque ad oltre un anno da oggi”.

Per il Tribunale, inoltre, il saldo positivo di cassa a fine 2010 “è addirittura di circa 82 milioni ed appare pertanto più che sufficiente a coprire rischi ed imprevisti” che Risanamento ha stimato in modo prudenziale a circa 17,5 milioni.

Se poi le banche sottoscriveranno l‘aumento di capitale senza compensare i crediti chirografari pregressi, Risanamento avrebbe una disponibilità di altri 20 milioni che insieme alla linea di credito di 76 milioni, porterebbero ad una iniezione di liquidità per circa 96 milioni, prosegue il Tribunale.

“Di fatto, tali ipotesi non appaiono poco probabili, considerato il forte interesse mostrato apertamente dalle dette banche alla positiva conclusione del piano industriale”, dice il Tribunale.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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