6 novembre 2009 / 14:36 / tra 8 anni

Italia, bilancio stabile, occhi tensioni politica-Moody

MILANO (Reuters) - La crisi finanziaria, che ha provocato un forte aumento del debito pubblico e un rallentamento della crescita nei maggiori paesi industrializzati, non ha colto di sorpresa l‘Italia, già avezza a queste condizioni.

<p>La crisi finanziaria, che ha provocato un forte aumento del debito pubblico e un rallentamento della crescita nei maggiori paesi industrializzati, non ha colto di sorpresa l'Italia, gi&agrave; avezza a queste condizioni. REUTERS/Dario Pignatelli</p>

Roma, quindi, è riuscita a mantenere una struttura di bilancio abbastanza stabile, nonostante l‘aumento significativo del debito. Quest‘ultima dinamica va, però, arrestata con il rafforzarsi della ripresa, prima che il servizio del debito arrivi ad assorbire troppe risorse dal bilancio ponendo il paese in una zona di alto rischio. Il debito ha sfiorato quota 106% del Pil alla fine dell‘anno scorso e il governo conta di riportarlo su un sentiero di discesa dal 2012, dopo un picco a 117,3% il prossimo anno.

Lo ha dichiarato a Alexander Kockerbeck, vice president and senior credit officer di Moody‘s, specialista per il rating sovrano dell‘Italia.

“L‘Italia ha una struttura di bilancio relativamente stabile... ma il governo ha molto lavoro da fare per ridurre debito”, ha detto Kockerbeck a margine di una presentazione oggi a Milano.

“L‘Italia è abituata - più di altri paesi - a gestire alto debito e bassa crescita”, ha aggiuto l‘analista “Si trova in un equilibrio fragile, ma relativamente stabile”.

TENSIONI ISTITUZIONALI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE

Tra le particolarità dell‘Italia, l‘analista sottolinea, però, anche aspetti problematici legati alle istituzioni.

“Le tensioni tra esecutivo e magistratura sono un fattore da tenere in considerazione... si tratta di un fenomeno particolare italiano che suscita delle domande”, ha detto l‘analista.

“Ad esempio ci si chiede se possa portare a una riforma del sistema giudiziario... [queste tensioni sono] un elemento che rientra nella valutazione della forza istituzionale del paese [uno dei quattro fattori che concorrono alla valutazione del rating di Moody‘s]”, dice l‘analista spiegando che un investitore interessato all‘Italia tiene conto anche di questo elemento.

ITALIA PUO’ RIUSCIRE A RIPORTARE SALDO PRIMARIO IN POSITIVO

Tornando a confrontare Italia con gli altri partner della zona euro, Kockerbeck nota che altri paesi hanno visto il debito salire in maniera esponenziale durante la crisi, trovandosi in una situazione per loro senza precedenti. “Per questi la sfida è enorme”, ha detto riferendosi in particolare all‘Irlanda.

Moody’s ha fatto uscire l‘Irlanda dalla schiera dei paesi tripla A e ora la valuta Aa1 con outlook negativo. Il Portogallo è giudicato Aa2 negativo e la Grecia è sotto analisi per un possibile downgrade. In questo quadro, l‘Italia si inserisce con un rating Aa2, con prospettive stabili.

“In Italia c’è un problema di crescita economica e di un costo importante per interessi sul debito: il governo deve agire sulla crescita o sul saldo primario, meglio su entrambe”, dice l‘analista.

“Ci sembra possibile che l‘Italia riesca a riportare il saldo primario in positivo”, aggiunge, indicando che l‘avanzo primario dovrebbe riportarsi tra il 2,8% e il 4% per aiutare una discesa rapida del debito. Ora il governo italiano lo vede negativo per quest‘anno e il prossimo e in progressiva crescita dal 2011.

DIFFICILE FORTE RISANAMENTO PAESI EURO PRIMA DI 2012

L‘analista ha spiegato che l‘agenzia di rating non ha grosse aspettative sul risanamento per i paesi della zona euro, Italia compresa, almeno fino a tutto il 2011, ma che un risanamento dei bilanci diventa necessario da lì in avanti.

“Con il recedere della crisi e il venir meno dei flussi di capitale in cerca di investimenti sicuri lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi potrebbe scendere un po’ soprattutto grazie a una risalita del rendimento pagato sui Bund” prevede l‘analista. Secondo Kockerbeck, infatti, l‘aumento del differenziale tra Btp e Bund registrato durante la crisi è da imputarsi soprattutto al calo degli interessi pagati sul debito tedesco.

Oggi lo spread viaggia poco sopra 60 punti base, sui minimi dal pre-fallimento Lehman, dopo essere balzato oltre i 150 punti nel pieno della crisi.

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