30 ottobre 2009 / 14:01 / tra 8 anni

Derivati, +10% numero enti locali in rosso

di Giuseppe Fonte

<p>La sede di Bankitalia. REUTERS/Alessandro Bianchi CLH/TW</p>

ROMA (Reuters) - Tra dicembre 2008 e giugno 2009 sale di quasi il 10% il numero degli enti locali che hanno in portafoglio derivati in rosso.

Lo dice la Banca d‘Italia nelle statistiche sul debito delle amministrazioni locali che usano i derivati per ridurre gli interessi sui debiti, trasformando i tassi da variabile a fisso o viceversa a seconda delle dinamiche di mercato.

Il numero delle amministrazioni locali (tra Regioni, Province e Comuni) che hanno sottoscritto derivati con un valore di mercato negativo superiore ai 30.000 euro a giugno 2009 sale infatti da 474 a 519, con un incremento di circa il 9,5%.

Per valore di mercato negativo Bankitalia intende il valore intrinseco, vale a dire il guadagno potenziale per la banca se il contratto fosse stato chiuso a giugno 2009.

Se tutti gli enti avessero chiuso i contratti alla data della rilevazione, il guadagno per le banche e quindi le perdite per gli enti locali, sarebbe stato pari a 990 milioni di euro, circa l‘1% del debito totale, da 1,061 miliardi della precedente rilevazione.

Una dinamica favorita probabilmente dalla riduzione dei tassi di interesse che le banche centrali di tutto il mondo hanno messo in atto per fronteggiare la crisi.

Il debito complessivo sottostante ai derivati (valore nozionale) passa a quota 24,114 miliardi di giugno dai 26,053 miliardi di dicembre 2008 confermando un trend decrescente che dura da dicembre 2006 (quando era poco oltre 33 miliardi).

I dati di oggi sono elaborati in base alle segnalazioni di vigilanza e della Centrale rischi, ma vanno considerati per difetto perché tengono conto solo dei contratti siglati con banche italiane o con filiali italiane di banche estere.

“Secondo alcune valutazioni la quota di mercato degli intermediari non operanti in Italia, cui si rivolgono soprattutto gli enti di maggiore dimensione, è pari a circa il 60%”, avverte Bankitalia.

LOMBARDIA E CAMPANIA MAGLIA NERA

Dopo le polemiche di due anni fa per l‘uso spregiudicato di questi contratti, il Tesoro ha bloccato l‘operatività in derivati degli enti locali (introdotta nel 2003 sempre da Giulio Tremonti) fino alla definizione di un nuovo regolamento.

Al momento Regioni, Province e Comuni non possono sottoscrivere nuovi contratti, ma solo rinegoziare le posizioni esistenti.

La fotografia scattata da Bankitalia mette in luce che sono Lombardia e Campania a guidare la classifica del numero di enti locali con contratti che hanno fair value negativo.

A giugno la Lombardia contava 53 amministrazioni dalle 44 di dicembre, la Campania 52 dalle precedenti 43. Seguono a ruota la Puglia (48), il Veneto (45) e la Toscana (42).

Sono i Comuni gli enti più esposti. La quota di amministrazioni con contratti in rosso avanza nei sei mesi a giugno 2009 a 464 da 415, un incremento di circa l‘11%. Il fair value peggiora lievemente e passa a 572 da 570 milioni.

Diminuisce invece il numero delle Province (da 32 a 28, con fair value negativo a 110 da 119 milioni), mentre rimane stabile a 13 il numero delle Regioni, che vedono però diminuire le perdite potenziali di circa il 19% a 292 milioni.

Quanto al numero delle amministrazioni, le tabelle della Banca d‘Italia mettono in luce che circa tre anni e mezzo fa, a dicembre 2005, gli enti locali con derivati in rosso erano 349. Il balzo vero è avvenuto però nel 2006, quando a fine anno si era arrivati a quota 588, per poi salire ancora fino ai 669 enti di dicembre 2007.

L‘inversione di marcia che si registra nel 2008 (quando il numero di enti scende a 474) riflette molto probabilmente la sospensione dell‘operatività decisa dal Tesoro con la manovra triennale.

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